unnecessairly

varechina indu burubbubù

martedì

C'è una luce che non si spegne mai

Non avrei dovuto aspettare così tanto tempo, per diventare un essere umano. Meglio tardi che mai,però. Questo è sicuro. La verità è che mi sembra una gran rottura tutta 'sta storia; però è anche vero che siamo molto più noiosi adesso di quando non ne parlavamo.Il fatto è che per noi questo tipo di argomento non è una novità, e allora è meno noiosa di quello che sembra. La lascerò andare avanti ancora per un po'. Ancora un pochettino. Voglio godermela tutta, e voglio godermela per tanto tempo. Lo so, me lo sento.

Jaco

mercoledì

Adagio Assai.

Ci sono delle cose che proprio non riesco a capire. Mi sfuggono, come ombre si nascondono in angoli bui della mia mente.
Vorrei poterti aiutare. Vorrei spiegarti. Ma come sai non mi è possibile. Non è così che vanno le cose, purtroppo.
Ma ci deve essere un sollievo, un qualche tipo di razionalità. Non ti pare.
Certe volte la ragione è troppo debole. Pensa ai tuoi sogni.
Non capisco. Spiegati meglio.
Nei tuoi sogni una luce antipoidale eppure parallela ricopre le connessioni della tua mente. I tuoi sogni emergono così in una realtà (per così dire) irreale, in una condizione celebrale solitamente inesplorata, regretta. Ti ritrovi in un mondo privo di riferimenti, privo di logica. La ragione svanisce. Esattamente come il Concerto per pianoforte in G maggiore di Ravel spiega.
Vuoi dire che alcuni aspetti della nostra vita subiscono lo stesso processo dei nostri sogni, trovandosi dentro un luogo depurato di razionalità?
Forse, in un certo senso. Ma fino a che punto la tua vita può avere un senso, se ciò che ti protegge è una mucca, in silenzio seduta al tuo fianco ad attendere.
Non confondere la situazione. Tu sei qui a proteggermi perchè io l'ho deciso, perchè sentivo di non essere al sicuro con me stesso. Le chiavi legate al tuo robusto collo sono ciò che mi toglie la liberta, ma allo stesso tempo rappresentano la libertà stessa. Così come le catene che mi legano, immobile al tuo fianco. Cosa succede, cosa è quello sguardo?
Nulla. Credo che presto inizierà a piovere. Ad ogni modo, una mucca che ti protegge, seduta al tuo fianco in un mondo surreale, è un sintomo di illogicità. Questa valle senza fine nella quale ci troviamo ad aspettare, priva di aria, di tempo, è la tua mente. Ma è puranche la tua vita.
Forse tutto porta a Sisifo, alla sua pietra, alla infinita ripetizione di un dolore, nella consapevolezza di esserne prigioniero. Forse sperare in un qualcosa che attraversi lo spazio di questi due mondi, che scivoli lento nel pozzo buio sino a comparire in questo nostro luogo, per poi senza emozione sfilarti le chiavi dal collo e finalmente privarmi della libertà, forse tutto questo non può accadere. E' l'illusione di Sisifo, la sua gioia impura di quando scende leggero dalla montagna, per poi riprendere la pietra, e nuovamente farla rotolare sino alla cima. Perchè allora attendere. Mucca, perchè allora attendere?
E' la tua mente a volerlo. Io sono solo un guardiano. Provo affetto nei tuoi confronti, e il tempo che passiamo insieme è allegro. Ma ciò non toglie che io sia soltanto un guardiano. E' il mio compito.
Potrebbe essere una attesa inutile. Potrebbe essere solo un modo per nascondersi. Lo sai.
Lo so. E' vero.
Eppure non ti preoccupi.
Come ti ho detto, sono soltanto un guardiano della tua mente. Niente più.
Avevi ragione, ho sentito delle gocce di pioggia. Non capisco proprio come tu faccia.
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EH2

lunedì

Creazione di mitologia cagnolatica

Eravamo circa in Fleet Street, quando il Violento cominciò ad urlare. Disse qualcosa tipo: “Questo cazzo di canale non ha i depuratori.” Poi raccolse alcuni sampietrini dalla strada dissestata e prese a lanciarli contro la superficie verdognola dell’acqua. Il canale cercava di ripararsi con piccole onde irregolari, ma la sua pelle era bucata da una raffica di sassi. “Pezzo di merda” Gli urlava contro. “Maledetto stronzo inquinato!”
Quando notai un grosso pezzo di marciapiede crepato, facilmente sollevabile, m’illusi per un attimo che lui non lo avesse visto. “Dai, Tommi, entriamo in questo bar.” Dissi timidamente. Ma il dolore del pugno che ricevetti sul femore mi fece schizzare a terra. In un attimo mi era sopra e mi stava prendendo a calci: “Questi sono per il frontino che mi hai fatto due anni fa! E questi per le battute sulla Greta che è andata in vacanza con Capelli!” Sentivo che stava cercando di non uccidermi; si tratteneva, non usava tutta la forza, voleva solo farmi un po’ male.
Quando smisi di dimenarmi e reclinai la testa a terra in segno di resa, lui riprese a dedicarsi al canale. Vide, com’era ovvio, il pezzo di marciapiede. Lo raccolse. Lo sollevò a due mani sopra la testa e si avvicinò al ponticello, borbottando: “Ti insegno io a rispettare l’ambiente.” Barcollò sulle assi di legno e si fermò in posizione plastica di fronte al canale. Era la scena finale del duello. Urlò: “L’ambienteeeeeeeee!” e scagliò il pezzo di marciapiede giusto nel ventre del flutto, uccidendolo.
Le ragazze che erano con noi non si erano accorte di niente. Gli altri le stavano intrattenendo, dall’altra parte del canale, in Mohamed Street, con non so quali discorsi. Quando il Violento uscì dal bar con le braccia stipate di bicchieri di birra, e glieli porse, una di loro disse: “Graaazie Tommi.”
“Li ho presi dal bancone.” Sorrise lui. “La gente abbandona le birre, ma noi non le lasceremo diventare calde.”
Si chiamava Tina; lei e le sue amiche le avevano conosciute gli altri, giù a Bretton, non so come. Guardò il Violento. Era piena d’ammirazione nei confronti di quel ragazzone italiano che, oltre ad aver offerto birra a lei e alle sue amiche, faceva anche il modesto. “Dai, Tommi, non vorrai farmi credere che le hai davvero prese dal bancone.”
“Certo.” Borbottò lui. “Non vedi che sono tutte cominciate?”
No, non l’aveva visto. Quando si accorse che nessun bicchiere di birra era colmo fino all’orlo, capì che era davvero così, e si mise ad urlare: “Ma Tooommy! Ti sembraaa? Ci fai bere da dei bicchieri spooorchi?”
Io mi ero appena alzato. Cercavo di raccogliere i pezzi di polmoni dal marciapiede, ma quando la vidi, dall’altra parte del canale, scaldarsi in quel modo isterico, mi preparai al peggio. Chiusi gli occhi giusto mentre il suo corpo esile volava al di là della balaustra. Non feci in tempo a tapparmi le orecchie: sentii il grido, il fragoroso splash (ptshhhhhhhhhh), e le lamentele disperate di una bocca che iniziava a riempirsi d’acqua. Quando il Violento prese a bombardarla di sassi, facendola affondare, pensai che era meglio così.
Cosa successe dopo? Ricordo torrenti di noccioline rubate dai piattini di un bar e scagliate in occhi e bocche. Un pallone da calcio che colpì in pieno volto un poliziotto, facendo deragliare un treno. Il tentativo boyscoutesco di far attraversa la strada ad una vecchia che si mescolò a una scivolata a sei tacchetti sulle strisce pedonali. Una pisciata in faccia ad un monumento, con conseguente multa e denuncia alla corte marziale. Ricordo tante storie vissute insieme. Ricordo una voce, come la sirena notturna di una città in guerra, ululare distorta quella parola: “Sfigaaati.”
Al termine della giornata, alla vigilia del suo ventiquattresimo compleanno, ricordo che chiesi a Tommi come si sentisse.
“Sono cresciuto.” Rispose lui, sinceramente. Indossava un abito scuro e una cravatta rossa. Aveva appena finito di lavorare. “Tutte queste storie fanno parte del passato.”
“E i venti Euro che mi devi? E tutte le cose che hai fatto? E Tina?”
“Chi è?”
“La ragazza affogata nel canale a Fleet Strert.”
Mi accartocciai su me stesso, stingendomi il ventre dolorante. Un altro pugno, stavolta sulla fronte, mi stese definitivamente e Tommy, sorridendo da vecchio amico, mi disse: “Emu, sono tutti stereotipi.”

Killer Toad
(tutti i nomi e i fatti narrati sono di pura fantasia)

A Christmas Tale

Era venerdì, credo, stavo tornando a casa.
Ero appena arrivato alla stazione di Reggio con un treno intasato di materia umana e cartacea. Materiale informativo e fotografie di macchine occupavano gli spazi vuoti tra gente che tornava dal Motor Show carica di depliant. Depliant dappertutto, forse più che le persone. Depliant di macchine che buona parte dei proprietari di depliant non avrebbe mai comprato. O -peggio- se le avessero comprate, depliant di come questi proprietari avrebbe infestato la vita di passeggeri ignari dicendo cose del tipo "sì, ma per favore, potremmo mettere la pizza nel bagagliaio, non vorrei che la mozzarella mi colasse sui sedili". Oppure del tipo "aspetta, non facciamolo in macchina, non posso spermare sul cuoio".
Avevo preso ad odiare tutta questa gente, senza ancora pensare ai sedili, alla mozzarella e allo sperma già a Bologna, quando avevo realizzato che presto la loro esistenza sarebbe stata d'intralcio alla mia. Ci avevo pensato vedendo arrivare il treno.
Sull'interregionale delle 17.30 in genere non ci sono posti a sedere. In genere. Nell'occasione la lungimiranza aveva anche previsto che in piedi si sarebbe stati stretti e che ci sarebbe stato caldo, anormalmente caldo. Tuttavia non era arrivata al livello di macchinosità tale da sospettare che ogni tanto sarebbero passati alcuni di questi gonzi con le borsine piene di sperma convinti che nella carrozza successiva avrebbero trovato l'oasi dei loro sogni con poltrone di cuoio e donnine del motor show a fare le inservienti al cesso.
In ogni caso, avevo estorto un posto d'eccezione: in fondo alla carrozza, vicino alla toilette, senza inservienti, nel disimpegno che sta tra il salotto e la porta d'uscita. Intorno a me le persone dentro ai cappotti: natanti col culo sprofondato nelle ciambelle salvagente di un parco acquatico, precisamente nell'attrazione che alterna parti a scivolo con vasche di raccolta. Intasati, quindi incazzati. Intasati perchè quelli davanti stanno facendo i cretini con una ragazza e non scendono alla vasca di sotto. Incazzati perchè non c'è mai un bagnino quando serve e nemmeno il controllore, ci sono solo depliant. Per fortuna che ci sono i depliant o la giornata sarebbe stata un incubo.
A dire il vero la categoria Motor Show raccoglieva solo il cinquanta per cento della popolazione in eccesso. L'altra metà erano studenti e lavoratori pendolari sommati a una rosa di persone di mezza età evidentemente non pendolari.
La realtà mostra che i pendolari si considerano superiori ai non pendolari, non fosse altro che dal punto di vista dell'esperienza. Si può notare quest'attitudine facendo caso ai commenti relativi alla norma dei disagi: in genere il pendolare si sente in diritto di lamentarsi con voce più alta e non vede l'ora di mostrare la sua conoscenza empirica al semplice viaggiatore. Questi, sentendosi un pesce fuor d'acqua, sentendo di aggravare la condizione degli stoici che affrontano le ferrovie italiane per indigenza o per il bene comune, reagisce annuendo docilmente o buttandola sulle colpe della politica.
Trovando terreno fertile nel secondo tipo di atteggiamento, il pendolare -che di solito è persona informata- coglie l'occasione per citare qualche pagina di cifre sugli sprechi italiani e, in questo modo, i due arrivano a ricomporre il disagio iniziale parlando di quanto siano peggio i politici. La cattiva gestione della cosa pubblica ha il non trascurabile effetto di garantire la pace sociale dei treni. Tra quelli che invece avevano scelto di annuire docilmente, c'erano per lo più le mogli di mezz'età dei tizi che stavano sfogando, nei discorsi sul malaffare italiano, la tensione accumulata durante le ore trascorse in giro per negozi.
Mi ero messo a trarre queste conclusioni guardando la signora che stava di fronte a me, una bellissima signora che non aveva depliant ma che, in compenso, portava cappotto e cuffia color delle mutande che si mettono dopo il bagno del 24 dicembre. L'effetto completo però, forse per le treccine bionde, era più del tipo "cappuccetto rosso" piuttosto che "piccolo aiutante di babbo natale pornografo". Non riuscivo a spiegarmi come mai una come lei fosse in treno a togliere spazio vitale a me e non a succhiare cazzi a centottanta all'ora in autostrada. Penso che i gonzi del motor show si stessero chiedendo la stessa cosa, sprofondati in un conflitto interiore che opponeva la loro fantasia alla coscienza sporca dei sedili di cuoio.
Oltre alla perversione maschile, alla carta stampata rindondante e a nient'altro, alcune esponenti di spicco del gruppo 'christmas shopping' tenevano tra le mani campioni rigorosamente gratuiti contenenti ettolitri di liquido corrosivo e acidi vari. Altre, trascinavano i mariti gonfiabili attraverso la sfilata delle carrozze. Nonostante ciò, lo facevano trasmettendo una parvenza di motivazione che le rendeva meno irritanti dei gonzi quando si appoggiavano su di me per passare: era evidente che a loro fosse stato promesso un posto a cui ambire.
A questo punto stavo considerando con lugubre compiacimento la maschera di cera di due che avevano appena scoperto che la prima classe era stata degradata in seconda, quando mi accorsi che la rassegnazione e la fila compatta di persone lungo la carrozza avrebbero impedito loro di procedere. Ciò significava che ci saremmo dovuti stringere e lasciare che anche loro accedessero alla nostra preziosa riserva di ossigeno in nome di qualcosa chiamato "diritti umani". Per chi non lo sapesse, il rispetto dei diritti umani si misura in treno. A quel punto, in mezzo ad una calca di persone affascinate dall'uomo che nasce libero e con qualità inalienabili, il mio senso del macabro era già ritornato odio.
Per di più la bellissima signora con il completo natalizio continuava a non guardarmi. Non lo avrebbe fatto per tutto il tempo del viaggio: il ritardo più quaranta minuti di percorrenza.
La stazione di Reggio era qualche luce gialla e una scritta bianca inghiottite dal buio. Voglio dire, il buio era una presenza concreta: si materializzava, ma evaporava subito appena ci entravate, lasciandovi addosso, in faccia, sull'ombrello, vapore acqueo ghiacciato, un misto di pioggia, nevischio e di quella materia indefinibile che sta nelle stazioni, che ha lo stesso odore dappertutto e che si appiccica ai vestiti dopo una sola andata. Neanche la voce metallica degli annunci ne usciva uguale a se stessa. L'uomo robot, quello che sprigiona razionalità e testosterone semplicemente annunciando il ritardo del treno, suonava un misero frocetto tremante. A quel punto non restava che sollevare la valigia e scendere le scale del sottopassaggio. Stavo tornando a casa.

Riemergo nel piazzale dietro alla stazione. Le stesse luci gialle. Gli annunci un po' più lontani. Le linee extraurbane che arrivano a far capolinea. Una sala d'attesa frequentata sempre dalla stessa gente che non consuma mai niente. Un grumo di persone ferme al numero sedici. Vado verso il numero sedici. Sto un po' in disparte, vicino a una panchina. Aspetto.
Ad un certo punto sulla panchina si materializzano un ragazzo e una ragazza, poi un marocchino, che resta in piedi. Il ragazzo e la ragazza prendono a discutere con il marocchino, sembra che ci sia qualcosa che non va.
Cerco di immaginarmi come sarebbe se adesso il ragazzo si alzasse e il marocchino gli tagliasse la gola, voglio dire, come sarebbe per me: forse la moralità pubblica potrebbe prendersela. Dopotutto ho visto che stavano discutendo, sapevo che la ragazza aveva paura, ero al corrente del fatto che quello era un marocchino. Lei direbbe che ho visto sgozzare il suo ragazzo in diretta e che non ho fatto niente per aiutarla, che era responsabilità mia perchè ero il più vicino e sapevo che sarebbe finita così, ma che ho scelto deliberatamente di ignorarli.
Inizio a prendere in considerazione la possibilità di spostarmi verso il grumo e mentalmente ne sento già il calore, ma non posso, non a questo punto, la ragazza mi ha visto, sarebbe un'aggravante perfetta perchè dimostrerebbe che, pur essendomi accorto di quello che stava per accadere -la mattanza- ho scelto di ignorarlo e anzi (qui entra in gioco l'aggravante) me ne sono andato per evitare di dover intervenire di fronte ad una situazione così palese. Decido quindi di restare al mio posto, rassicurato dal fatto che il ragazzo è ancora a sedere, il marocchino è ancora in piedi, nessuno si muove più del necessario, nessuno alza il tono di voce più del necessario, ogni cosa ha trovato i suoi argini di percorrenza.
A questo punto scelgo strategicamente di mettermi il cappuccio.
La scelta strategica è dovuta ad un fatto. Io il marocchino lo conosco. Meglio, mi accorgo di conoscerlo un attimo prima di infilarmi nel cappuccio, sperando che lui non riconosca me, almeno per il momento. Almeno finchè rischia di sgozzare il primo tizio che gli è capitato a braccio. Decido, visto che ne va della mia reputazione sociale, di prestare un minimo di attenzione alla conversazione, senza fare mosse che mi rivelino come un possibile appiglio per qualcuno.
Guardo gli addobbi natalizi dei palazzi che stanno di fronte a me dall'altra parte della stazione, guardo la luce accesa che esce dalle finestre di appartamenti dove ci sono bimbi che aspettano il natale.
Sembra che il marocchino -di cui non ricordo il nome- abbia già incrociato la ragazza da qualche parte e che adesso stia usando il pretesto per abbordarla, nonostante ci sia lì il suo ragazzo. Questi, per orgoglio maschile, deve difendere la sua posizione e sta cercando di far capire al marocchino che l'argomento non fa leva. La ragazza si limita a negare, ma con talmente tanta virtù da rendere dubbia la sua posizione. Il marocchino non cede, anche perchè in mezzo al grumo di gente ci sono altri due che sembrano marocchini che che senz'altro lo conoscono e che senz'altro si sono resi conto meglio di me della situazione, quindi lui non può compromettere non si sa bene cosa. Anche perchè in genere i marocchini non dicono cazzate, semplicemente colorano un po' i fatti.
Ad un tratto, la coppia rinuncia ad aspettare la corriera: si alza e se ne va senza che siano stati consumati spargimenti di sangue. Il marocchino, che probabilmente è obbligato a prendere quella corriera, rinuncia a seguirli e si avvia a salutare i due conoscenti. Nel frattempo mi nota. Stiamo a guardarci per un attimo, poi mi dice socchiudendo gli occhi: "Io ti ho già visto".
"Anche io ti ho già visto" gli rispondo socchiudendo gli occhi.
Ci diamo la mano.
"Ma dov'è che ci siamo già visti?" mi fa.
"Non lo so dov'è che ci siamo visti, secondo me da qualche parte".
"Sì, sì, da qualche parte. Aspetta un attimo."
Prende e va a salutare i due, ma tra loro non deve esserci un legame intimo perchè torna quasi subito da me.
"Allora dove ci siamo visti? Ma tu di dove sei?"
"Castelnovo, e tu invece?"
"Allora prendiamo la stessa corriera. Com'è che ti chiami?"
"Andrea. E tu?"
"Ma tu non compravi il fumo da me qualche anno fa?"
"Può darsi, non mi ricordo. Ma, come hai detto che ti chiami?"
"Ah, no. Tu stavi in compagnia con gente che comprava il fumo da me. O del fumo o della cocaina. Oppure tutti e due. Secondo me vendevo a qualcuno del tuo gruppo, o forse anche a te. Un sacco di roba però." Mi dice. Poi tira su col naso.
"Può darsi."
"Però io ti ho già visto, non hai un viso nuovo."
"Anche io ti ho già visto. Forse al campetto da basket in piscina. Non giocavi a basket? Aspetta, di dove hai detto che sei?"
Nel frattempo arriva la corriera.
"Comunque sì, del fumo, ma tanto, perchè io vendevo tanto fumo. Sei una faccia nota."
"Può darsi. Anche tu comunque sei una faccia nota."
A questo punto camminiamo insieme verso la corriera, ma lui non sale. Io mi siedo più o meno a metà, nel posto vicino al finestrino. Quando stiamo per partire sale anche lui, cammina fino in fondo poi torna da me e mi fa: "posso sedermi qui?"
"Certo" gli dico.
La corriera parte. File di luci multicolori tagliano la notte fuori dal finestrino. Dentro però non è buio: l'autista ha lasciato accesa la luce al neon del corridoio, appena dietro di noi.
"Allora, ma, insomma, dove ci siamo visti?" continua, poi tira su con il naso.
Inizio a credere che la conversazione stia ristagnando.
"Senti non lo so, non so neanche perchè ci conosciamo. In ogni caso, è da un pò che non ci vediamo, come va?"
"Ah, ecco, tu stavi in compagnia con uno di Castelnovo. Uno con i capelli lunghi, aspetta, come si chiamava?"
"Non lo so, può darsi, ma anche tu sei di Castelnovo?"
"Maikol, ecco, mi sembra Maikol. No? Non si chiamava Maikol?"
"Sì, conosco qualche Maikol, ma non credo che sia.."
"E adesso ti serve del fumo? Della cocaina? Quello che vuoi. Mi dai un colpo di telefono e ti porto tutto quello che ti serve."
"Oh, grazie. Sai, però, ho smesso, ultimamente."
"Ah. E come mai?"
"Mah, l'università, lo studio."
"Comunque io . Se conosci qualcuno che ne vuole, dagli il mio numero."
"Ah. E, quindi, così, adesso, vendi fumo?"
"No, no, no. Adesso ho smesso. Sono fuori da una settimana. Ero al Regina Coeli, sezione Alta Sicurezza. Mi avevano messo nell'AS. Io con la gente normale non ci sto" mi dice. Poi tira su con il naso.
"Ah. Spaccio?"
"Eeeeh. Avevo il trecentoquattordici: estorsione, il trecentodiciassette: estorsione aggravata, il quattrocentoventi: associazione a delinquere, mi hanno incastrato."
"Estorsione vuol dire.."
"Sì, poi mi hanno dato l'aggravata perchè dicono che ho fatto delle rapine ad Ancona, con passamontagna e tutto, con la pistola, mi dicono che hanno le prove, ma io ho parlato col mio avvocato."
"Scusa, ma quanto sei stato dentro?"
"Quattro anni."
"Cazzo. Tutti di fila?"
"Ogni tanto sono uscito, andavo in tribunale, poi a casa, ma non potevo stare in giro. Poi ne ho fatti anche un po' di fila."
"Ah. E ora?
"Posso andare in giro di giorno, ma alle otto devo essere a casa. Aspetta, che ore sono adesso?"
"Sette e dieci, devi firmare?"
"No, passano in macchina, basta che mi affaccio alla finestra e quelli stanno tranquilli, altrimenti mi danno evasione."
"E per quanto tempo?"
"Finchè non mi trovo un lavoro, mi hanno detto."
"E stai cercando qualcosa?"
"Ha! Ma ti sembra che io vado a fare il negro nei campi con te che mi dai le bastonate sulla schiena? Col cazzo. Quelli le catene le vanno a mettere a degli altri. Devo farmi otto ore in una fabbrica per uscire con la voglia di spararmi e per averci uno stipendio da fame? Col cazzo. Non ci metti me. Se vuoi ci metti i.. i Pakistani, se quelli lì vogliono fare gli schiavi. Quando spacciavo andava bene: me ne stavo in giro. A Milano, Parma, Roma. Avevo sempre qualche bella ragazza con me, avevo un buon giro di gente che conoscevo. A Tigurtina ci avevo un gruppo di amici: se tu mi facevi un ordine grosso io prendevo e andavo a comprare il fumo, poi ci incontravamo al parco, provavamo il fumo insieme, poi mi davi i soldi e via."
"Scusa, ma a quanto lo mettevi?"
"Mah, io ero onesto, per un kilo.. un kilo te lo facevo a duemila e cinque duemila e sei, ma era quello buono."
"E come hanno fatto a prenderti?"
"Ma boh, mi hanno detto che avevano le intercettazioni, dicevano che avevo il giro della roba. Ma io gli ho detto: senta, signor presidente, è vero. Mi faccio qualche canna, vado al sert e mi faccio seguire, ma a me dello spaccio non frega niente. Voi non avete le prove che sto nello spaccio. Certo, compro il fumo, ma non spaccio. Ma quelli mi hanno tirato fuori i numeri delle telefonate dal 2002."
"Cioè, è dal duemiladue che hai il telefono sotto controllo?"
"E chi cazzo se lo immaginava che dal duemiladue questi stavano ad ascoltare i fatti miei?"
"E sono bastate le intercettazioni a incastrarti?"
"Ma no, poi hanno tirato fuori dell'altra roba, hanno detto che sono andato ad Ancona a fare delle rapine, che loro ci avevano le prove."
"Un bel casino."
"See. E poi mi hanno messo nell'AS a Roma. Voglio dire, l'Alta Sicurezza, che io con gli altri non ci sto."
"Cosa vuol dire scusa?"
"Mah, hanno provato a mettermi con dell'altra gente in cella, ma io gli ho tirato un cazzotto in faccia a quello, ché già mi stava sul cazzo. Io in cella ci sto da solo, senza rotture di coglioni."
"E com'era stare dentro?"
"Nell'AS c'era la gente più pericolosa, quelli che hanno fatto le cose grosse: mafia, associazione con la mafia, roba del genere. In carcere ci sono i bracci. Io stavo vicino agli infami. Ma ti ho lasciato il mio numero?" mi chiede. Poi tira su con il naso.
"No, non me lo hai lasciato, ma chi erano gli infami?"
"Dai allora che te lo lascio."
"No, guarda, poi intercettano anche me."
"Eeeeh. Scheda nuova."
"Già. Non saprei, poi magari mi viene voglia di riprendere a fumare, forse è meglio di no."
"Ma dai, a parte quello. Te lo lascio, così. Poi ho smesso di spacciare, te l'ho detto."
"Magari dopo. Ma non mi hai detto chi erano gli infami."
"Ok. Erano quelli che stavano nel braccio vicino al mio. Reati di violenze, stupri e robe varie. Io li vedevo quando avevano l'ora d'aria. Il cortile era proprio sotto la mia finestra e io parlavo con un Albanese che diceva che avevano incastrato pure lui. Gli avevano fatto un mandato d'arresto in Albania perchè una lo aveva denunciato per violenza. Poi però lo hanno preso in Italia perchè quel reato ha il mandato d'arresto internazionale. Lui diceva che non era vero niente: la tipa era stata a casa sua, gli aveva fatto un bocchino e il giorno dopo lo aveva denunciato. Io però qualche sigaretta gliela allungavo lo stesso. E poi chi lo sa come stanno le cose?"
"Già. Nessuno."
Nel frattempo siamo arrivati a una fermata in mezzo al nulla. Il marocchino che non mi ha detto il suo nome si alza e si avvicina alla porta che sta proprio di fianco a dove siamo seduti noi. Le porte si aprono, mi fa un cenno di saluto, poi fa per scendere. Però invece di scendere si ferma sui gradini, si gira e mi fa: "Ma poi te l'ho lasciato il mio numero oppure no?"
Non so per quale ragione, ma a quel punto io stacco la schiena dal sedile, lo guardo con le sopracciglia alzate, metto le mani all'altezza della testa come se si trattasse di una rapina e gli rispondo: "No, no" e gli faccio un sorriso.
Lui tira su con il naso, poi si gira, finisce di scendere i gradini e scompare, avvolto dal buio e dalla merda che piove dal cielo.


Otrebor Red RuM

sabato

QEA: come si fa a morire di fame, se si sta seduti su una montagna d'oro?

Porca troia la merda avevo scritto il post più bello della mia vita sulla neve, l'ovattamento e le sensazioni e la creatività e il computer di merda milanese me l'ha cancellato.Ma io non cedo.Lo riscriverò, anche se sarà diverso,cazzo era bellissimo, era una gran idea! Cazzo, vaffanculo, il computer su cui sto scrivendo e il coltan con il quale sono fatti tutti gli apparecchi elettronici del mondo (cellulari,iPod,computer, blackberry...). Ma sapete dov'è l'80% di questo materiale(del coltan)? Nella RDC (Repubblica Democratica del Congo) ed è per questo che adesso là, c'è la guerra civile perchè le multinazionali ue,usa,asiatiche vogliono fare in modo che il governo sia debole ed instabile e così fare quello che vogliono sul territorio congolese. La realtà è molto più complessa, ma siccome mi sono documentato sulla facenda per 2 settimane è bello dare una conclusione così stereotipata che non rispecchia assolutamente la mia conoscenza in materia, anche se in realtà è solo una delle tante conseguenze/cause della vicenda, ma è quella che si sente sempre dire e allora dato che i lettori/scrittori, sono soliti non dare conclusioni stereotipate, allora io questa volta la dò, perchè in questo blog si scrive sempre il meno stereotipato possibile. Tornando alla RDC...In economia ambientale si chiama "La maledizione delle risorse naturali". La RDC, da non confondersi con la confinante Rep. del Congo, ne è piena: petrolio,diamanti,coltan( dal minerale tantalio). E' facile boicottare i diamanti, voglio vedere boicottare i cellulari ed i computer e lo dico ai cari "comunisticontroilsistema" Peccato che se la RDC chiudesse le sue miniere (chiamarle miniere è fargli un complimento dato che è stato calcolato che con un anno di lavoro lì dentro invecchi 3 anni) in cui si scava con le mani in una poltiglia contaminata in cui c'è il tantalio, entro 1 anno non ci sarebbe più la materia prima per fare questi prodotti, per noi fondamentali.
E invece no, con tutta la ricchezza che hanno sono poverissimi e malandatissimi, pensate solo che tutti i congolesi hanno di base la malaria. E potrei andare avanti all'infinito, narrandovi le sciagure di questo Paese, ma tutto questo non ci solleverebbe dalla consuetudine, che purtroppo, come si diceva in un famoso film, recita così: QEA.

Questo post è stato realizzato a causa di un difetto applicativo causato dal coltan, che altrimenti avrebbe visto la pubblicazione per la quale il Violento si è sfogato all'inizio.

Jaco

ps mi han detto di dirvi che a breve comparirà il post più introspettivo scritto da JVMilan

mercoledì

Concettina

Mi hanno chiamato una settimana fa.
Era una voce incerta ma squillante. Si chiamava Concettina, me lo disse subito, e lavorava per una azienda di cui non ricordo il nome. Ora anch’io sto lavorando in questa azienda e tuttavia non ne ricordo il nome. Non lo ricordo perché ad ogni telefonata che effettuo ne devo utilizzare uno diverso. Propriamente non è quindi che non me lo ricordi, ma piuttosto non lo conosco. Ecco, non lo conosco affatto. Ora che ci penso attentamente: non l’ho mai conosciuto.
Non conosco il nome dell’azienda in cui da una settimana lavoro. Ecco, è necessario essere precisi quando non si parla di niente. Il rischio di essere fraintesi è molto alto; me l’ha insegnato il dottor Toad.

Concettina mi disse che la sua organizzazione, non so che perifrasi usò, cercava dipendenti. Io ero disoccupato e privo di idee, perciò mi recai al colloquio. Si trattò di una chiacchierata molto breve: il dottor Toad mi chiese se amavo i gatti; io dissi di sì. Poi mi domandò se avevo mai posseduto, in vita mia, un gatto rosso di nome Tim. Io risposi di no. Il dottor Toad restò in silenzio e mi scrutò attentamente. Io, con lieve imbarazzo, gli chiesi se la risposta fosse quella giusta ed egli sorrise allegramente: “Non esistono risposte giuste, ragazzo.”
Mi assunsero.
Il dottor Toad mi spiegò che il lavoro consisteva nel telefonare ai potenziali dipendenti (ognuno è un potenziale dipendente) per proporre anche a loro una vantaggiosa occupazione. Capii immediatamente di essere finito subito ai piani alti, ai piani concettuali, ai piani di Concettina. Immaginai che, se gli ero piaciuto così tanto da farmi balzare direttamente ad un ruolo dirigenziale, neppure il dottor Toad dovesse aver mai avuto un gatto rosso di nome Tim.

Lavorare non era faticoso. Dovevo restare per otto ore seduto alla mia scrivania, con i pannelli di plastica a separarmi dai colleghi, e dovevo telefonare. Mi era stato assegnato un comune, non ricordo neppure quale. Elenco telefonico alla mano avrei dovuto contattare ogni abitazione per domandare se ci fosse qualcuno interessato ad un posto di lavoro.
Avevo un elenco con 100 nomi di aziende e dovevo alternarli: una volta telefonavo per conto della Toad imballaggi. Poi la Toad pompe funebri. O innumerevoli NonNecessariamente Toad. O magari Toad&Toad immobiliare. Fratelli Toad Records, AuTOADmobili, Toad procreazione assistita eccetera eccetera.
Era divertente; potenzialmente noioso ma a tratti stimolante. A volte scommettevo su quanti secondi sarei durato, li scrivevo su un fazzoletto di carta e poi guardavo i numeri scorrere sul quadrante del telefono. Vincevo sempre quando ero modesto, perché in effetti non avevo molto successo: spesso non mi lasciavano neppure terminare il motto iniziale e riattaccavano. Ma qualcuno ogni tanto accettava; li intuivo con lieve anticipo misurando l’ansia con cui rispondevano. Quando riscontravo un interesse, anche se flebile, premevo il pulsante rosso del mio telefono e passavo la chiamata all’interno 5, dove il dottor Toad fissava l’appuntamento. Così come aveva fatto con me.

Passarono in questa maniera una manciata di giorni. Finché un giovane, col tono scettico e l’accento da ricco viziato, mi domandò di che cosa si occupasse la nostra azienda. Gli risposi che io, ad esempio, ero stato assunto ed ero subito passato al reparto assunzioni. Gli dissi anche che, nello stanzone dove si ergevano le pareti di plastica che erano il mio ufficio, vi erano almeno altri cento loculi simili, e che tutti i miei colleghi si occupavano di ricercare nuovo personale.
“Sì.” Disse lui. “Ma questo personale, alla fine, cosa andrà a fare?”
Io non seppi rispondere e pensai che non tutti sono così fortunati da saltare la gavetta. Ma, notando in lui un certo interesse, lo passai senza dir nulla all’interno 5.
Da quel giorno, che era poi ieri, nacque però in me un inaspettato dubbio. Aprii il cassetto ed estrassi il contratto d’assunzione, con in calce la mia firma. Non vi era la denominazione di nessuna azienda e neppure riferimenti ad eventuali attività produttive. L’unico nome presente sul foglio era quello del dottor Toad.
Mi recai da lui.

“Salve dottor Toad.” Dissi. “Avrei un paio di domande da porle.”
“Dica pure.” Rispose lui, con quella sua aria fine e blasè da gran signore. “Dica pure.” E guardò l’orologio, per farmi capire subito di non avere molto tempo a disposizione.
“Mi scusi, eh, ma volevo domandarle di cosa si occupa la nostra azienda?”
“Di procacciare personale.” Sorrise lui, stupito dalla mia ingenuità. “Perché, lei quando telefona cosa fa?” Mi chiese. “Vende forse enciclopedie?”
“No, ecco.” Balbettai. “Il punto è che -mossi le mani facendole roteare su loro stesse per spiegare la circolarità dei miei pensieri- insomma, noi procacciamo personale ma poi questo personale dovrà pur servire a qualcosa?”
Il dottor Toad sorrise. “Certo.” E sembrava che stesse iniziando una lunga prolusione. Ma poi restò zitto e mi fisso, come se quel certo significasse tutto ciò che era possibile dire.
Allora io lo guardai con aria interrogativa e sbattei gli occhi: “Cosa?”
“Cosa… cosa?” Sghignazzò lui.
“Cosa fanno?”
Il dottor Toad manifestò genuino stupore. “Chi?”
“I nuovi assunti.” Precisai io, un po’ stizzito.
Il dottor Toad aprì le braccia e si accarezzò la pancia, facendo scivolare la mano sotto al doppiopetto beige. “Quello che fa lei.” E sorrise di nuovo. Sembrava che il suo sorriso giungesse ogni volta alla massima apertura, ma al fuoriuscire di ogni sillaba si ampliava maggiormente. Pensai che, se fossimo stati in quella stanza per due giorni a parlare, il suo sorriso avrebbe potuto lambire i muri e riempire tutto lo spazio.
“Quello che fa lei.” Ripeté. “Procacciano personale.”
“Ok, ok.” Dissi di nuovo io, cercando di riordinare le idee. “Ok. Ma questo personale dovrà pur fare qualcosa, prima o poi. Ora, io so che lei mi risponderà: procacciare del nuovo personale. Ma questa è una non-risposta, insomma… non vale. L’azienda non starebbe in piedi, non avrebbe senso. Quindi mi dica, seriamente: di cosa si occupano i nuovi assunti?”
Il dottor Toad mi sorrise e premette le dite la une contro le altre, facendole schioccare, poi guardò annoiato l’orologio e, rivoltosi di nuovo a me, ampliò smisuratamente il diametro del suo assurdo sorriso. “Si occupano di procacciare del nuovo personale.” Disse con puntualità, aprendo gioiosamente le braccia. “La prego di scusarmi, ora.” Aggiunse. “Ma ho un appuntamento.” E mentre uscivo dal suo ufficio, salutandolo, non smise mai di sorridere.

Ecco.
Ora sono qui. Di fronte al telefono. Ho l’elenco fra le mani e annuso il suo profumo di carta riciclata. Mi dico che avrei dovuto insistere maggiormente con il dottor Toad, ma poi penso al suo assurdo sorriso e mi rimetto a lavorare. Digito il numero di un cognome a cui non faccio neppure caso. Mentre mi preparo a srotolare la solita litania -ho scelto la NonNecessariamente Toad prodotti religiosi- mi accorgo che la voce dall’altro capo del filo non mi sembra affatto nuova.
Finisco di parlare: “La nostra azienda… nuovo personale… colloquio… eccetera eccetera.”
“Sì grazie, sono interessata.” Risponde.
In questo momento la riconosco. È lei. Sì, è proprio lei. Ricordo la sua tonalità. Esito, perché in realtà la ricordo lievemente differente. Allora avvicino l’indice della mano destra al pulsante rosso. Poi esito di nuovo. Sto per schiacciare, sto per passarla all’interno 5. Accarezzo la plastica luccicante, ma prima di premerla trovo finalmente il coraggio per porre la mia domanda: “Mi scusi.” Balbetto. “Le dispiacerebbe dirmi il suo nome?”
Segue un lungo attimo di silenzio, che mi pare di aver già vissuto infinite volte, poi la sua voce parla di nuovo; è incerta ma squillante.
“Mi chiamo Concettina.” Dice.

show em watcha got

Oggi sono andato a correre con jonny e manzo.
Quando siamo tornati, al palazzetto c'erano i miei vecchi compagni di basket che stavano giocando 3 contro 3 a metà campo.
Allora visto che c'era una palla disponibile l'ho presa e mi sono messo a fare due palleggi, pensando che sarà stato da almeno un anno che non ne toccavo una.
Poi ho pensato che prima di andare via potevo almeno fare due tiri nel canestro libero e che forse era da un po' che ne avevo voglia.
Devi sapere che io sono sempre stato un tiratore squallido quando giocavo, cioè, potevo difendere, penetrare, andare in contropiede, a rimbalzo, ma ogni volta che tiravo usciva qualcosa di brutto dalle mie mani e in più spesso non la mettevo.
Sono andato verso il canestro palleggiando poi mi sono fermato, ho piegato le ginocchia e ho fatto un tiro così, come mi veniva. Dopo un anno che non tiravo a canestro.
Ha preso il ferro dietro e poi è uscita.
L'ho guardata rimbalzare poi le sono corso incontro, l'ho ripresa tra le mani e ho sentito i pallini di gomma antiscivolo delle palle da esterno premermi contro le dita e contro il palmo della mano.
Mi sono detto che forse non avevo piegato bene il polso destro.
Allora ho fatto altri due palleggi e al secondo la palla stava per scivolarmi via. Mi sono allungato per riprenderla, ho fatto un altro palleggio poi ho piegato di nuovo le ginocchia e ho tirato, cercando di piegare il polso come mi avevano insegnato.
Stavo pensando a questo e a nient'altro.
Che forse avrei dovuto piegare un po' di più il polso per fare entrare dentro la palla.
Dietro di me c'erano gli altri che correvano e che si chiamavano i blocchi come qualche anno fa, con la luce delle sette di sera al campetto d'estate, quando era importante metterla dentro per far capire chi eri.
Ha scodellato e poi è uscita di nuovo.
Quindi sono andato sotto canestro per fare un tiro da vicino e per migliorare la tecnica, solo che è uscito anche quello.
Allora ho pensato che se fosse successo qualche anno fa mi sarei vergognato a morte e mi sarei incazzato perchè non si può sbagliare un tiro da sotto o non sei un giocatore di basket.
Allora ho sentito le mie budella rivivere cinque anni di vita, ripercorrere in un attimo tutto quello che c'è stato in mezzo e poi mi si è creata una grande calma dentro.
Ho corricchiato verso la palla, ho pensato che forse avrei dovuto tenere più ferma la mano sinistra e muovere solo la destra, spezzando meglio il polso, l'ho presa, ho fatto un cambio di direzione e ho tirato, è uscita di nuovo e non ha toccato neanche il ferro.
Gli altri continuavano a giocare. Ho lasciato che facesse qualche rimbalzo e poi l'ho ripresa e ho continuato a tirare.

The negro man with the fling

giovedì

Er Revengge

-Clara, passame a Bredd Pit
-Ancò?
-Sì, ancò. Me piace a Bredd Pit
-Comunque hacci sbagliato a scrivvé querr essemmesse a lo Mark
-Ecchè?
-Sì. Secondo me invecce de ascrivere “se te va ce possiamo arvedere” ce dovevi ascrivere “appresto”
-Ecchè? Sono astata troppo espliccita? Forse che potevo scrivere solo “ci possiamo arvedere appresto”
-Senza er “se ti va”
-Eccerto, è chiaro che mo glie va… entanto passame a Bredd Pit
-Mo teo porto
-Anze no, me so stracciata li coglioni de a Bredd Pit… dammi er Negro Anonimo
-Er Negro? Te farà male er Negro
-Tiova Clara
-Che maiala
-Dai passami il binocolo
-Aspetta
-Non ci vedo un cazzo da così lontano, passami il binocolo
-Dopo dallo anche a me
-Oh, la volete smettere di rompere i coglioni? È stata una mia idea quella del binocolo
-Diova il binocolo
-Sì, a Clara, sì, er Negro Anonimo, oh, mo vegni qui anche tu
-Vegno da sola?
-Portate anche a Silvestro Stellone
-Silvestro Stellone, ammazza oh che figo. Mo te sbatto Roki su pel culo
-Sbattemelo Cla! Sbattemelo
-No, anche quello no?
-Cosa, cosa?
-L’amica, quella con i capelli tinti di biondo e due bocce così
-La maiala
-Ziocan le maiale
-Cosa fa, cosa fa?
-Passami il binocolo, egoista
-Col cazzo
-Almeno dicci cosa fa
-Ha preso l’altro vibratore
-Quello nero non gli bastava?
-Tiova quello nero

Killer Toad
(p.s. Siae a Raimondo per il Tiova)

sabato

Mother & Son*

Ci sono 25 minuti di ritardo al momento

Bene, dimmi poi quando parti

Dio caneeee

Piantala! La prossima volta cerca di partire con quello prima

Dio puttana di dio

Non hai altro da dire? Parla con qualche ragazza

Dio porc. Con chi dio merda?

Quelle di ieri sera. Mettila sulla pietà magari funziona

Dio can. Cmq dì a IB che sarà meglio che non la incontri in giro

Vai avanti ancora con lei? Ma piantala e non pensarci più che non va bene per te

35 minuti. Non va bene nessuno per me. Forse non vado bene io.

Sei troppo individualista ed egocentrico devi lasciarti andare un po' il mondo non gira solo come pensi tu le donne sono complicate vogliono avere sempre l' idea di decidere tutto loro non puoi sempre criticare tutto

Ok

Cmq ne possiamo parlare quando torni

Non torno



Marin Faliero
* Con il nuovo decreto sulle intercettazioni nessuno sarebbe venuto a conoscenza di tale fattispecie

martedì

your skull is red

-vieni a vedere, gli ho spezzato un'ala.
-come si fa a spezzare l'ala a una mosca?
-no, infatti gliel'ho strappata, e adesso gli strappo l'altra.
-diocan se rompi i coglioni jonny.
-povera mosca.
-povera mosca!? devono morire tutte, a cosa servono gli insetti? a dar da mangiare ai piccioni e ai topi. che muoiano.
-prima o poi si vendicheranno su di te, filo. oppure sarò io a vendicarmi sui tuoi gatti.
-fai pure. peggio per loro. ha! guardala! è diventato un fottuto insetto da terra. cammina, puttana. adesso la schiaccio.
-dov'è? dov'è? ha è lì! guardala!
-casoli le avrebbe tolto pure le zampe.
-diocan casoli.
-adesso gliele strappo io. dov'è? vieni qua!
-no filo.
-la faccio diventare un lombrico poi l'annego.
-oh romi! e l'insetto che prima ti camminava sulla mano sott'acqua?
-dio va. c'era questo insetto
-ma era un insetto qualunque o era una formica regina?
-no perchè vedi, le formiche regina sono più grosse e hanno le ali.Però in questo periodo piove molto, quindi le formiche sono disorientate perchè pensano che sia già autunno, che è la stagione in cui si riproducono. Quindi escono dai formicai per accoppiarsi in volo e formare delle nuove colonie. Naturalmente, dopo l'accoppiamento, i maschi muoiono. Vedi, quando io avrò la mia teca con le mie due colonie separate tra di loro, questa velleità di riprodursi non avrà senso, quindi sarò costretto a decimarle di volta in volta con stratagemmi macchinosi. Ad esempio potrei levare il vetro che separa le due colonie e lasciare che si massacrino a vicenda, oppure simulare intemperie atmosferiche come alluvioni o pioggia di macigni. Alla fine sarò il loro dio.
-io mi diverto di più a strappare gli arti di questa mosca.
-la dali e la giuli non vengono?
-sono con i loro nouvi amici.
-sono a farselo dare nel culo da bonch.
-tiovah bonch.
-chi è bonch, signori?
-uno sfigato.
-e perchè la dali e la giuli non escono più con noi, ma se lo fanno dare da uno sfigato?
-oh vieni a vedere non ci ha più neanche le zampe.
-hah. è diventata una palla.
-era inevitabile che accadesse, lo sapevi anche tu sciatz.
-si, ma per me è stato diverso, non ho visto le cose cambiare.
-le cose erano già cambiate da prima che tu partissi.
-dai filo, finisci quella cazzo di mosca.
-aspetta, mi sto divertendo.
-oh ma dimmi come è andata a lione.
-è andata bene.
-insomma, figa?
-sì, beh, le francesi sono diverse. Cioè, le relazioni sono molto più paritarie: sono finito in mezzo a una manifestazione dove c'erano quasi più ragazze che ragazzi, o, almeno, le ragazze si sentivano di più. Poi non c'è la dimensione italo-mafiosa del possesso della ragazza; ad esempio, se una ragazza è fidanzata ed esce spesso con un amico, nessuno pensa che sia una cosa strana. Credo che il movimento sessantottino sia stato molto importante per l'emancipazione femminile e per l'eguaglianza dei sessi. E poi ho mangiato il khat, che è una pianta che cresce in etiopia che ha effetti stimolanti dal punto di vista neuronale: ti danno un arbusto e tu devi staccare le foglie e masticarle accumulandole in una guancia.
-ma, insomma, figa?
-un fallimento completo.
-beh. comunque se la tua ragazza uscisse con scrolla non so se saresti molto contento. Anche se sei francese.
-fossi, jonny.
-no, perchè?
-anche se fossi francese
-si l'ho capito, ma tu devi tacere perchè scrolla se la scopa per davvero la tua ragazza.
-hahaha. scrolla.
-diocan scrolla.
-scrolla, gli farei fare la fine di questa mosca. toh!
-guarda come si muove lì per terra.
-oh te lo immagini? scrolla nudo che farcisce la tua ragazza e che in più le mette un dito nel culo. Così. Plop. Diova. credo, credo che mi ammazzerei. ma prima ucciderei loro due, con la katana. Sai, vai sopra al letto la alzi così e poi ha! Li infilzi come se fossero burro. Però, a parte tutto, godono davvero se gli infili un dito su per il culo. Ero con questa figa e ad un certo punto la chiama sua madre e le fa -lei mi faceva sentire mentre le parlava- le fa "allora avete già sfondato il letto?". E io la guardavo e ridevo haha. Peso se tua madre ti fa una telefonata del genere. Alla fine lo sapeva anche lei che ero lì nella sua casa a scoparmi sua figlia.
-tieni, guarda, scopati questa mosca.
-tiovah, il moncherino.
-adesso vedi che fine fa. stai ferma. guarda guarda. voola!

Quincey Morris

venerdì

Mucche. [Take Two]

La plastica appoggiata al mio orecchio iniziava a scaldarsi, a diventare appiccicosa. Ancora pochi minuti e si sarebbe sciolta nella mia mano, ricoprendo la voce ruvida dall'altra parte, gocciolando sul pavimento. Sentivo già il suo odore acre, pungente come amoniaca, mischiarsi con il nulla di quella mattina surreale.
Parlava a nome dell'Internazionale delle Mucche. Voleva una cosa che mi apparteneva. Serviva un accordo. Provai a ripetermi nella testa queste parole, nel tentativo di tirarne fuori un senso, un appiglio, ma era del tutto inutile. Non sapevo cosa pensare. Rimasi in silenzio, con nell'orecchio quella strana interferenza, simile ad un respiro metallico. Nessuno disse nulla.
-Se non le dispiace preferirei continuare questa conversazione di persona. Sono abituato a trattare gli affari in condizioni più intime, e sono sicuro lei la pensi allo stesso modo. Una macchina la passerà a prendere tra pochi minuti, ma faccia pure con comodo. Aspetterà tutto il tempo necessario. A presto.
A questo punto la voce svanì, insieme al sottofondo che la accompagnava. Al loro posto il bip-bip della linea vuota si susseguiva regolare. Aspettai alcuni istanti, quindi rimisi la cornetta al suo posto. La maglietta bagnata di sudore si era ormai attaccata alla mia schiena, un sudore tiepido e inodore. Il suono delle cicale era il solo rumore cha arrivava da fuori. Il mondo era come morto, annegato sotto al caldo denso come nebbia.
Magari era tutto una finzione, una strategia publicitaria per qualche nuovo prodotto pronto ad entrare in commercio. Magari si trattava di un banale scherzo di un gruppo di ragazzini, fumando sigarette e bevendo birra intorno ad un telefono pubblico. Pensai queste cose, ricercando un senso per quella telefonata, per quella voce salita da un buco profondo, ma nonostante ciò sentivo che un'impressione di concretezza attraversava tutta la faccenda. Sentivo che tra poco una macchina si sarebbe fermata sotto casa mia, reale e bollente dal sole. Mi passai le mani sulla faccia, con la barba di un paio di giorni che iniziava a bucare come piccoli spilli. Non sapevo cosa fare. Non sapevo se quella era realmente la mia faccia. Nel suo tappeto d'ombra Mia sembrava dormire, stesa su un fianco, all'oscuro di tutto.
Lasciai passare un pò di tempo, respirando lentamente, senza il minimo movimento. Non avevo nessun impegno per la giornata, l'ufficio sarebbe rimasto chiuso per via di alcuni controlli aziendali, e uscire fuori per una corsa sarebbe stato un suicidio. Sarei dovuto andare a fare le spesa, ma dopotutto non era così urgente. Avevo ancora qualcosa nel frigo, e pensai che sarebbe facilmente bastato fino al giorno seguente. Niente sembrava impedirmi di andare in fondo a tutta quella strana faccenda.
Andai in camera, presi una maglietta pulita, un paio di pantaloni leggeri, e me li infilai. Ad ogni movimento l'aria si faceva più rarefatta, quasi fossi sulla Luna. Dopo essermi buttato dell'acqua fredda sul volto, fissai la mia immagine nello specchio del bagno. Appariva consumata, le guance leggermente infossate, quasi qualcuno la stesse svuotando dall'interno. Velocemente ci passai un asciugamano sopra, quindi tornai nel salotto. Fermo sulla porta osservai il cartone di latte rimasto sul tavolo, la striscia di luce che attraversava il pavimento, Mia addormentata nella solita posizione di prima. Tutto appariva come un quadro, in cui i colori si stiano piano piano sciogliendo, confondendosi tra di loro.
Nel frigo la sola cosa da bere che trovai fu una birra. Era mattina, ma non avevo altre soluzioni. La aprii, lasciando cadere il tappo con un suono metallico sul tavolino davanti al divano. Ne presi un lungo sorso, lasciandola scivolare lungo la gola, fredda come ghiaccio. In pochi istanti mi sentii meglio. Un soffio d'aria calda arrivato chissà da dove mi accarezzò la faccia. Presi un secondo sorso, andando a piccoli passi verso la finestra. Nella luce accecante guardai giù. Una lunga automobile nera era parcheggiata esattamente davanti al mio portone. In mezzo a tutta quella luce pareva una goccia di petrolio sopra un lenzuolo bianco. Intorno non accadeva nulla, nessun movimento. Un attimo dopo qualcuno bussò alla porta.
Sorpresa dal suono improvviso, Mia si svegliò, alzandosi a mettendosi a sedere, come aspettando qualcosa. Passandosi la lingua rosa sul naso mi guardò con aria confusa, quindi si stirò nuovamente. Pochi istanti e sentii bussare ancora. Con passi pesanti andai verso la porta, fermandomici davanti, indeciso su cosa fare. Cosa sarebbe successo se non avessi aperto? Chi era a bussare dall'altra parte? Forse non c'era nessun collegamento tra la telefonata e la macchina ferma in strada, forse era soltanto la consegna della posta. Per un momento ripensai alla voce dall'altra parte della cornetta, reale e solida come una pietra. In un ultimo lungo sorso finii la birra che avevo in mano, quindi aprii la porta.

EH16

Mucche. [Take One]

Faceva caldo, un caldo soffocante. Come fosse una pellicola da cucina, sentivo l'aria avvolgermi la pelle, in silenzio. Fuori dalla finestra un vento bollente faceva ogni tanto ondeggiare le foglie in bilico su sottili alberi di leccio, mentre da un posto lontano arrivava debole il suono di alcune cicale. Una nuvola finta restava immobile contro un cielo azzurro sbiadito. Nient'altro. Era mattina presto.
Seduto al tavolo provavo a fare colazione. Ogni cosa nella stanza sembrava avere una tonalità simile alla paglia, al grano maturo. Ero solo. Una goccia di sudore mi scivolò sulla fronte, fino a fermarsi poco sopra l'occhio sinistro. Feci un respiro profondo, cercando di raccogliere più aria possibile. Ero solo e provavo a fare colazione. Un cartone di latte fresco, sul quale iniziavano a formarsi vene d'acqua, era appoggiato sul tavolo davanti ai miei occhi, insieme ad alcuni biscotti al cacao. Pensai che avrei voluto ascoltare un disco di Kenny Burrell, lasciarlo mischiare al caldo denso, ma non trovai le forze. Rimasi così ad osservare i biscotti alcuni attimi, con la sensazione che si sarebbero potuti sciogliere da un momento all'altro.
All'improvviso il telefono iniziò a suonare. Era uno squillo ovattato, come se qualcuno avesse messo il tutto sotto il coperchio per il pane. Contai gli squilli che regolari si inseguivano. Quindi si interruppe, e tutto tornò al silenzio di prima. Presi un biscotto e lo infilai in bocca, sentendo le briciole di cacao posarmisi sulla lingua. Quindi, sentendo sotto le dita l'acqua che lo ricopriva, afferrai il cartone del latte e ne presi lunghi e lenti sorsi. La sensazione di fresco non durò che pochi istanti, ma non mi ero fatto nessuna illusione in proposito. Sarebbe stata la giornata più calda della mia vita, e non c'era nulla che potessi fare al riguardo.
Da dietro la porta socchiusa comparve Mia, che con la sua solita eleganza si avvicinò piano verso di me. I suoi movimenti calmi parevano adattarsi alla situazione più di altre volte, lasciando dietro i suoi passi un odore di soffice stanchezza. Con la coda verso l'alto, si fermò ad annusare le dita dei miei piedi nudi sotto al tavolo, per poi strusciarsi contro le altre sedie vuote, seguendo una danza sconosciuta. Trovato un angolo di ombra ci si andò poi a sedere, iniziando a leccarsi le zampe con aria annoiata. Ingoiai il mio secondo biscotto e chiusi gli occhi. Il caldo teneva appiccicati tra loro i pensieri, li appesantiva.
Fu quando li riaprii che mi accorsi della foto. Se ne stava lì, attraversata dalle gocce d'acqua sul cartone del latte. Era una foto in bianco e nero, sotto la quale si leggeva la parola SCOMPARSA, in caratteri blu come quelli sul resto della confezione. Allungando la mano lo avvicinai a me, nel tentativo di vedere meglio la fotografia. Una ragazza dai capelli corti legati in un codino sembrava osservare qualcosa oltre l'obbiettivo, senza che si potesse dire avesse una espressione particolare sul volto. Le sottili labbra erano chiuse, ed una collana di perle le scendeva intorno al collo snello. Pensai che avrebbe dovuto avere intorno ai ventisei anni, forse ventotto. Alle sue spalle non c'era nulla, solamente lo sfondo bianco del cartone del latte. Rilessi la parola SCOMPARSA un paio di volte, provando ad associarla alla foto appena sopra. Era una ragazza stupenda.
Intuire qualcosa di più era difficile. Ogni elemento era assente. Solo quel viso, il suo sguardo distratto, e la scritta blu. Provai ad osservare con attenzione dentro gli occhi scuri, cercando un riflesso, una qualche sottile emozione, ma senza risultato. La sola cosa che la foto lasciava passare era la bellezza di quella ragazza. Niente di più. Alzatasi in piedi, Mia si allungò nell'ombra, tenendo ferme le zampe davanti e la coda alta sul sedere. Rimase in quella posizione alcuni secondi, stirandosi tutta, poi si mise nuovamente seduta, ferma ad osservarmi. Ci guardammo senza dire nulla nel caldo sempre più denso, quindi miagolò.
Andai in cucina e presi una scatoletta di cibo dallo scaffale in alto mentre lei si strusciava gentilmente tra le mie gambe. La aprii e versai i pezzetti di carne gelatinosa nella sua vaschetta, poi buttai il resto nel cestino. Appoggiato al lavandino la osservai annusare con sospetto e mangiare con calma la sua colazione. Chissà quale era il suo nome, se era ancora viva. Chissà come era finita sul mio cartone di latte. Forse non era altro che una vecchia foto, e il caso era già stato risolto. Era tornata da chi la stava cercando, lasciando i consumatori di latte all'oscuro di tutto. SCOMPARSA. Mia mangiò tutto, e dopo aver preso un pò di latte dalla ciotola di fianco iniziò a leccarsi i baffi, tornando nel posto all'ombra dove si trovava prima. Immerso nei miei pensieri la seguii, lasciandomi cadere sul divano. A quel punto il telefono squillò per la seconda volta. Un suono strano, come provenisse dal fondo di un pozzo vuoto e umido.
-Chi parla? Anche la mia voce era calda, appiccicosa. Proprio come tutto il resto quella mattina.
-Non ha importanza-, rispose qualcuno dall'altra parte del telefono, -ciò che conta è che lei ha qualcosa che deve venire in nostro possesso. Ora, come può ben immaginare, vorremmo che ciò avvenisse senza problemi per nessuno.
Indeciso sulla realtà di ciò che stava succedendo rimasi in silenzio. Una breve pausa e la voce continuò.
-Abbiamo ragione di credere che lei sia in possesso di un oggetto per noi di estremo valore, e per il quale saremmo disposti a darle una cifra considerevole. Si tratta solo di trovare un accordo.
-Come fa a sapere chi sono. Chi le ha dato il mio numero. Chi diavolo è lei.- Mentre dicevo queste cose in tono monotono osservavo la nuvola nel cielo azzurro. Sempre nel solito punto esatto. Sempre immobile.
-Tutto questo non ha importanza, mi creda, la minima importanza. Le sto parlando a nome dell'Internazionale delle Mucche, e se non riusciremo a trovare un terreno di accordo, le cose potrebbero diventare spiacevoli per entrambi. Ma questo non significa nulla. So bene che lei si comporterà in modo razionale, e che ben presto tutto questo non sarà che acqua passata.- Un disturbo sulla linea accompagnava la voce nella cornetta, come giungesse da un luogo troppo lontano, troppo profondo.

EH16.

martedì

Dead man thinking

Cammina nervosamente avanti e indietro. Suda nel tentativo di guardarci tutti in una sola occhiata. La nostra disposizione lo costringe a muovere continuamente le pupille da destra a sinistra. Da sinistra a destra. È teso. Forse in panico. Anch’io lo sono. Lo siamo tutti, credo. Io però posso permettermi di stare zitto. Di pensare. Riflettere. Posso permettermi di non fare passi falsi. Resto immobile, nascosto. A meno che lo stesso passare inosservati non sia un passo falso. Ecco, mi ha guardato. Io ho distolto gli occhi. Non va bene. NON VA BENE! Non devo distogliere gli occhi, ma non devo neanche guardarlo a testa alta. Distogliere è segno di debolezza, fissare di sfida. Devo fare - finta - di - niente. Non guardarlo mai, in modo da evitare di dover decidere tra distogliere e sfidare. Devo passare inosservato. A meno che lo stesso passare inosservati non sia un passo falso. Questo l’ho già detto. E se invece. Forse dovrei farmi notare. Potrebbe essere che. Ma sì, perchè no? Posare gli occhi spesso sulla stessa persona alla lunga potrebbe ispirare inconsapevolmente simpatia. Se la mia immagine gli diventa familiare, al momento della scelta opterà per la faccia più insignificante. Quella che ha tentato di passare inosservata, riuscendoci, decreterà la propria fine. Va bene. Allora devo farmi notare. Ma in che modo? Muovermi, parlare, soffiarmi il naso? Ogni scelta è estremamente pericolosa. Qualsiasi mio gesto può creare in lui una reazione. Noi non sappiamo quando. Ma succederà. Potrei infastidirlo. Potrebbe pensare che voglio dissuaderlo. Che tono di voce usare? Forse è meglio stare zitti e indifferenti. Non proprio nascosti, ma indifferenti. Però. La mia indifferenza potrebbe essere letta come strafottenza? Se è così meglio mostrarmi debole e distogliere. Abbassare lo sguardo. Anche se. Non mi sembra il tipo da provare compassione. Troverà ridicola la mia umiliazione. In fondo la strafottenza è una dote ammirevole. Per tipi come lui. Devo guadagnarmi il suo rispetto. Ora lo fisso negli occhi. Adesso. Tra un momento. Adesso lo fisso. Adesso. Adesso. Adesso. No, aspetta. Il rispetto infonde paura. E ciò che incute timore induce reazioni. I cani più pericolosi sono i più paurosi. Dove l’ho letto? S’è fermato. Ha trovato una posizione da cui controllarci tutti. Lo osservo con la coda dell’occhio. Respira più lentamente. Ma non è ancora tranquillo. Non lo sarà fino a quando tutto questo non sarà finito. Anch’io a quel punto lo sarò. In un modo o nell’altro. Che fa? Si direbbe che ci stia contando. Meglio non guardarlo ora. Se sapessi che criterio usa, accidenti. Forse dipende dall’ordine delle nostre sedie. Senz’altro è questa la chiave di lettura. Anche se lui crede di scegliere a caso, l’occhio vuole la sua parte. La sua mano si dirigerà verso un punto in grado di rispettare la simmetria. O di infrangerla. Ma sempre con criterio. Purtroppo non sono seduto vicino al morto. Altrimenti sarei salvo. Accidenti! PERCHÈ NON SONO SEDUTO VICINO AL MORTO? Io non farei mai due morti vicini. L’occhio vuole la sua parte. Questo l’ho già detto. Se togliamo i due vicini al morto rimaniamo papabili in tre. Accidenti. No. Calma. Calma. Devo capire. Se capisco il criterio saprò se fissarlo o distogliere. Compassione o rispetto. Se capisco il criterio. Ma questo l’ho già detto. Accidenti. Calma. Perchè sta fermo? Non si muove più. Accidenti. Sta lì. Fermo. Calma. Devo riflettere. Allora. Di noi tre il più esterno è salvo. Non sceglierei mai il più esterno. L’occhio vuole la sua parte. Inconsciamente o no, l’ha pensato anche lui. Lo dimostra il fatto che il morto è il secondo della fila. Non l’altro esterno. Di noi tre il più esterno non sono io. Accidenti. A questo punto tutto dipende dal suo carattere. Che fa adesso? Perchè si è mosso? Calma. C’è ancora tempo. Mi ha guardato. Sembra stanco. Se ama la simmetria sono salvo. Altrimenti. Devo capire che tipo è. Se è ordinato, per sicurezza meglio fissarlo negli occhi. Se è asimmetrico, distogliere. Ha ripreso a camminare. Sembra più tranquillo. Ha già deciso? Ha un lembo della camicia fuori dai pantaloni. Suda. Ma la sua faccia è ordinata. Simmetrica. Che fa? Ecco. Ha puntato la pistola. Tra poco tutto sarà finito. In un modo o nell’altro.


Cya'n Frèscha

giovedì

Vaulx en Velin

Stavo comodamente leggendo una conversazione telefonica tra C. Bukowski e E. Hemingway. Ad un tratto mi chino e inizio a tamburellare con le dita sulla punta delle scarpe. Decido quindi di uscire e di andare a Vaulx en Velin che è il capolinea della metro A.
Non sono mai stato a Vaulx en Velin, tranne una volta in cui ho preso la metro dalla parte sbagliata, ma quando sono sceso -era un pomeriggio con molto sole e molta luce- sono passato subito dalla parte opposta per tornare indietro. La sola cosa che ho pensato quella volta era sono stato anche a Vaulx en Velin, che è il capolinea della metro A, però non c'è niente, ma proprio niente che ti faccia pensare che potresti girarci, a meno che tu non abbia già un posto in cui andare.
Mi vesto ed esco. Charles Bukowsky, che si diceva emulo di Hemingway, mi ha insegnato stasera che quando fai qualcosa, se lo vuoi descrivere, devi mantenere una ritmica. Ad esempio se dico che esco e penso che fa freddo lo devo dire in due frasi staccate. Cioè prima le azioni, poi le descrizioni, oppure viceversa, è uguale. Quello che importa è che le azioni stiano con le azioni e le riflessioni con le riflessioni.Per cui esco e mi incammino verso la fermata della linea A. Analizzandomi scopro di essere uscito anche per prendere il latte e forse dei biscotti perchè sento qualcosa che potrei identificare alla voce fame.
E' un mercoledì sera dopo le nove, fa buio, in genere non si esce, per cui è naturale che qui piova. E' quella pioggia fine di cui non ti accorgi sempre, ma che non smette mai. Passo oltre la prima fermata perchè il negozio che ha aperto fino a tardi è più avanti, ma quando ci arrivo non entro perchè non amo camminare con una borsa di latte in giro a Vaulx en Velin.
Arrivo alla fermata Gratte Ciel. Dentro suona una musica caraibica. Alle sedie più vicine stanno seduti due arabi che chiacchierano. Giro a destra e vedo la serie di panchine di plastica rosse e vuote che seguono la linea del punto di fuga. Fanno contrasto con le mattonelle bianche della parete e il pavimento grigiastro. Mi si chiude lo stomaco, vorrei trovare un modo per far rivivere quelle panchine e lasciare che qualcuno possa sentirle rosse come me, in fila, vuote, silenziose. Non sono capace. Le vorrei dipingere. Le dovrei mettere in un graffito bianco con una striscia obliqua grigio scuro in fondo e delle macchie geometriche rosse che convergono verso la cima di una lettera. Probabilmente non basterebbe. Voglio farlo di più, meglio. Non sono capace di farlo in nessun altro modo, il che vuol dire che non sono capace e basta. Se fossi Davis riuscirei a farle suonare dalla tromba. Picasso le avrebbe dipinte da tre prospettive diverse.
Arriva la metro, salgo e mi siedo di fianco a un ragazzino nero che parla con un altro ragazzino dai capelli bianchi e la carnagione bianchissima che porta gli occhiali e un bastone da cieco. Tiene gli occhi socchiusi, gli tremano le palpebre. Ad un certo punto li apre appena un po' di più e io ci guardo dentro, ma non c'è niente. Sembra che gli si siano mangiati gli occhi, non ci sono, lì dove dovrebbero essere. Sembrano due ferite aperte che hanno appena smesso di sanguinare, pulite da cotone imbibito di disinfettante. Scendono alla fermata successiva. Allora mi concentro sulla nera che mi sta di fronte che siede obliqua appoggiata al finestrino. Sembra che mi emozioni, ma non riesco a pensarne nulla. La sento e basta. La sento perchè nasce dal senso di perfezione statica, i jeans, l'impermeabile panna con le pieghe e i bottoni, la maglietta rosa che si intravede, la pelle nera. Sarebbe perfetta in un quadro, lo spazio del sedile verde acqua orizzontale, lei una diagonale che taglia l'area sulla sinistra, le pieghe del cappotto che emergono.
Nel frattempo anche lei è scesa e non saprei più proporre lo stesso concetto graficamente. L'ho perso. Assenza di tecnica gridano dall'alto. Assenza di tecnica. Hai perso troppo tempo negli anni, l'adolescenza e il seguito, senza imparare la forma; per cui ora tutto si intasa di fronte a un'uscita con una serratura diversa. Probabilmente è così per la maggior parte degli uomini, che trovano un modo per calmarlo nelle donne nel cibo e nello sport. Però è solo un modo per stancarlo, non lo fai veramente uscire da te, non lo restituisci al pari di come ti è arrivato perchè non lo sai come si fa.
Arrivo a Vaulx en Velin. Le palme sono sempre lì, delle palme nella seminterrata della metro, con una grata sopra che le attacca al mondo. Esco. Ci sono le luci arancioni della strada, il cielo ha riguadagnato la maggior parte dello spazio. Non so dov'è il centro, c'è solo una strada e dei campi circondati da delle reti; praticamente attaccati all'uscita passano quattro binari del tramway. Mi incammino verso sinistra insieme a dei bimbi che sembrano zingari e che portano delle borse. Mi chiedono l'elemosina. Gli chiedo dove è il centro. Mi dicono che è verso di là, nella direzione che ho preso e che prendono anche loro. Gli do l'elemosina. Ci incamminiamo insieme. Sono due bimbe che cercano di passare per quattordicenni e un bimbo molto più basso. Mi dicono che sono romeni, che vivono nella casa disabitata, che il fratello maggiore è in prigione e che ha già fatto sei mesi ma che gli resta un anno.
Gli do una mano a portare le borse, ma non penso a quello che dicono perchè la mia testa è impegnata a processare gli spazi. Non c'è niente. Veramente niente. Dei campi al buio, le luci gialle, i binari e i sassi della ferrovia in penombra, una rete di separazione, il marciapiede, noi illuminati sul marciapiede, la strada illuminata più del resto, qualche macchina ogni tanto. Un parcheggio con tre macchine dall'altra parte della strada, circondato da una rete e con un lato limitato da un muro diroccato senza senso, ideale per un graffito. Ce n'è già uno gigante ma insignificante che è come se non ci fosse. Ad un certo punto sulla destra incrociamo una costruzione che sembra un acquedotto, a righe bianche e rosse, con la scritta Vaulx en Velin, attaccato a un capannone abbandonato con sopra delle tag. Camminiamo e il bimbo continua a chiedermi se ho degli altri spicci. Gli dico che mi servono per comprare il latte per domattina, allora è il turno della bimba che sembra più grande poi di quella che sembra più bimba. Continiuiamo a camminare e il bimbo fa un'imitazione dell'inglese che ci fa ridere, poi ad un certo punto mi dice di ridargli la borsa, al che lo accontento. Sono tutte borse piene di vestiti. Se le scambiano tra di loro poi gli dico che sul serio gli do una mano volentieri, allora se le scambiano di nuovo e me ne danno due, ma poi me ne richiedono una e alla fine me ne passano un'altra scambiandola con quella che mi restava. Arriviamo ad un incrocio e il bimbo e la bimba bimba svoltano e salutano me e la bimba grande. Dopo dieci metri lei mi indica dove abita, sono gli uffici abbandonati di una ditta, al di là di una rete sfondata, con un uomo incerto che fuma in un angolo vicino alle erbacce. Le ridò la borsa.
Continuo sulla strada senza sapere dove sia il centro, se ci sia un centro. Dove sono ora sembra l'inizio di una zona industriale soprattutto per le luci giallo-arancio. Entro in uno spiazzio ghiaiato non troppo grande separato dalla strada da dei mucchi di terra. Un posto con bancali di legno sfondati e imballi di cartone buttati tra le pozzanghere, un paio di jeans bagnati accartocciati. Lì vicino una ditta illuminata da fari bianchi. Passa un tramway. Il piovigginare copre i rumori, sono in un bolo di silenzio. Nessuno in giro, nessuna videocamera, nessuno interessato a seguire i movimenti di una persona che gira a vuoto in questo posto. Dovrebbe comunicarmi qualcosa. Continuo a sentirlo peggio delle altre volte, non posso focalizzarlo. E' un'esperienza inutile accumulabile sopra tante simili tra loro. Mi piacciono i posti che fanno schifo, ma questo forse l'ho già visto.
Da un angolo remoto l'eventualità di perdere l'ultima metro continua a riemergere allo stato cosciente. Si somma al ricordo del progetto di andare a dormire presto per studiare domattina. Se il negozio chiude ancora più tardi c'è il caso che tra poco mangi un pacco intero di biscotti, poi starò senz'altro meglio. Mi giro e torno alla fermata.

Isdcb/9137

Demodè

-Credo sarebbe molto triste fare delle domande dirette.
-Demodè.
-Già.
-Però vuoi dirmi qualcosa, e ci sono aspetti che non capisci del nostro rapporto.
-Dopo cinquant’anni sarebbe un eufemismo.
-Gli eufemismi sono demodè.
-Ci crederesti se ti dicessi che ho scelto di intitolare il nostro dialogo “incomprensioni”?
-Non lo farai.
-Hai sempre la meglio tu.
-Ma da quando metti i titoli ai nostri incontri?
-Dalla prima volta che ti amo.
-Sei proprio un barbiere.
-Il lavoro è il lavoro.
-C’è qualcosa di malsano nel fare il barbiere. Tu giochi con le forme degli altri e non ne cogli i frutti.
-È un po’ il senso del lavoro.
-E la nostra conversazione dove la metterai?
-Domani devo pettinare una modella. Inserirò il nastro per intrattenerla.
-Si annoierà.
-È esattamente il mio obbiettivo. Dopodichè diventerà docile.
-Che pervertito.
-Perché ridi tesoro? In fondo dovresti saperlo.
-Lo so.
-Che sono un pervertito.
-È per questo che ti amo.
-Da tanto non te lo sentivo dire.
-Amare è demodè.
-Certo.
-Ho un immagine da preservare.
-Tutti ce l’hanno.
-Sai, c’è una cosa che odio nell’ambiente accademico: il nozionismo.
-Non capisco il nesso.
-Gli accademici che insegnano il culto delle nozioni sono stucchevoli, decisamente demodè.
-Quindi?
-Ma d’altro canto detesto ancora di più… tu lo sai chi.
-Chi?
-Gli accademici che insegnano ai ragazzi a pensare, a fare a meno delle nozioni, ad essere creativi.
-Non ti capisco.
-Non tutti ne sono in grado. Spingendo a pensare chi non saprà mai farlo si finisce col contribuire alla genesi di perfetti idioti.
-È un po’ il senso dell’accademia.
-Amo la tua semplicità, tesoro.
-E mi permetterai di porti, finalmente, una domanda diretta?
-D’accordo. Avanti. Qual è il problema?
-L’ho dimenticato.
-Oh, dimenticare è terribilmente demodè.
-È un po’ il senso dei ricordi.
-Cosa?
-Essere dimenticati.
-La fai troppo semplice.
-È un po’ il senso del dialogo.
-Già. Parlare è così demodè.
-Come vuoi tu.

Alfonso D’Este

lunedì

EH16

Lo sente anche lei. Mi chiedo proprio se riesce a sentirlo. Deve sapere che ci sono alcuni giorni in cui respirare diventa faticoso, come se l'aria si facesse in pochi istanti calda, bruciando i polmoni, bruciandoti dentro. Il resto del tempo si viene distratti, ma ogni tanto si attraversa uno spazio di tempo sterile ed asettico, in cui la sensazione della sua presenza appare nel silenzio circostante, banale nella sua purezza, quasi non si fosse fatto altro che camminarci sopra sino a quell'istante, appoggiandoci le suole sporche un passo dopo l'altro. Che poi, come forse saprà, è quello che realmente accade. Calpestiamo, ignoranti, tanto per lasciarci dietro una scia. Ad ogni modo forse è il caso di presentarsi. Signor Ipotetico, è un piacere. Strane coincidenze, non trova, entrambi ad un punto della notte fermi nel nulla ad aspettare. Pensarci sopra non porterebbe da nessuna parte, ma è una di quelle cose che riuscirebbero ad incantare la mente per un pò. Vuole assaggiare uno di questi biscotti fatti in casa, sono squisiti. L'aspetto che più mi rilassa del mangiare i biscotti è infilare la mano nel sacchetto di cartone e vederla sparire, appena prima di tornare su insieme al suo biscotto. Si potrebbe dire che arrivato a quel punto lo mangi solo per permettere alla mano di sparire di nuovo. Se ne volesse uno, non faccia complimenti. Tanto tempo da aspettare ne abbiamo fino alla fine, perciò, si serva pure. Tornando a quello che le dicevo prima, parlando francamente, credo di esserci rimasto chiuso in uno di quegli spazi. Non posso ne tornare indietro, ne andare avanti. Sono semplicemente intrappolato in quella sensazione. Per questo motivo mi chiedevo se la sentiva anche lei. Magari potrebbe darmi una mano, magari a lei o a qualcuno che conosce è già capitato. Sarebbe un vero sollievo, mi creda. Non è facile resistere. A dire la verità è un qualcosa di opprimente. Chissà, se non fosse per questi biscotti forse avrei preso sul serio in considerazione di togliermi la vita. Forse sarebbe sufficiente immaginare di infilare la mano nel sacchetto e così tirarne fuori una pistola lucida, metterla in bocca e lasciarle fare il suo mestiere. Con il resto dei biscotti che cadrebbe, e le sue briciole che alcuni attimi resterebbero nell'aria di questo vuoto.

sabato

The art oggi

Le insicurezze e le indecisioni rule the world
Non sappiamo quale sarà his own future.
Aspettiamo che questo venga deciso dagli spontaneous
aggregation processes.
O peggio ci aspettiamo something by technology.

From these sentences I deduco che l'arte ha smesso di essere
strumento d'indirizzo.

It' s only an instrument di resa alla prepotenza del reale.

Now, what's the art? It' something that I can't define perchè con l'Arte non c'entra.

Jaco & The violento

martedì

extc1

Era accaduto quando stava ancora con Mark Robertson, il ragazzo che aveva conosciuto al Kentuky Café.
A cena con la compagnia di Mark, domenica sera d’estate, in un posto in cui lei dopo non era più tornata perché la luce era troppo forte nelle sale.
“Allora ti racconto cosa è successo a noi domenica scorsa” aveva detto lui.
Si era accorta di avere portato con sé la sensazione dal momento in cui Clara le aveva telefonato per invitarli alla cena.
La certezza inespressa che lui avrebbe raccontato agli altri.
Probabilmente usando le stesse parole che aveva impiegato per esercitarsi su lei durante il viaggio di ritorno.
Aveva immaginato anche di sapere come avrebbe iniziato: partire da un pretesto inesistente nel borbottio generale rivolgersi a qualcuno vicino a lui sperare che gli altri lo avrebbero seguito.
“... più o meno dove avevamo trovato quel posto per pescare”
Stava chino verso Theo. Aveva spostato lo sguardo lento su Alfred e Clara e aveva ripreso fluido la sua posizione naturale. Tutto senza smettere di parlare.
“... una strada sterrata larga che la taglia fino in fondo. Se la fai tutta arrivi sulla strada che porta a Fokspitts”
“Ah, ho capito” aveva risposto Alfred. Facendo sì con la testa e dimostrando l’aria intelligente che stringe gli occhi tra zigomi e sopracciglia.
Tutti lo stavano ascoltando.
Mark aveva approfittato dell’interruzione per portare il pollice alla bocca, mordere nervosamente unghia con due contrazioni istantanee mascellari e scambiare con Alfred uno sguardo sottecchi. Come per tastare la sincerità dell’amico.
Aveva abbassato la mano sulla tavola e aveva scivolato indice sull’unghia.
“ Niente, ad un certo punto vediamo sulla destra poco più avanti di noi una macchina che sembrava uscita da uno di quei film di Ritorno al Futuro, tutta impolverata. Stava piantata in mezzo a una conca -di quelle che è chiaro che le devi evitare per non grattare sotto- ma il tipo dentro continuava a dare di gas. Ti dico solo che c’era già odore di bruciato. Erano sprofondati nella sabbia con tutte e due le ruote davanti e il tipo continuava a dare di gas. Non lo so, se avesse avuto una Q7 forse avrei potuto crederci, ma quella macchina avrà avuto almeno trent’anni. E per di più era una famigliare. Da noi arrivano delle macchine del genere e il primo consiglio che gli diamo, a chi le porta, è che farebbero prima a comprarne una nuova, che con gli incentivi e tutto il resto spenderebbero la metà di quello che spendono per sistemarle. Magari per ridargli tre mesi di vita. I ragazzi giù in officina me lo raccontano, gli dicono di venire a parlare con me o con Tom, glielo dicono ancora prima di aprirle, ma questi tipi ci sembrano affezionati. Dico, se ci sei affezionato va bene, ma non puoi andare a farci le gite e sperare che ti vada sempre tutto così bene. Infatti poi si vede. Comunque ho pensato che magari potevano avere bisogno e mi sono fermato per andare a vedere. Anche se lei non voleva”.
L’aveva indicata, inclinando testa sulla spalla, ma senza guardarla.
Si era sentita in gioco.
Era successo mentre stava decifrando rumore di conversazioni sovrapposte, nella sala con troppa luce, con troppe persone lasciate andare in onda di parole senza senso.
Amash Que Wou Sii Alan Most
Sapeva che gli altri continuavano a estrarle giudizi.
Era in silenzio poteva restarci ancora un attimo.
Aveva abbassato le palpebre, si era raddrizzata un poco e gli aveva sorriso.
Poi aveva detto qualcosa tipo “Ma scusa eh! E tu cosa vuoi da me?”
Con un fare civettuolo.
Mark, che sembrava più attivo, aveva sorriso e alzato le mani per proteggersi il petto dicendo “ Noo, no, niente, anzi, avremmo fatto meglio a lasciarli cosi com’erano. Dicevo appunto che avevi ragione tu. Che hai sempre ragione tu” e si era chinato per darle un bacio.
Lei si era accorta nel riceverlo che Alfred si era girato verso destra e che aveva perso uno sguardo inconscio verso le gambe della fidanzata di Theo prima di raggiungere Clara con un sorriso.
Gli altri nel frattempo sembravano essersi rilassati sulle loro sedie.
“No. La verità è che volevo fare affari anche di domenica” aveva poi aggiunto Mark, rivolto di nuovo agli altri.
Nel riprendere il racconto le aveva allungato una mano dietro la schiena e l’aveva appoggiata sul suo braccio nudo, facendo pressione con le dita per qualche secondo.
Lei aveva sentito sulla pelle dita umide, le unghie mangiate, spezzate avrebbero sfregato forse il braccio.
Le dispiaceva farci caso.
Poi aveva pensato che la stretta fosse il suo modo di sostenerla.
Un tizio due tavoli più in là stava fallendo nel dissimulare un attacco di tosse attraverso tanti colpi ritmati secchi, come se si stesse schiarendo la gola.
A ripetizione.
Lo trovava estremamente irritante.
Avrebbe voluto che qualcuno, forse il cameriere, intervenisse per sbatterlo fuori.


A guy from Brixtol

Accident

"Mi piacerebbe molto vedere se F. avrebbe il coraggio di essere coerente"

Laureandis Tribute
(per uscire da un discorso sui rapporti fra gli individui)

Queste cose non mi riguardano;
ho già dichiarato più volte che io odio le persone.

Marin Faliero

domenica

(a chi mi accusa di essere privo di prospettiva)

La prospettiva è solo per coloro che guardano al futuro;
io guardo al passato.

Marin Faliero

mercoledì

Le probabilità che qualcosa accada
sono inversametne proporzionali alla sua desiderabilità.

Marin Faliero

venerdì

Se le cose sembrano andar meglio
c'è qualcosa di cui non stiamo tenendo conto.

Marin Faliero

martedì

Lime in the cookies

-Metti il lime nei biscotti.
-Il lime nei biscotti?
Venerdì mattina ponte festivo d’autunno scuole supermercati chiusi luce diffusa in cucina.
Al centro della cucina si allunga un piano su cui Jeffrey e Malcolm stanno preparando la colazione.
Entrambi ancora vestiti con il pigiama autunnale profumato di bucato.
Jeffrey si passa una mano nei capelli neri e annodati, si stropiccia l’occhio destro e guarda il fratello che sta giocherellando con la sua tazza.
- Quella è la mia tazza. Allora ce lo metti il lime nei biscotti?
- Lo so che è la tua tazza.
Sopra al pigiama Malcolm porta un maglione di cotone a maglie larghe color grigio scuro che sembra molto morbido, di almeno due taglie più grande. Sta seduto su uno sgabello di metallo alto con l’imbottitura bordeaux, lo sguardo fisso sulla tazza della sorella.
- Malcolm, il lime.
- Non so dov’è.
Fa girare la tazza con una mano, passa qualche secondo
- Vuoi davvero mettere il lime sui biscotti?
- Malcolm stai mentendo lo sai dov’è il lime.
- Non mi piace il lime perché vuoi mettere il lime sui biscotti
- Non SUI biscotti, NEI biscotti.
- Perché cosa cambia?
- Non lo so, qualcosa credo.
Parlando, Jeffrey si è lasciata incantare dalle dita del fratello che corrono sulla sua tazza. La guarda fare un giro, due giri, si dimentica di cosa stava dicendo. Si scuote, perplessa di come il fratello sia ebete.
- Malcolm!
- Cosa?
- è un testo di una canzone, dice di mettere del lime nei biscotti.
- Ah.
Lascia che la tazza finisca di girare facendo il bordo con le mani. Alza la testa e guarda la sorella solo con l’occhio sinistro socchiuso. Poi china la testa, si sfrega il palmo della mano sinistra contro l’occhio, la fa scendere stirandosi la guancia e infine la nasconde al caldo tra il sedere e l’imbottitura bordeaux dello sgabello. Si mette a fissare il bordo della tavola.
- E’ quella canzone che ascoltavate ieri tu e la mamma?
Alza la testa senza muovere il collo, ma apre tutti e due gli occhi il minimo indispensabile per vedere la reazione della sorella.
- Jeffrey, non dice lime in the cookies, ma lime in the coconut.
- Non è vero stai mentendo.
Jeffrey si spinge avanti sul bordo del suo sgabello, allunga i gomiti sul tavolo con le mani unite e si china verso la sua tazza tenendo gli occhi fissi in quelli di Malcolm.
- Non sto mentendo,l’avrò sentita almeno dieci volte in macchina con i genitori di Pat. E’ anche il titolo della canzone.
- Pat?
- Jeffrey!?
- Cosa?
- Coconut, cosa!?
- Sei maligno Malcolm.
- Parla di una donna che beve il lime da una noce di cocco, ma che poi ha bisogno di un dottore perché ha avuto una congestione o qualcosa del genere e alla fine dice a suo marito di svegliarla al mattino, ma visto che non si fida di lui inizia a strillare “un dottore un dottore” e tutte le persone che la sentono si chiedono cosa le sarà successo. Allora inizia a spargersi la voce che questa donna ha messo del lime in una noce di cocco.
Silenzio passa qualche secondo
- E’ solo perché tu sei al secondo anno di inglese che riesci a capire meglio queste cose, solo per questo.
- Certo, l’anno prossimo anche tu.
Senza smettere di fissarlo Jeffrey inclina la testa dalla parte della spalla sinistra, ma non dice niente.
- Perché mi guardi come un fenomeno della natura?
- E non ti ha fatto venire voglia di provarci?
Malcolm sposta lo sguardo sul pentolino del latte, si spinge indietro puntando i piedi contro il tavolo, toglie la mano sinistra dal suo rifugio e prende la tazza della sorella. Poi scende dallo sgabello con un salto.
- Sono uscito dall’infanzia Jeffrey.
Lei tira indietro le mani, si risolleva e inarca la schiena distendendo le spalle. Inizia un esercizio di retroversione addominale trattenendo il respiro per dieci secondi durante i quali fissa l’imbottitura della sedia di Malcolm riprendere la propria forma normale. Prova un attimo di disgusto nel percepire il peso fisico di suo fratello. Forse anche per mancanza di ossigeno. Sbuffa fuori l’aria e si gira per osservarlo alle prese col pentolino del latte.
- Dovresti smetterla di farmi pesare che sei nato un anno prima di me Malcolm.
- Un anno e cinque giorni
- Ti stai versando il latte nella mia tazza
- Sono stanco di vedermi trottolare dentro all’abisso.
- Cosa stai dicendo
- Non lo so, era una frase scritta nel bagno dell’autogrill.
- Sembra forte
- Già. E’ comodo far impressione sugli altri.
Venerdì mattina ponte festivo d’autunno scuole supermercati chiusi luce diffusa in cucina. Al centro della cucina Malcolm ha iniziato a fare colazione.

Rh+

venerdì

Linea Spark

Sieronegativo,nella mia vita sono stato lontano da pere e ricchioni.
Ce ne era uno,mi chiamava spesso.Diceva di volermi.Una notte mi chiamò era ubriaco,io già dormivo:
-Vengo da te..
-Vai a letto checca.
-Dai solo un assaggino,per farove!
-Sei morto bastardo non farti piu sentire,o....cazzo ti ammazzo.
Un mese dopo,squillò il telefono.Guardai la sveglia..
-Chi cazzo è-sussurrai-Pronto?
Voce da uomo:-Vengo da te..
-No vengo io da te!Esclamai.
-Sul serio???
-Certo,porto un mio amico,dice di chiamarsi Arnold.
-Lo sapevo,sei un maialone,ho occhio per queste cose!Disse.
-Allora arriviamo.
-Vi aspetto...mmm...
Il fatto che il mio amico Arnold arrecasse sul fianco la scritta Desert Eagle 5.0 mi era sfuggito.
3kg di peso,impugnatura antiscivolo,bilanciatura perfetta,lucido e carico...come sempre.
Diedi un sorso a qualcosa e schizzai in macchina.
Non chiamateli "raptus di follia" quando si uccide apparentemente senza motivo: c'è SEMPRE un motivo.

Roy Keane

martedì

-Mio zio ha violato la mia verginità anale con una bottiglia d'acqua.
-Spero fosse da mezzo litro.

giovedì

Fly silk e pil

La lotta con le zanzare è impari, ne schiacci una e ne spunta fuori un'altra, la stessa di prima, reincarnata, nessuna della sua famiglia è in lutto, e poi non ha famiglia, lei, ma solo il tuo sangue da succhiare.
Battaglia dopo battaglia.
Splat, presa, fanculo, l'intonaco del muro mostra la refurtiva: poltiglia di mosquito, e sangue mio.

Rum

mercoledì

Capitolo 1 "Oggi,la situazione"


Il lettore vorrà concedermi di fornire solo poche notizie chiare e precise su questo periodo della vita di Ermete(nome di pura fantasia).
Non è che le notizie non arriveranno,al contrario;ma forse ciò che egli vide a maggio dell'anno scorso è troppo nero per le tinte moderate che abbiamo cercato di conservare a queste pagine.
Beatrice,nome di fantasia attribuito dallo scrittore a LEI,
apparve a maggio.
La sua fisionomia sarebbe bastata da sola, a ispiragli una gioia eterna.
Era uno strano miscuglio di inquietudine e delusione.
Ermete otteneva scarsi risultati nei tentativi di rendere ipocriti i suoi gesti:egli cadde in momenti di disgusto e perfino di profondo scoraggiamento.
Non aveva successo.

Ermete Trismegisto

martedì

Ti ammazzo

Roberto dit :
io cmq continuo a scrivere in flusso di coscienza
Roberto dit :
cosa vuoi?
Roberto dit :
chi 6?
Roberto dit :
dove vai?
Roberto dit :
xké?
Roberto dit :
domande di cui non conosco la risposta
Roberto dit :
316
Roberto dit :
A milano
Roberto dit :
bianco e blu
Roberto dit :
risposte di cui non conosco la domanda
Roberto dit :
adesso devo andare a fare la doccia quindi sarebbe bello se rispondessi in un tempo ragionevole
Roberto dit :
ma so che non accadrà
Roberto dit :
cmq è un po' che non mi faccio la barba e mia madre si preoccupa e poi parla dei ponti di calatrava
Roberto dit :
che a me e mio padre non ce ne fraga niente
Roberto dit :
è stato un piacere parlare con me
Roberto dit :
ci sentiamo
Roberto dit :
accarezzo un po la tastiera
Roberto dit :
bye bye
Roberto dit :
se scrivo cosi non compare nessuna stupida animoticon

Marin Faliero

sabato

Eyeliner

L’elefante bianco più trippone di Monaco degusta la sua ignoranza ignorandola. Lei, la sorella-troia è quella della famiglia che spicca per moralità. Dei tre. Il terzo è schiattato a quindic’anni accoltellato dalle radiazioni di un bambino di Cernobil. Non sapeva neanche come si scriveva Cernobil e gli ha detto russo di merda – questo qui c’aveva perso i genitori e ha dato di matto. Dei due, adesso, lei ha un po’ di senso di colpa per la vecchia. Le hanno tolto il guscio, alla tartaruga, facendola morta prima del tempo. Non sono gesti che lasciano l’anima asciutta e il fiato leggero. A meno che tu non sia un trippone alcolista che ha seppellito il cervello al posto del cuore. E il cuore se lo è fatto perché non riusciva a trovare niente di meglio. Dirk, per la precisione. Si chiama Dirk l’elefante di Monaco di Baviera. “Me ne fotto” dice alla sorella. Lei attacca a lavorare alle dieci e non si toglie i sudici fili dell’I-pod dalle orecchie rosse e sudate. Ascolta Love dei Cult e gli fa schifo. Calcola con cinismo che parlare con lui (o anche ascoltare i Cult) è un impiego del tempo meno utile che farsi chiavare dai vecchi. “Ma vuole tornare a casa.” Butta lì. “La morta?” domanda lui, preparandosi una striscia che giustificherà finalmente la presenza di una proboscide infilata in mezzo agli occhi. “Senti – aggiunge – è come se Napoleone bussasse alla porta di Chirrrrac.” Poi aggiusta la neve sullo specchio. Love. The Cult. Chinati. Te li ascolti i Warsaw? Non è che se li ascolti devi essere dark. Ma tutti i dark ascoltano i Warsaw. Non mi convince sta storia gli ho detto. Il chiodo nero ieri diceva così mentre lo guardavo fisso nelle costole. Non posso mettermi l’eyeliner spesso e nero se non ascolto i Warsaw. Ho un amico che li ascolta e si veste da freakettone, gli ho risposto mentendo con la mezza bocca vuota. Ma non è questo il punto, ha detto mentre godeva schifidamente. Non è una proprietà transitiva. E neanche l’essere una troia ti permette di fare la dark se non ascolti i Warsaw. Love. The Cult. È l’unico disco un po’ così che ho nell’ai-pod. Mi ha fatto sentire una bambina. Cos’è che sta dicendo sto coglione? Ah, politica. “Comunque c’è Sarkozzzi. Non Chirrrac. Trippone disinformato.” Gli risponde. Non ha più voglia di parlare con lui. Deve andare a edificarsi come quei mostri edilizi una cultura musicale per potersi vestire come le pare e stendere il bucato dell’eyeliner in libertà. Dirk aspira forte con quella proboscide. “È come se Napoleone resuscitasse e pretendesse di vivere i suoi ultimi giorni nell’impero francese. – sbraita – L’impero francese non esiste più. E a me non me ne sbatte un cazzo della vecchia. Lasciamola là a morire e a resussscitare tutte le volte che può.”
“Potevi aspettare a venderle la baracca per comprarti quel camion del cazzo.” Prova a farlo sentire in colpa. Niente. Nessuna risposta. Guarda le lancette nere saltellare avanti come un bambino alla corsa nei sacchi del catechismo. Quella più cicciona e lenta è la più inquietante. Allora che fa, Eyeliner-Evelyn? Butta il numero del ricovero nel sacco del rusco e va a rifarsi chiavare.


Mr.Hac

martedì

Kark Mode

Kark Mode si stappa una Moretti del cazzo che è depresso.
Va giù come la vocina coscienziosa dell’orologio che sembra ricordarglielo –ore su giorno –ore su settimana –ore su mese –ore su qualche unità di inutile misura inglese
Dipende assolutamente da quante ore dedichi al giorno. Da quanti secondi su minuto. Non sono quisquiglie, Kark Mode lo sa, lo intende con esattezza, e ciò lo fa ancora più incazzare.

Chissà se Steven Bent ci crede davvero, o lo sta soltanto prendendo in giro. Potrebbe essere, del resto non sta scritto da nessuna parte che lui, Kark Mode coglione qualunque nato in un luogo periferico bevitore ironico di Moretti ironiche, proprio lui sia così naturale e fedifrago nei confronti del concetto di rapporto –ore su vita. Non sta scritto da nessuna parte, Kark.
Eppure la gente si fa fregare e ci crede, che a lui importi veramente e stia facendo del suo meglio. O soltanto glielo fa sembrare, che ci crede. E invece l’ha capito, a Kark Mode, che è solo uno svogliato del cazzo. Ciò sarebbe un dannato problema, pensa riflesso nel vetro della Moretti. Ancora peggio che se chiudessero gli spacci di roba usata lercia e piena di fichissime tarme.

Numero verde. 800-1859.00 Dall’altra parte ci potrebbe essere una ragazzina che si innamorerebbe di lui, o di Steven Bent, o di Tyler Quine, o di tutti gli altri falliti che popolano l’universo delle poste italiane del cazzo. Lui è la mente, Kark Mode, La Mente. È così che dovrebbero chiamarlo. La Mente. Perché oltre ad avere idee per tutti è capace anche di mentire, e di fare giochetti linguistici di uno che ha studiato e sta sprecando il suo tempo a truffare gente già truffata dal tempo. Non ha alcun senso che le birre Moretti abbiano un numero verde. 800-1859.00 -chiamare una centralinista e dirgli che sei depresso, sei Kark Mode, sei La Mente.
Hai un talento eccezionale che marcisce su un accampamento pilota sulla luna del passato perché ti accontenti di dedicare un ora ogni giorno –per non scoprire che sono tutte cazzate. Kark Mode potrebbe gestire una nazione, La Mente, come gestisce il buio e i soldi vecchi di un ufficio postale e i suoi ministri falliti –cazzate.

Tutte le novità positive nascoste dietro agli angoli –sembra che siamo finiti in un mondo tondo, senza angoli di merda da cui spunta, che ne so, una bella bambina da pensare: quando sarà grande e io sarò vecchio e sposato, lei sarà la mia amante. Kark Mode, il geniale eroe di una banda di postini, con una moglie bella e innamorata, un appartamento in affitto in periferia e un’amante di 12 anni. E una Moretti di merda finita.

Adesso Kark Mode deve andare, ne stapperà un’altra in macchina che è depresso. Dicono sia bravo a parlare con i vecchi e ad accompagnarli allo sportello, dove Steven Bent, da dietro il vetro, gli fa credere ogni volta che lo adora, per la sua faccia tosta che studierai tutto il giorno per essere così naturale, e poi Tyler Quine incassa e divide –ore diviso giorni –minuti diviso ore –secondi diviso minuti.
Provate a farlo mentre eclissate dimenticati affanculo. È sempre uno zero virgola.
Mr. Tan-Min

domenica

Due ragni qualunque

Eravamo io e quest’uomo
in Arizona
durante l’ondata di caldo dell’estate 1974,
l’estate in cui tutte le piscine nello State erano state vuotate,
più o meno come la nostra fiducia nell’uomo
l’uomo che spiava sapendo che lo stavano facendo con lui.
In Arizona.

Mi stava raccontando i suoi perché
E avevo orecchie roventi
quando paura e delirio,
Paura e Delirio,
si presentano come Scorpione e Linea Rossa
sul mio sentiero Apache.

Mi stava giusto dicendo come,
quando ecco il sole
sorgere di nuovo.
Yahaaahh maaaaan!
Yahoooo Red Light
Red Light maaaaan!

Fu questo ciò che dissi
perché era questo ciò che vedevo.
In Arizona, man.
Estate 1974.

Erano paura e delirio,
Paura e Delirio,
a presentarsi da quelle parti
non due ragni qualunque,
presenze floreali,
o il nostro Signore.
Yehaaaahh maaaaan!
Come on with me!

Eravamo quest’uomo sudato ed io
a parlare dei nostri affari,
di come il mio lavoro completasse il suo.
E=mc² dissi
all’uomo grondante di sudore
che non si era tolto la camicia

Lontano dal sentiero Apache
le piscine traboccavano di orecchie roventi
E Scorpione e Red Line ne bruciavano altre
sapendo che noi stavamo facendo lo stesso.



Maurice Schorr

Pesci Rossi

Ecco, sarebbe come se ci mettessimo a discutere sui romeni che suonano per le strade.
Dico, R-O-M-E-N-I, rom, zingari, accattoni, stracciopopolo, vainvacanza. Ma non su quelli dei portici di Bologna bensì di via Montessori. Con pantaloni cammello che chiedono l'elemosina a chiare sillabe, marciando a zigzag con tipico fare fraudolento. Mi da moneta signore per mangiare grazie signore buona domenica.
Dai vai a dargli qualcosa che si è fermato qui davanti. Vuoi un panino ho dell'acqua. Una cintura ce l'hai? si. no. non dargli quella che dopo con cosa ti metti i pantaloni marroni? Dai cazzo fila via mi guardano tutti.
Sentite non ne ho voglia. Non si può parlare di queste cose che dopo mi viene giù perciò mi spiegherò in un altro modo. Terapeutico. Miei cari signori. Voialtri dovreste smetterla di guardarmi così.
Tipo:
A.
B.
C.
In definitiva esistono tre tipi di persone. Gli artisti i mediatori e gli operai.
Il modello artista è self oriented
Il modello mediatore è both oriented
Il modello operaio è dis oriented
Tanto per fare un esempio nel caso dei pantaloni cammello osserviamo un approccio artistico al Problema Comune (d'ora in poi PC). La fame.
Quando andavo a caccia di Tucani nel Borneo, con il mio buffissimo cappello di Antilope, ero solito guardare a pieni polmoni lo strano modo di riprodursi dei selvaggi Mao Mao. Il maschio si trova allineato con gli altri secondo una scala crescente, nell'apertura . Dal più basso al più alto. E' da notare che presso i selvaggi Mao Mao la stazza fisica non conta, l'altezza è l'unica discriminante. Dunque tutti i giovani della stessa età si ritrovano nel Grande Giorno della Riproduzione (d'ora in poi GGR) allineati come detto sopra. Quelli che hanno la stessa altezza si dispongono l'uno dietro l'altro, in ordine di arrivo, tipo Riserve. Le donne sono allineate di fronte secondo lo stesso principio. Ma ormai non conta più, immaginatevi che siano dei pesci rossi.
Dei pesci rossi in un acquario 20x30x40 con fondo ghiaiato e una piantina che ossigena l'acqua. I pesciolini non hanno di che mangiare perciò muoiono. Se ci fosse una mano divina a dispensare cibo, il giochino sarebbe perfetto. Il pesce X mangia, caca, muore il che (ultimi due passaggi) mantiene vivo l'ecosistema: concimando la piantina si ricarica l'acqua di ossigeno e l'universo 20x30x40 si prende gioco di noialtri dall'altezza dei suoi 0.024 metri cubi di infinito. Ma quella mano divina non esiste.
E questo i Mao Mao lo sanno benissimo.
Perciò nascono i tre tipi di individui a contendersi la soglia attraverso le loro tre caratteristiche armi, ossia rispettivamente la fuga, la logica e il numero. Ma questo è un altro discorso.

Rasper Puck

martedì

egocentrismo

Non ti sono sembrati sufficienti 4 anni per farmi scontare i miei errori?

Marin Faliero

lunedì

Doctors in R.E.

Lollo Pastafrollo: “Cosa vado a comprare?”
Frattura Plot: “Gnocco”
[N.d.A. nel reggiano la variazione linguistica gnocco sta a indicare l’alimento meglio noto nel resto del territorio italico col nome di focaccia]
Sourmash: “Invita la tipa del supermercato a mangiare le crepes!”
Lollo Pastafrollo: “Facciamo così, (pausa) vi porto a casa gnocco e gnocca (ride)”
[N.d.A. nel reggiano la variazione linguistica gnocca sta a indicare l’alimento meglio noto nel resto del territorio italico col nome di vagina]
Sourmash (prestando -poca- attenzione al telefono che squilla): “Oh mi sta chiamando il violento (esce)”
Lollo Pastafrollo: “Io vado. Voi però mettete a posto tutto eh. Che se vengono delle ragazze non possono vedere questo schifo di disordine. Cazzo tu Emu butti tutte le cose lì (guardandosi intorno) non hai rispetto (pausa) per te stesso.”
Frattura Plot: “Ma daaaai. Le montanare sono delle grezzone. Entreranno qui e si metteranno a ruttare e scoreggiare chiedendo dov’è la birra.”
Secco Jones: “E noi ce l’abbiamo la birra?”
Lollo Pastafrollo: “C’è solo il barile da 5 litri ma io non lo aprirei. Andiamo a casa domani. Non lo finiamo (esce).”
Secco Jones: “Io lo aprirei (ride)”
Kid-A: “Secondo me alle tipe interessa più la birra dell’ordine. (pausa) Ma un altra cosa gli interessa più di tutto (ride)”
Sourmash: “OHHH. (rientrando) Il violento e Marin Faliero si sono laureati!”
Coro: “Bravi bravi. Dottori. Ehhh. Sfigaaaaaati. Ahhh.”

Alla sera. Dopo che hanno riordinato grossolanamente, apparecchiato sul balcone e preparato tutto per le crepes.

Secco Jones: “A che ora arrivano le tipe?”
Kid-A: “Alle ottoemmezza. Le aspettiamo a mangiare gli spaghetti aglio e olio?”
Secco Jones: “Si freddano”
Kid-A: “Va bè mangiamo. (guardando Frattura Plot) Oh ma togli quei piedi pieni di calli dalla tavola. (pausa) Cazzo se siamo maleducati.”
Secco Jones: “Magari le due amiche sono anche carine e noi siamo qua che puzziamo d’aglio.”
Kid-A: “Meglio se sono carine che ce le trombiamo tutta la sera”
Frattura Plot: “Le montanare sono facili.”
Kid-A: “Che troie. (guardandosi intorno) Bè, noi non diamo un gran esempio di cittadini.”
Frattura Plot: “(a Sourmash) Il nostro fallimento come uomini presto sarà condiviso da altre persone”
Sourmash: “Il problema è che non lo possiamo mascherare e sai perché? Perché viviamo in una società capitalistica avanzata.”
Lollo Pastafrollo: “AHHHHHHHHHHHHH. (entrando) Le tipe non vengono. Spegnete quella musica che sono nervoso”

Testimonianza di Frattura Plot

Equipe

Sourmash: “è un motto che funziona sempre”
Frattura Plot: “Cosa?”
Sourmash: “Viviamo in una società capitalistica avanzata”
Frattura Plot: “Ma baaasta. Non sei mica Jacopo Leone!”
Lollo Pastafrollo: “Cosa significa con quello che stavamo dicendo?”
Sourmash: “Il libro che sto leggendo sostiene che nella società capitalistica avanzata in cui viviamo i rapporti personali sono basati solo sullo scambio. Su ciò che uno ha da dare
Lollo Pastafrollo: “Soldi?”
Sourmash: “No, non solo. Ciò che vuol dire è che una persona ha dei rapporti personali solo in base a ciò che può dare agli altri. Non so, qualsiasi cosa. È il motivo per cui non ci sono più le famiglie patriarcali. Perché i vecchi non hanno un cazzo da dare. È il motivo per cui anche le amicizie finiscono quando cambiano gli interessi. Non è più concepita l’idea che uno cresca e continui a vivere con le stesse persone solo perché è così”
Kid-A: “Hai ragione, in questo esame io sto studiando i conflitti e
Secco Jones (interrompendolo): “Ma se prendi il sole e fai i cruciverba!”
Kid-A: “Perché c’è troppo sole. (pausa) Fai una sfida a ping pong?”
Secco Jones: “Hmm. Okkei”
Lollo Pastafrollo: “Può essere, Sciatz”
Sourmash: “Ad esempio è il motivo per cui gli andicappati se li filano solo i cattolici (ride)”
Lollo Pastafrollo: “Eh no è! Perché cosa danno di materiale gli andicappati ai cattolici? Noi lo facciamo perché ci crediamo. Non per avere qualcosa in cambio. È così ragazzi.”
Frattura Plot: “Ne abbiamo parlato tante volte dai”
Lollo Pastafrollo: “Ma perché non volete capire? Spendersi per gli altri. È l’unico modo per non perdere tempo, per dare un senso alla propria vita. Spendersi per gli altri.”
Sourmash: “Per me chi si spende per gli altri non è diverso da chi gioca tutto il giorno alla Playstation”
Frattura Plot: “Sei un baluardo del relativismo (ride)”
Lollo Pastafrollo: “No. Ecco. A voi piace riempirvi la bocca delle parole. Ma non capite che è l’unica strada possibile. Guardate questo paesaggio (esce sul balcone) come fai a non credere in Dio con questo paesaggio?”
Frattura Plot: “Come fai a crederci?! È destinata ad essere distrutta questa bellezza. Come noi. E ne rinasceranno altre.”
Secco Jones: “(tornando in sala per prendere un pezzo di gnocco) La vita eterna è una stupida consolazione (esce di nuovo)”
Lollo Pastafrollo: “A me non interessa la vita eterna l’ho già detto. Io vi dico che credo nel vangelo perché mi fa stare bene e ci trovo un riscontro nella realtà. Una cosa è credere che Gesù è un personaggio storico, e dicono che sia Dio e (si ferma)

Tutti si mettono a ridere

Frattura Plot: “E dicono che sia Dio, bellissima! Questa frase la scrivo”
Lollo Pastafrollo: “No tu non puoi scriverla. Mi è uscita male. (pausa) Io ti denuncio.”

Testimonianza di Frattura Plot.

martedì

Premonizione

Pensate ci sia qualcosa di peggio del sospetto che tua madre e la tua ragazza complottino alle tue spalle?

Marin Faliero

Distruzione

L’amarezza, dopo aver appoggiato la cornetta, si fa largo fra il mio sbeffeggiante ego. Il desiderio di vendetta per un torto subito è immenso. Ancor più se il suddetto torto non è considerato tale da chi l’ha commesso. Il quale anzi fa notare con stupore la sua immutata limpidezza d’animo.

La consapevolezza di aver fatto tutto da solo, di essermi offeso da solo, accresce il desiderio di rivalsa verso l’amico innocente. Ciò che mi sta più sul cazzo è appunto non aver scosso le spalle come faccio sempre con tutti. L’essermi costruito un castello di entusiasmo su una certa iniziativa NonNecessaria (che presuppone la collaborazione di altri) mi ha reso per un attimo appunto dipendente dagli altri. E ciò è un grave errore. Una debolezza irripetibile che andava purificata con un gesto di innata follia. Distruggere tutto, appunto.

Accarezzare la magnifica brezza che ero solito provare, durante tutta l’adolescenza, quando mandavo all’aria qualcosa di anche mio, per rabbia, per impulso, perché avevo perso totalmente il controllo, mi riempie di fervore. Agisco spesso così, amo il sapore acre dell'irrequietezza che mi pervade le membra. Com’è bello esplodere, gettare il cappello per aria. È la libertà assoluta che adoro sfiorare.

Ma stavolta non è il caso: il motivo non è abbastanza epico per distruggere un blog così epico. Perciò mi sono limitato ad uno scherzo.

Quando qualcuno scoprirà il trucco, cioè che ho semplicemente cambiato l’url, rimetterò ogni cosa a posto e ridarò la password agli altri.

Ciò durerà, ovviamente, finché non ci sarà un motivo artisticamente all’altezza per distruggere tutto.
Emanuele

domenica

begin

come credete di comportarvi?

come vi va,come si aspettano gli altri,per stupire,per attirare l'attenzione,seguendo lo status quo,ribellandovi,esagerando,picchiando,non scegliendo,lasciandovi scorrere tutto addosso,ridendo degli altri,facendo ridere gli altri,cinicamente,sfottendo,umiliando,pensando,non parlando,fare le cose che fanno tutti,non farle apposta,seguendo una via,non seguirne nessuna...
ma guarda non so..

so solo che adesso mi chiedo il perchè delle persone,perchè si comportano così,se hanno uno scopo o non si preoccupano neanche di averne uno,se hanno passioni o se se le sono fatte inculcare,se anche loro vivono scivolando o cercano di capire ..perchè se tutti ci soffermassimo sull'esistenza e sui nostri comportamenti derivati allora non rimarrebbe che spaccarsi la testa e distruggersi psicologicamente...
ma no cosa dico meglio distrarsi e fare le cose che van fatte,quelle giuste,quelle buone e che mantengono lo stato attuale,non ci sconvolgiamo,perchè ci dobbiamo arrovellare in discorsi tristi e astratti, non ha senso a pensare al perchè delle cose..
se ci sono se ci siamo se tutto ciò esiste ci sarà un motivo,perchè lo dobbiamo ricercare,tanto non lo troveremo mai,perchè entrare in una spirale di tristezza, angoscia e amarezza quando possiamo vivere bene senza pensarci,rimanendo convinti che tutto scorre perchè è così da sempre.

non facciamoci troppe domande.


coja

sabato

This is madness

Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
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Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.
Il mattino ha l’oro in bocca.

Madness Faliero

mercoledì

what way about?

L'essere umano, che per sua natura deve avere qualcosa in cui sperare, quando la situazione appare senza via d'uscita tende a formulare ipotesi che offrano l'illusione della speranza.

Quelle derivanti dalla filosofia risultano fra queste ?


O&A

domenica

Starring at the Queer

"L’arte forma e influenza le esigenze dei ricchi dell’epoca successiva."

Antonio Caparicanolo, Giugno 2007.
(capo muratore dell’impresa F.lli Caparicanolo & C. Futuro ricco.)



"Considering ghetto-art more unaffected then other attitudes is a kind of racism typically found in young and rich students of upper classes (these people generally paint graffiti and wear ghetto-clothes)."

Jerry McLaren (teacher of Contemporary Art at UCLA) during a conference in March 1994



"Nessun’arte può esistere senza la presunzione di esser tale."

Mr.Cheat in tribunale. A conclusione dell’arringa difensiva.

sabato

Starring at the Queen

"Lo scopo dell'arte è di saper interpretare le esigenze dei nuovi ricchi.
Da questo punto di vista il futuro è la self-art."


Ramirez Sanchez - tratto da un'intervista rilasciata a "Sun" del 12.04.2007


"The reason why graffiti ain't been legalised yet is that people can't take trains' coach at home."

Rhiot139 - scritta su un muro di Los Angeles

venerdì

Babele

Mi osservi dalla panchina mentre cerco nervosa sulla cartina. Non una. Neanche una parola che corrisponda. Focalizzo punti di riferimento. Ad esempio quella casa arancione. Una grossa buccia d’arancia rompe la simmetria della facciata. A carattere Arial 64 è stampato il suo nome. Tu ghigni immobile da quella panchina. Mi chiami GOFFA. Alla sua base un cartello con scritto PANCHINA DI LEGNO. Lontanissimi i confini della piazza, non riesco a decifrarli. Lo spazio si riempie di sensi a cui non so dare il nome. Inciampo in una lastra di pietra dov’è scritto PAVIMENTAZIONE. Impreco per l’unghia spezzata. Tu ridi fragorosamente aumentando la mia irritazione. Dalla tua fronte ignara germoglia uno strato di pelle sottile con scritto FRONTE. Silenziosamente sorrido di questo risarcimento alle tue risa. Nuovi strati di pelle si accavallano a descrivere la tua ordinaria anatomia. Mi passo inconsapevolmente una mano sul tallone. Non mi stupisco di trovarvi scritto TALLONE. Mi siedo al centro della piazza deserta. Intravedo solo una minuscola panchina scolorita. Distendo a modo la cartina sulla PAVIMENTAZIONE. Inizio la scansione. Parole fluttuanti catturate dai neuroni si incollano alla mappa. Contatto visivo. È un grande sforzo di concentrazione. Pausa. Ti guardo. La panchina è piccola e distante. Riesco ancora a leggerne le propagazioni. Affusolate schegge di legno si sovrappongono al cartello. Emanazioni dei materiali costituenti aumentano il volume. SCHEGGIA CHIODO SPIGOLO PANCHINA ASSE SCHIENALE - Hai poi trovato la parola? Non ancora. Dove la stai cercando? Dove non c’è, temo - E poi silenzio.
Le tue braccia ondeggiano nel tentativo di aprirsi un varco tra le insegne. I significanti evanescenti paiono ancora darti respiro. Non vengo in tuo aiuto. Ho ancora il mio daffare. Fisso un attimo il sole credendo di trovarvi scritto SOLE. Invece mi abbaglio e tra le ciglia scorgo PALLA DI FUOCO. Una gigantesca panchina si avvicina a velocità impercettibile. Infine arriva ma si confonde. Piange e domanda ma non comprendo SCHIODO SPIGASSE PANCHENALE EGGIOLA tutto è confuso. Tu invece sei lontano. Rotoli cercando di sfruttare l’attrito della PAVIMENTAZIONE per sfogliarti di dosso tutto quell’eccesso. Mi sfioro le dita e le scopro ispessite di nomi concreti. Il tuo rotolare svela la non-evanescenza. Come infuocato non riesci a salvarti. Lo spazio ti comprime assetato di altro spazio. Sullo spazio è scritto SPAZIO. Non ci sono più confini. Finalmente a contatto con quei nomi. Mentre soffochi mi accingo alla cartina CARCO PARTA CHIMITERO CIESA SCUOZIONE STAMUSO. Dov’era SPAZIO ora è scritto SATURAZIONE. Si blocca la scansione. Implodo risucchiata dalla PAVIMENTAZIONE cercando ancora la definizione.

Yoko Onu Musaki

Boogie night

Le ragazze della coda avevano gambe che sfilavano sui denti del garzone attento,
il quale,
divorando chewin-gum e pasticche del Re Sole agitava la scatola di fiammiferi
che gli suonavano come i tacchi ancorati alle gambe di quelle.
Le quali invece avevano altro su cui passeggiare tipo le suole spazzolate
della Chevriolet chez monsieur Lipset
drinkeggiando Martini e mostrando canini affilati.
Con cui avventarsi su un ipotetico innamoramento inserito in giacchette
di dubbio gusto tra il viola e il fucsia rosé.
Dicendo guarda ragazza quello si era inevitabilmente compromesso ma dopotutto un ruolo pure lui ce l'aveva.
Il suo ruolo nell'attimo descritto era in bilico tra cinico e patetico, ma
il quale,
non aderiva comunque a mostrarsi scettico.
Per cui tentava e ritentava aggrappandosi a questo masticare furibondo che gli rimestava un gusto di parole
biascicate
che al naso di quelle
- e in particolare di quella che lui aveva addentato-
puzzavano di cadavere in via di decomposizione.
Un paio di mosche ignare gli ronzavano attorno alla fronte sudata tra il bianchiccio e le chiazze congestionate, ma queste non avevano intenzioni malvage, dopotutto.
Quello per se stesso sembrava non demordere e si batteva come un pugile trovando come uniche alleate quelle chewin-gum al gusto di Re Sole,
le quali,
probabilmente nell'arco della serata si sarebbero rivelate le sue uniche puttane di fiducia.

Quincey Morris

martedì

La risposta di IO

Hai ragione. Forse avrei dovuto dire IO. IO penso IO rappresento IO scriverò IO odio IO sono influenzato da e IO che non ho nessun riferimento faccio dico vivo rifletto IO. E ti assicuro per un megalomane auto-referenziale e tendenzialmente mitomane come me essere accusato di non aver usato il pronome personale IO è alquanto buffo e insolito. Ma ammetto che è pertinente.

Anche se non puoi negare che l’essere monadi in una realtà globale, il non avere alcun legame generazionale, il vivere in società consumistiche allargate, il fatto stesso che ognuno creda di poter rappresentare qualcosa e la possibilità che esista ad ogni latitudine il banale provincialismo qualunquista, ciò rappresenta l’ambiente comune in cui TUTTI o quasi viviamo.
E IO credo che sia retaggio di una sociologia medievale, triste e priva di spunti credere che dei fenomeni vada considerata solo la presenza.
La mancanza influenza e definisce i contorni umani e sociali in cui un individuo cresce tanto quanto la presenza. Quindi IO sono convinto che l’assenza di un’appartenenza sociale, l’assenza di una visione unitaria, l’assenza di tutto ciò che tu e altri milioni di finti pensatori illuminati avete puntualmente descritto, sia proprio ciò che ci accomuna e che ci permette di essere considerati una generazione. Una generazione molto più variegata, solitaria, individualista-IO, virtuale se vuoi, con maggiori voci, più difficile da catalogare per quelli che vogliono sempre catalogare, senza esperienze comuni, senza lotte unitarie, senza senza senza.
Se vuoi saremo la generazione dei senza.
Non so, i nomi generalmente li danno i posteri e sono tutti limitativi e annichilenti. Ciò che voglio dire è che il fatto che la nostra epoca sia ovviamente diversa dalle precedenti non significa certo che non sia anch’essa un epoca. E la nostra generazione, variegata fin che vuoi, non descrivibile fin che vuoi, è pur sempre una generazione di coetanei che vive più o meno esperienze simili in una società simile.

E mentre molti registi messi in difficoltà da questi anni narrati a infinite voci si rifugiano in più facili clichè di epoche passate, Tarantino a MIO parere prova ad essere realmente contemporaneo. Il che significa, oltre che descrivere, contribuire a creare immagini, suggestioni e attitudini nei ragazzi. IO, che ero e sono ragazzo mentre escono i suoi film, sento che lui è l’artista vivente che più MI ha influenzato. Tutto qui.

Infine il tuo bel commento e la maggior parte dell’esperienza di questo blog dimostrano in modo lampante quanto il distruggere sia più sciolto e affascinante del dire. Probabilmente perché ontologicamente non potremo mai dire nulla di sensato e di effettivamente adatto e motivato. Questo è il motivo per cui io di solito sto dalla parte del distruggere e per cui quando dico preferisco sfiorare o lo faccio utilizzando iperboli, linguaggio icastico e provocazioni.
Perciò non posso che apprezzare incondizionatamente ed elogiare il tuo intervento de-costruttivo e giustamente sconfortante.

A questo punto non posso firmarmi ancora Comitato cinema fucsia e nemmeno Mr.Cheat che è morto o chi altro. Mi firmo IO, cioè colui che ha scritto circa un terzo di ciò che leggete in questo contemporaneo e magnifico blog.

IO

Jacopo Leone l'amico di scazza ha detto

Credo che questo post sia in assoluto uno dei piu idioti e banali che abbia mai letto. In primo luogo la "nostra generazione" non esiste e mai esisterà. Il sessantotto aveva un riferimento sociale unitario forte, classista e generazionale. Noi, quelli del WTC, immediatamente dopo quelli del Muro, non abbiamo alcun legame generazionale. Abbiamo legami, ma ristretti, parziali, nulla più. Siamo monadi in una realtà globale, in cui i rapporti svaniscono appena oltre le mura di casa. Niente potrà più creare un appartenenza sociale vasta, internazionale, con valori e ideali condivisi [vedi libertà sessuale, femminismo, pacifismo]. Tutto questo è sparito (sui benefici eventuali si puo discutere). Viviamo in società consumistiche ed allargate. Basta leggere un libro di sociologia per scoprirlo.Pensare dunque che un regista possa rappresentare una particolare fascia di età sociale è se non altro infantile.

"Il fatto è che noi ragazzi, che non abbiamo fatto il sessantotto ma siamo passati per scuole che cadevano a pezzi, non siamo cresciuti...". Quel Noi odioso non esiste. Parlare così è credere di rappresentare qualcosa, credere di poter essere in grado di dare voce ad un vasto gruppo di persone, nel caso coetanei. Proprio quello che fa Moccia nei suoi libri. Il solito, banale, provinciale, discorso qualunquista.

Per quanto possa apprezzare Tarantino, riesco a capire che per un altro ragazzo della mia generazione tutto quello possa non dire nulla -perchè magari preferisce Tom Cruise, i Linkin' Park o Ermanno Olmi. Elevare qualcosa -qualsiasi cosa- oggi giorno a fenomeno generazionale ("noi ragazzi"), è semplicemente sciocco, come lo è pensare che una volta preso "noi" il potere di critica cinematografica(anzi no, "le nostre generazioni") non potremo che trovarci consenzienti nel lodare Tarantino e pellicole. Uniformità sociale marxista. Con una punta di determinismo.
Senza parole.

Critica di uno che solitamente apprezza le pagine di questo blog.

domenica

Recensione di Death Proof

Attenzione. Qui siamo di fronte all’urgenza di effettuare importanti riflessioni. È evidente che ogni contemporaneità ha qualcuno che la canta, e c’è chi la canta meglio, chi è un po’ stonato, chi è solo un epigono e chi addirittura (come vorrebbe Oscar Wilde) mentre dipinge un epoca contribuisce a crearla. Io avevo 9 anni quando Vincent e Jules puntavano le loro pistole e Marcellus Wallace, violentato da un pervertito nel retrobottega di un negozio, si faceva salvare dal giovane e sanguinolento Bruce Willis. E potrò dire di aver avuto 19 o 20 anni quando Uma vestita di giallo massacrava centinaia di incolpevoli cinesi. Ora posso dire di averne quasi 22 e di aver assistito, ieri sera, ad un pezzo importante della Storia del cinema.

Credo che Quentin Tarantino sia l’artista più rappresentativo del passaggio fra i due millenni. Ne avevo il sospetto quando, con Jackie Brown, le Ienie, Pulp Fiction e firmando la scenggiatura di Natural Born Killers creò non solo un genere ma un attitudine che molti hanno inconsciamente fatto propria, fatta di cinismo artistico gratuito, sdrammatizzazione della morte e conseguentemente della vita, colori e musiche re-inventati mescendo pop-art pischedelìa oriente e country, dialoghi balordi e fantasia realmente creativa senza freni. Ne ho avuto la conferma guardando Death Proof, la storia di un folle ma tenero Stuntman Mike che insegue crew di ragazzine affermate e cerca di massacrarle in modo buffo e disincantato.

L’aspetto stupefacente è il modo in cui è narrata una vicenda apparentemente priva di senso, di morale, di insegnamento, di cambiamenti, di pedagogia, di socialità e di tutti quei paroloni che piacciono tanto a certi critici. È evidente come Tarantino riesca sempre a non incanalarsi in nessun clichè e anzi a creare lui stesso modelli che verranno poi ripresi dagli altri.
L’idea del serial killer, di per se usurata e resa tediosa e arcaica da molti film privi di slancio, è sviluppata qui in modo diverso, fra lo splatter pulp, l’ironia, il vintage di un pellicola rovinata e privata di fotogrammi (in pieno stile Grindhouse Movie) e dialoghi forse non al livello delle Iene ma estremamente graffianti e ispirati.

Si tratta di un film che esalta tutti coloro che si aspettano di essere stupiti, ma che riesce anche a fornire infiniti spunti agli studiosi di cinema che ritrovano citazioni sceniche e musicali sparse un po’ dappertutto.
Perciò mi fa sorridere che Tarantino (talmente auto-ironico e consapevole del suo talento da citare se stesso) venga pure stroncato dalla critica. La stessa critica che magari osanna la presunta profondità semantica di un banalissimo Olmi (o chi per lui) o che celebra film salvati soltanto da inutili effetti speciali, senza arte e creatività, solo perché i primi trattano come clichè temi apparentemente impegnati e i secondi ripropongono come epigoni l'idealtipo americano di avventura.

Il fatto è che noi ragazzi, che non abbiamo fatto il sessantotto ma siamo passati per scuole che cadevano a pezzi, non siamo cresciuti col carosello ma con Mentana che ci raccontava quante madri e quanti figli erano stati massacrati nel giro di dodici ore, noi che non abbiamo avuto eroi positivi come Bob Dylan ma soltanto marce storie di drogati finiti nel sangue come Kurt Cobain, noi giovani tecnologici, solitari e post-industriali rivediamo le nostre vite e i nostri pensieri nell’allegro nichilismo di Quentin.
Non che sia un bene o un male, forse è solo una questione di tempo. L’unica consolazione è che saranno le nostre generazioni a scrivere i libri di storia del cinema che parleranno di questi anni, e sono convinto che il nostro poeta pulp sarà celebrato a dovere.

Comitato cinema fucsia.

mercoledì

Ever

Camminavo lungo il viale dove abitava la signorina Nye. Mi aveva telefonato dicendo che doveva sistemare le ultime cose in mattinata, ma che dopo le dodici sarei potuta passare appena libera. Perciò mi godevo la passeggiata perché ero in orario e avevo già pranzato, come lei mi aveva chiesto. Era stata gentile la signorina Nye, mi aveva firmato il permesso per tutta la mattinata benché sapesse che non sarei stata occupata per più di mezz’ora. Credo di esserle sempre piaciuta, alla signorina Nye, ché fin dalla prima volta che mi aveva visto in fabbrica si era fermata a parlarmi. Abitava in un quartiere a nord di Central Park, in una villetta blu. Il cancello era aperto, come d’accordo, quindi mi avvicinai alla porta sul retro e suonai il campanello due volte, come d’accordo. Lei non arrivò subito. Quando mi aprì vidi che indossava un elegante vestito giallo, come mi aveva detto, e che si era truccata. Mi disse salve Clarissa, entri pure. Mi avvicinai e la accoltellai appena si fu girata, in modo che non avesse la pena di vedere la scena. La abbracciai e la accoltellai altre tre volte, più o meno nello stesso punto. Lei non disse nulla. Quando la lasciai cadde a terra e iniziò a trascinarsi a fatica lungo il corridoio. Entrai e chiusi la porta. Trascinandosi lasciava una larga striscia di sangue sul parquet. Nell’appartamento suonava un vinile di musica negra. Per morire ci mise circa una decina di minuti, non so perchè si era trascinata in cucina. Rimasi lì a guardare.

N-man139

lunedì

3° Teorema dell'Economia del Benessere

Un'allocazione sub-ottimale dal punto di vista della distribuzione della figa ( in particolare ci si riferisce alla concentrazione di questa nelle mani di pochi soggetti ), comporta elevati costi sociali in termini di malcontento diffuso e delle tensioni che ne derivano.

Marin Faliero

venerdì

Il decalogo

Principio n°1 Al diminuire dello spazio aumenta la violenza

Principio n°2 La regola n°1 è valida perchè aumenta la probabilità di contatto

Principio n°3 La gente compra la mia compagnia,non l'utilità dell'indumento

Principio n°4 I vostri schemi mentali non funzionano, in quanto non improntati alla violenza fisica o mentale o in qualunque modo la si intenda.

Principio n°5 Oggi la disciplina non è più collegata alla violenza: questo è un errore

Principio n°6 Anche nell'esercizio della violenza ci sono delle priorità: prima ti sfoghi poi fai male

Principio n°7 Non si nasce violenti,lo si diventa

Principio n°8 Non si può estirpare la violenza dall'uomo; essa può essere esposta o nascosta,ma è una componenente intrinsecamente presente in noi

Principio n°9 La violenza sulle donne non è mai giustificabile,quella sugli uomini è sempre giustificabile (e non è mai troppa)

Principio n°10 All'aumentare della tensione nervosa aumenta la probabilità di esercitare violenza

Il Violento

lunedì

Piccio piccionis

Te ne stai lì
avvilito in un trapezio
tra la grondaia e il tetto
all’ombra
ti vergogni di te stesso.
E fai bene,
piccione,
ché di qualità
tu sembri non mostrarne,
topo che infesta l’aria
con quei colori squallidi
la testa affossata dentro al gozzo
appollaiato nella tua stessa merda.
Ci imbruttisci
di fronte alla beltà di maggio,
alla grazia del merlo
che gorgheggia
e si rincorre con le amanti,
a cui do i più bei frutti
ché mi concedano la lor presenza.
Umiliato
appesantito
impacciato
cerchi di non farti notare
mi chiedi perdono con lo sguardo
la tua inettitudine non occupa spazio.
Io quasi per sbaglio
odo il tuo zampettare
ti commisero dall’alto
poi ti stermino con l’insetticida.


Faser Lioton is back

venerdì

Blessed be the manner

-Dicono che Jessy Marchesi si sposerà con il reverendo Lawrence.
-Ihihihihihihihi che car’uomo il reverendo con quel cane di paglia e le mucche pezzate dietro casa.
-Già, dicevano che non riuscisse più a gestirle da solo, non avesse più tempo per scrivere i suoi sermoni. Non ho mai assistito a liturgie così brevi dai tempi in cui eravamo nella parrocchia di Yorkpitts.
-Non essere scortese George
-La prego signor Murrews, il reverendo sarà qui a minuti
-Certo, e il tacchino seguirà le orme del reverendo
-E Jessi Marchesi cerchera di tenere il ritmo al taccino
-Hahahahahahaha
-Oh George hai deciso di torturarci stasera
-Vi prego, vi prego signori. Io e il reverendo siamo ottimi amici, lui sa che mi piace scherzare in sua assenza
-Vedete, Murrews era solo infastidito perché ha lo stomaco che inizia a brontolargli
-Esatto Jacobson, cosa ne direste di un altro goccetto?
-Il gallo non farà in tempo a cantare che lei mi avrà rinnegato tre volte, signor Murrews
-Scusi cosa vorrebbe dire Jacobson?
-Che voglio sfidarla a duello George
-Alex per l’amor del cielo cosa stai dicendo?
-Oh il signor Jacobson sta sicuramente scherzando
-E quale sarebbe il motivo Alex?
-Lo sai George
-E’ per caso il tacchino?
-Certo Murrews. Sua moglie non ha cotto il tacchino in tempo per dirle addio

Mc spike

Tautologia del calcetto

è così difficile fare le cose facili?

Riki

sabato

innocence constraint

vaffanculo stronzi,non sono stato io,cosa volete, io non c'entro,non c'ero e non volevo esserci non ho fatto niente

adesso tu ci dirai tutto

ma ve l'ho già detto,non l'ho creato io non c'ho pensato io..è stata colpa di ..è toihr... lui che mi ha convinto..interrogatelo e chiedeteglielo..vi confermerà tutto

toihr è innocente e c'entra del tutto ..gli abbiam fatto anche il test del Dna che l'ha completamente condannato

è impossibile..mi state mentendo..io non volevo entrarci mi hanno costretto..io volevo starne fuori,ma loro hanno voluto e io non ho potuto rifiutare..

ma non ci dire balle sappiamo che anche a scuola eravate amici tu e viean...addirittura eri in banco con lui...

ma no cosa dite..cioè sì..ero con viean ma solo perchè non c'erano più posti liberi..insomma io non c'entro niente ..non volevo entrarci è stata colpa loro

tu sei entrato e basta e questo è sufficiente per la tua innocenza

ma io sono colpevole ve lo giuro..non ho fatto niente..non volevo entrare in quel posto non volevo....mi hanno costretto...

coja è innocente,è ammesso..portatelo via

noooooooooooooooooooooooooo




coja

giovedì

Commentarii de bello virtualo

Il violento (con tono declamatorio): “Al diminuire dello spazio aumenta la violenza”
Esercito (perplesso): “??”
Il violento: “Perché è più probabile il contatto.”
Marin Leonida: “Dobbiamo diventare così grossi da non aver mai più bisogno di chiedere! E così ignoranti da non esserne nemmeno in grado!””
Esercito (esaltato): “TONITE UI DINE IN ELL”

Pubblico (festante): “Vogliamo vedere le tette. Le tette grosse”
Leader del pubblico (masturbandosi distrattamente): “Esigiamo taglia immagine per le parti più sconvenienti di ogni corpo”
Regista virtuale A: “Ma non so se
Pubblico (deluso): “BOOOOOOOOO. BOOOOOOO”
Regista virtuale B: “Okei okei. Vedremo di accontentarvi. Sono 20 Euro per ogni prodotto. 21 se volete anche l’etichetta NonNecessariamente.”
Parte sconveniente di un corpo (vagando sconsolata): “Non siamo altro che l’insieme delle nostre convinzioni. Essendo queste necessariamente parziali e relative, Noi siamo relativi. L’unica cosa oggettiva che ci informa è il corpo. Alla fine, ahimé, hanno ragione i palestrati.”
Pubblico (che si è accorto della parte sconveniente): “Vattene. Vattene. Vogliamo le tette grosse i culi piccoli i cazzi turgidi e i denti dritti.”
Leader del pubblico: “Eh no. Così non va. La vostra censura estetica ha delle smagliature. Come udite il pubblico pretende solo gli scorci migliori della vostra fantasia.”
Regista virtuale A: “Dai vi facciamo 18 euro per il disguido”
Regista virtuale B: “Ma col cazzo! Gli dai poi i tuoi di soldi! Il prodotto è questo il progetto è questo noi siamo artisti non siamo mercenari il prezzo è questo”
Pubblico (contrariato): “BOOOOOOOOOOO. BOOOOOOOOO”

Marin Leonida (solenne): “Preparatevi allo scontro.”
Esercito: “UO UO UO UO UO”
Soldato (che non ha a cuore la sopravvivenza della sua stirpe): “Comandante?! Contro chi dovremo scagliarci? Contro il pubblico contro i registi contro il violento o contro Jaco?”
Marin Leonida (dispiaciuto): “Uccidetelo.”

Eroe locale: “Pretendo il taglia-immagine anche su tutti i Cinegri e i Marozingari!”
Regista virtuale A: “Siamo multiculturali, rispettosi, contro il razzismo e contro ogni discriminazione di razza pene e reddito. Per i cinegri non c’è niente da fare. Se non volete i Marozingari invece dovrete pagare 30 Euro anziché che 20”
Regista virtuale B (sottovoce): “Quaranta digli quaranta.”
Leader del pubblico: “Come la mettete con la frustrazione?”
Regista virtuale B: “Dobbiamo ancora pensarci.”
Regista virtuale A: “Vedi è un progetto progettato male, vedi, siamo alla mano ma siamo molto impegnati.”
Marin Leonida (sottovoce senza farsi sentire dall’esercito e dal pubblico): “Se non ci fossi io a ridarvi un po’ di razionalità e a dirvi ciò che è giusto; sono certo che sbagliereste.”
Soldato (imprudentemente): “Cos’hai detto comandante?”
Marin Leonida: “Ho detto UO UO UO UO UO.”
Esercito: “UO UO UO UO UO.”
Marin Leonida (con empatia paterna): “Uccidetelo.”


Caio Iulio Toad

mercoledì

De fragilitate animi

Centoquaranta milioni di africani sufficientemente neri (qualcuno sostiene che potrebbero essere nigeriani) stanno organizzando una partita di calcetto in un campo da cinque.

Il pubblico pagante, che osserva attentamente dalle tribune con aria condizionata, si dispiace perchè la partita tarda ad avviarsi. E' un peccato perchè molti tra gli spettatori sono studiosi appassionati del giuoco del calcio e vorrebbero poter dilettare le proprie consorti con un frizzante commento della partita.

Passa molto tempo, ma sembra che i centoquaranta milioni non riescano a mettersi d'accordo su come formare le squadre perchè perdono tutto il tempo a fornicare e a scacciare mosche. Perciò gli unici spazi di intrattenimento calcistico si hanno quando qualche giocatore più bravo degli altri ruba la palla e si mette a fare numeri di alta classe finchè qualche nervoso gli spara o lo spinge su una mina.
Il pubblico disgustato urla "fair play, democracy".

Ad un certo punto entrano in campo quattro italiani con la maglia di Totti, cantando "po-poroppo-po-pooo-po" i quali, rivendicando il loro giuoco da campioni del mondo, estraggono impunemente la palla dalle dita carbonizzate dell'ultimo nero esibizionista che aveva provato a toccarla e si fanno spazio nella massa cantando sempre "po-poroppo-po-pooo-po".

Arrivati a centro campo posano il pallone e chiedono cortesemente agli altri giocatori di spostarsi oltre la linea del fallo ché loro stanno per intraprendere un due contro due.

Tra il pubblico -esaltato per l'inizio imminente di una bella partita- c'è ancora qualcuno che fa notare che se gli africani gestiscono le loro risorse economiche e territoriali come gestiscono la superiorità tecnica e fisica a calcetto non c’è da stupirsi se hanno dei problemi.


Ontario Milly

martedì

Autodafé

Quando non sapete più cosa fare o, meglio ancora, siete indecisi sul da farsi, pensate a quello che farei io.
E fatelo.

Marin Faliero

domenica

Fussball und

un gruppo di ragazzi, presumibilmente originari del Marocco, sfida a calcetto 5 emiliani.
i nordafricani sono 6. forse 7. subito litigano per chi debba rimanere in campo. arrivano ad un accordo. chi sta a fuori, a turno, inveisce premendo per rientrare.

gli italiani sono inferiori dal punto di vista atletico e raramente tentano il dribbling. il pallino del gioco resta in mano ai nordafricani per la maggior parte del tempo; essi stanno in tre sulla linea della palla e, dopo aver fatto un giochetto ciascuno, se la passano. ogni tanto cercano una giocata in profondità ma raramente si capiscono l’un l’altro e sotto porta peccano di ingordigia.
fra un invettiva e l’altra si scordano spesso di tornare in difesa, mentre gli italiani stanno arroccati intorno al portiere e appena possibile colpiscono in contropiede.

quando sono in superiorità numerica gli italiani accelerano e generalmente ne approfittano concludendo con una rete. in quei casi invece i nordafricani passano la palla indietro e ricominciano con i giochetti, per poi magari provare a tirare da lontano. puntualmente chi tenta il tiro da lontano viene coperto dagli insulti dei compagni di squadra.

gli italiani, che non hanno mai giocato agonisticamente a calcio ma praticano tutti altri sport, tengono sempre la palla bassa e, quando riescono, provano ad avanzare anche con rimpalli o azioni caotiche. i nordafricani, che hanno doti tecniche decisamente superiori e più allenate, non passano mai la palla se non dopo averla toccata almeno due volte con ogni piede e generalmente la tengono alta provando lanci o improbabili pallonetti.

quando perdono palla gli italiani corrono in difesa provando a contrastare gli avversari, i nordafricani tentano il fallo e, se non riesce, rientrano trotterellando insultando chi trotterella meno.

risultato finale: 7-1 per gli italiani. gli sconfitti, contrariati, si accusano a vicenda sfiorando la rissa e pressano per avere una rivincita.

qualcuno fa notare che se i nordafricani gestiscono le loro risorse economiche e territoriali come gestiscono la superiorità tecnica e fisica a calcetto non c’è da stupirsi se hanno dei problemi.


Murray

venerdì

Elogio del discount (take one)

EA sports and CCLS
with the partecipation of
NNCS
N'SYNC
ROB SWIFT
AEPAMINONDA
present


SUPER MARIO WORLD

animi necessitatis
the best of both worlds
coriandoli e popcorn

" sto defecando, e continuo finchè l'escremento trabocca dalla tazza del gabinetto, cominciando a riempire la stanza, alzandosi sempre più di livello -ormai sto affogando- e in quel momento mi sveglio con un orrore indicibile" Per questa persona la vita è diventata [...] TIPICO CASO DI NECROFILIA


Questo processo non si sviluppò in forma omogenea nei paesi latinoamericani nè si produsse senza ostacoli. TIPICO CASO DI RAPPORTO POST COLONIALE

tattaradattataaaaaaaaaa

credits 160.380
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t_o_a_d_

please insert coins
more players more coins



Killer Toad

martedì

La necessità

-la mia tesi è che tu non esisti-
-e come pensi di dimostrarmelo-
-innanzitutto non penso di dimostrarlo a te. inizierei con una contraddizione. io non ti sento nemmeno parlare-
-però mi rispondi-
-hm. bbb. nnn. caro pubblico
-non c’è nessuno-
cominciamo con la dimostrazione: un mio compagno di classe delle elementari mi convinse che chi aveva gli occhi azzurri vedeva tutto azzurro-
-e chi aveva gli occhi verdi-
-chi aveva gli occhi verdi vedeva tutto verde. me lo dimostrò empiricamente. io avevo gli occhi azzurri. e vedevo il cielo azzurro. i jeans azzurrastri. i puffi azzurrognoli. le biglie bluastre bluastre-
-e le porte?-
-eccezioni-
-le case le persone il telefono la carne?-
-tutte eccezioni. egli mi dimostrò anche che le persone bionde non esistono-
-io sono biondo-
-infatti arriverò a dire che non esisti-
-perché?-
-perché a voler esagerare qui in Italia esistono le persone castane chiare. se uno è castano chiaro al massimo d’estate la salsedine del mare lo rende quasi biondo. ma mai fino in fondo-
-perché?-
-perché è un dato di fatto. se tu guardi, tutti gli italiani che rispecchiano l’archetipo del biondo sono tinti. infatti tu sei tinto-
-schiarito-
-vedi, quindi non corrispondi all’idea assoluta di biondo. non sei biondo?-
-si che lo sono. dopo che mi sono schiarito lo sono diventato-
-ecco. ecco, tu confermi che non esistono le persone bionde e poi ammetti di esserlo. quindi non esisti. è evidente-
-dannazione, la logica non sbaglia-
-hei. ma dove sei finito?-

palestrione

venerdì

L'unica cosa veramente evidente è che fotsirk alokin ha del gran tempo da perdere. Come tutti i blogger d'altra parte...

PS: Hai rotto il cazzo!

Marin Faliero

mercoledì

Lettera dall'inferno (a Faser Lioton)

talvolta la voglia di ficcare il tuo tizzone ardente in qualche umido anfratto ti gioca dei brutti scherzi.

si finisce per mangiare banane virtuali sdraiati nello schermo. o accartocciare le pagine di un vecchio libro, snocciolato ma mai inteso, per pulire il biancastro piacere acido sui pantaloni. o si sublima la noia divertendosi a creare.

creare
creare creare.

non facciamo altro che creare. è il nostro spreco.
non ci importa il risultato. non ora almeno. ci importa l’atto.

l’atto.

tutto si può creare. perfino personaggi che non esistono infilati attraverso i cavi del web in corpi presumibilmente veri. direi che è arte, se non fosse una parolaccia.
perfino all’inferno dei molluschi non facciamo altro.

l’Alice de te creata è una Dea del sesso un po’ porca. profonda e marcia, con un retrogusto di Bukowski e due capezzoli turgidi che aspettano solo la tua carne fucsia.
l’Alice da me creata è un epigona ninfomane. vuota e scimmiottante, con una propensione per la scialbezza che mi fa soffrire lei, me stesso, l’uomo.

tu le dai le chiavi d’accesso delle nostra entità fucsia, sperando che una volta dentro di te possa farti godere. io gliele tolgo, perché ho troppa varechina inutile per aggiungerne altra.

non ci importa nulla della vera Alice.
ma io e te dobbiamo combattere.

Mr.Cheat

martedì

TRILOBITI

La vostra speranza di una realtà fossilizzata e fossilizzante non è che un castello di sabbia di fronte alle onde del mare.

Marin Faliero

venerdì

Salam

pagina bianca.
sporcata
non lo è più.
che peccato
era bello
pensare i possibili
modi
per farlo.


Amiga 600

mercoledì

Recensione di Centochiodi

Uscendo dalla sala si è subito turbati dal pensiero che una pellicola così l’avrebbe potuta girare soltanto un grande e riconosciuto regista. Perché a chiunque altro, privo del cognome blasonato, sarebbe risultato arduo trovare chi credesse in un progetto del genere; in cui si mescolano consumati clichè e la malsana speranza che qualche bella frase sparsa, mescolata a usurate banalità, possa bastare per fare un film.

L’idea iniziale è stupenda: l’affermato filosofo che si ribella come fosse un atto dovuto contro la cristallizzazione della cultura, al grido di tutti questi libri non valgono una carezza; compra cento chiodi; sottrae un mazzo di chiavi; inchioda tutti i gli antichi volumi al pavimento della biblioteca e poi fugge. Sarebbe potuta essere una magnifica opera d’arte Dada. Il fulcro di un happening surrealista. Una metafora di un qualche poeta o filosofo. Anche soltanto un cortometraggio di cinque minuti.

Invece, dopo l’illusione iniziale, lo spettatore è costretto a subire un polveroso accostamento di vecchie idee neanche troppo re-interpretate.
Il mito del buon selvaggio incarnato da una piccola comunità idilliaca sulle rive del Po che sembra scimmiottare le proteste anti-TAV. Un ingiustificato pout pourri fra religione e cultura, in cui a un certo punto Raz Degan critica l’utilità di tutti i libri mai scritti dall’uomo, il sacerdote gli risponde parlando dell’unica opera dettata presumibilmente da Dio e quello tira fuori dal cilindro un Dio non è stato capace nemmeno di salvare suo figlio dalla croce. Subito seguito da una (non menzionata) citazione di Bukowski: nel giorno del giudizio sarà Dio a dover rendere conto di tutta la sofferenza del mondo.
E poi !?
Basta aggiungere le numerose pedo-inquadrature ai costumini delle bambine e ai loro volti maliziosi; qualche personaggio manichesita come il maresciallo buono, la ragazza di campagna che arrossisce, il ragazzo ignorante ma solidale, l’uomo di chiesa reso arido dalla cultura, i vecchietti amanti del vino rosso e privi di pregiudizi, il professore bono in BMW che si riscopre eremita e il custode un pò picchiatello. Ecco: mescolate tutto con un atavico odio verso il dogmatismo, aggiungete frasi non vostre, che qualsiasi bambino di qualsiasi scuola elementare potrebbe pronunciare, ma mettetele in bocca a un figo come Raz Degan e il vostro film itellettualoide è pronto. Attenti però se non vi chiamate Olmi: tutti avranno subito l’impressione che al di là dell’immagine poetica dei libri inchiodati non vi sia nulla.

Ad una mente modesta che vuole porsi in condizione dubitativa sorge sicuramente il sospetto di non aver inteso qualcosa. Forse che dietro alle lente inquadrature mute, unica nota un pò vintage, si nasconda un intuizione che a noi è sfuggita?
A tal proposito un amico, appena usciti dalla sala, propone di riguardarlo. Ma la sola idea atterrisce tutti i presenti.
In effetti le grandi opere d’arte hanno saputo coniugare la complessità semantica con la piacevolezza della fruizione e riguardo questo film, anche volendosi imporre un epochè sul primo punto, si è costretti ad ammettere che il secondo manca.


comitato cinema fucsia

domenica

aspettative autorealizzantesi

[...]erano anni, quasi una vita ormai, che sua madre gli diceva che non era normale. Lui aveva cercato ovunque un esempio di normalità da seguire, invano.[...]
Dopotutto, lui, beh... non poteva certamente deludere chi l'aveva generato[...]

Marin Faliero

sabato

Nephertiti

Fanculo.
Entra va a fondo e risale sulla pelle.
Droga sesso, molto più veloce.
Trasgressione, violenza, dolore dolore,
Ansia, rischio, morte.
Morte morte morte.
Un riccio spappolato sulla strada.ci piove sopra escono le budella
Il trattore lo porterà via- dicono- lo porterà via con la ruspa
-Dicono dicono dicono porco dicono-
‘Lo trascina male lo schiaccia lo spalma sulla strada.’
‘chi ha parlato? chi cazzo ha parlato’
‘LUI’ indica il riccio.
Gli esce un occhio dal sangue. Puzza.
‘Portatelo via portate via quel cazzo di riccio’
‘Almeno spostatelo dalla strada, qualcuno pensi ai bambini, i bambini perdio’
Ci ha le larve ci escono i vermi ci fottono le mosche
‘Se ci vengono i vermi è un buon segno, vuol dire che non andrà in cancrena’
‘Qualcuno mi dia una manciata di vermi, dei vermi sulla ferita del 1914’
Ci piove sopra il sangue si annacqua
È una sgommata di merda non si vede neanche più che è un riccio
‘Ha le palpitazioni palpita come una puttana’
‘Ascolta i Chemical’
‘È in acido’ Mai visto un riccio in acido
‘La pelle mi soffia via mi si stacca di dosso.’
Si sta sciogliendo, trasuda i suoi resti, rimane graffiato nell’asfalto.
‘Ci ha pensato la natura’
‘Un altro fallimento’
‘Ah che storia quella del riccio’


Rhiot 139
(su gentile concessione di Sandra)

giovedì

domenica

Si sta

come di domenica(*)

alla Tarantella(**)

in tuta.




Aiuto alla comprensione

(*) in questo caso l’autore si riferisce esclusivamente alla domenica pomeriggio.
(**) si ritiene che il nome proprio sia quello di una nota pizzeria da asporto del luogo che ha dato i natali all’autore.

mercoledì

Libero arbitrio (dal punto di vista di un illustre fisico dell'università di Pisa nonchè amico di NonNecessariamente)

Idea cardine della religione Cristiana è il libero arbitrio. Ma non solo la religione ha bisogno di questo concetto. Noi essere umani, per poterci sentire artefici del nostro futuro, dobbiamo credere di essere liberi, liberi di pensare, liberi di agire, liberi di scegliere.

La capacità di scelta è ciò che distingue l'agire di un essere vivente dal mero subire di un oggetto inanimato. Un sasso non sceglie la direzione nella quale rotolare. Tutti gli esseri umani hanno invece la sensazione di determinare il loro futuro grazie alle scelte che ciascuno compie nella vita. Tale sensazione è illusoria o reale?

In matematica la scelta viene considerata un assioma: “data una famiglia non vuota di insiemi non vuoti esiste un insieme che contiene un unico elemento di ciascun insieme della famiglia”. In sostanza l’assioma sostiene che comunque preso un insieme non vuoto si possa sempre scegliere un suo elemento e usare quello come rappresentante di tutto l'insieme; per chi è familiare con le figure retoriche equivale alla possibilità di fare una sineddoche.
Avendo i matematici postulato l'esistenza della scelta, con ogni probabilità io non riuscirò mai nella mia indagine. Voglio però esporvi 2 ragionamenti che mi lasciano alquanto perplesso.

-Consideriamo una persona che si trovi davanti ad una scelta banale. Per esempio debba scegliere tra 2 strade. Se il nostro viandante non ha ragioni per scegliere ne l'una né l'altra con ogni probabilità sceglierà casualmente oppure il suo inconscio sceglierà per lui, e una scelta casuale non è per me da considerarsi come scelta in quanto la persona come tale non ha avuto nessuna parte nel determinare il risultato di tale avvenimento.
Quindi affinché si possa parlare di scelta il nostro viandante deve riflettere, considerare i pro e i contro di una strada e dell'altra ed infine, esausto per tale sforzo, incamminarvisi. Ma dopo che avrà ragionato e valutato il da farsi, ci saranno una o più ragioni che faranno si che egli propenda verso una delle due strade. Ora, potrebbe essere per esempio che una strada è facilmente percorribile mentre l'altra è angusta e ripida, e il nostro viandante ha anche male ad una gamba....
Egli, col suo ragionamento, valuta quindi
1. quello che ha imparato dall'esperienza (strada ripida = faccio una fatica boia)
2. ciò che impara dai propri sensi nel presente (vede la strada ripida, sente male ad una gamba)
Infine mette tutto insieme e giunge ad una conclusione.

Sarete d'accordo con me nel sostenere che quello che impara dai propri sensi nel presente non dipende da lui (a meno che non stia scegliendo cosa valutare, ma questo problema lo affronterò tra un attimo).
Ma anche l'esperienza del passato non dipende affatto da lui. Infatti l'esperienza si forma o per avvenimenti che succedono casualmente o per scelte compiute precedentemente. Perciò possiamo ripetere il ragionamento appena fatto anche riguardo le scelte del passato: ciascuna di esse sarà stata compiuta o casualmente o grazie ad un ragionamento. Questo ragionamento a sua volta però sarà stato frutto dell'esperienza avuta ancora prima. Si può continuare ad andare indietro nelle scelte di una persona fino a raggiungere il momento in cui, appena nato, l'uomo non ha alcun controllo sul mondo e l'esperienza che accumula è mero frutto del caso.

Riguardo allo scegliere cosa valutare, esso è sempre e comunque una piccola scelta. E questa piccola scelta deriva da altre scelte e da esperienze precedenti che hanno fatto si che una certa persona in una determinata situazione sia portata a pensare una certa cosa. Per esempio se ogni volta che suona un campanello qualcuno ti da una martellata appena senti suonare un campanello provi paura.

Per altro noi apprendiamo unicamente attraverso i sensi, e quindi noi diventiamo qualcosa solo grazie a quello che abbiamo provato attraverso i sensi, dunque indipendentemente dal nostro volere. Noi impariamo tutto quello che non è innato dal mondo esterno e quindi conoscendo il mondo in cui un essere vivente si conosce automaticamente conosceremmo quell'essere.

Questo ragionamento, che si collega anche al secondo concetto che volevo esporvi, sembra portare alla conclusione che la scelta non esiste.


-La fisica è una scienza che si occupa in gran parte di prevedere il futuro. Analizziamo per esempio un problema elementare: delle palle da bigliardo su un tavolo da bigliardo. La fisica si occupa di scrivere delle equazioni (F=m*a) che descrivano il moto di ciascuna pallina. Se io conosco le posizioni di tutte le palline al tempo t=0 e le loro velocità e conosco anche la forma del tavolo posso predire il moto di ciascuna pallina. Questo è il ragionamento che fa mentalmente il giocatore di bigliardo. Sa dove sono tutte le palle, sa che sono tutte ferme (velocità = 0) tranne una, quella bianca, di cui lui stesso sceglierà la velocità. Poi sa che il tavolo è rettangolare e che le palline rimbalzano sul bordo e tra di loro, e prevede il loro comportamento.
Questo è esattamente quello che cerca di fare un fisico: prevedere il comportamento di certi oggetti sapendo a priori le condizioni iniziali (posizioni e velocità degli oggetti al tempo t = 0) e le condizioni al contorno (caratteristiche del tavolo).
La meccanica classica di Newton afferma appunto che se si conoscono le condizioni al contorno e le condizioni iniziali di un sistema (il tavolo da bigliardo insieme alle palle) si può, grazie alla formula F = m*a, conoscere in qualunque tempo il comportamento del sistema in analisi. Certo più è complicato il sistema più sarà difficile arrivare al risultato, ma l'importante è che tale risultato esiste sempre ed è unico!
Ora, ammettiamo di schematizzare gli atomi di cui siamo composti con delle palline che rimbalzano tra di loro, dato un certo numero di palline grande a piacere esiste un'equazione che una volta risolta determina il loro moto (l'equazione che si usa di solito è chiamata Hamiltoniana) e tale soluzione è unica! Perciò se noi siamo fatti di palline non abbiamo scelta, dobbiamo obbedire al moto delle palline di cui siamo composti, il quale moto è predibile con esattezza.
In realtà tutti sanno che gli atomi non sono palline e che la fisica Newtoniana non descrive il comportamento delle cose a livello atomico. È stato scoperto che gli atomi obbediscono alla così detta meccanica quantistica (inventata da Shroedinger, Heisenberg per primi, e poi migliorata da molti altri). Postulato della meccanica quantistica è che il moto degli atomi non è predibile con esattezza ma solo secondo certe probabilità. Per esempio se un atomo sbatte contro un muro di spessore non infinito, questo atomo ha una certa probabilità di rimbalzare ma anche una certa probabilità diversa da zero di passare attraverso.
Potrebbe sembrare che, non determinando univocamente la meccanica quantistica il moto degli atomi, il libero arbitrio sia comunque possibile. Purtroppo, anche se il moto reale non è determinato, si determina con esattezza la probabilità che questo o quel moto avvenga. Per cui è come se io dicessi: non so quello che sceglierai ma se ti riportassi indietro nel tempo e ti facessi rifare 100 volte la stessa scelta 20 volte sceglierai questo e 80 sceglierai quello.
E anche in questo caso non si potrebbe parlare di una scelta libera.
Il fatto è un pochettino più generale. Nel senso che qualunque legge fisica gli atomi rispettino, conoscendo questa legge si potrebbe costruire una teoria fisica capace di predire le scelte delle persone, dimostrando dunque che tale scelta non esiste.

Si può quindi riassumere in questo modo: se fossimo fatti di entità (atomi) appartenenti al mondo fisico, cioè al mondo che rispetta le leggi della natura, allora il comportamento di tali entità sarebbe predibile e dunque la scelta non esisterebbe.
L'unico modo affinché la scelta possa esistere è che gli esseri viventi (insomma quelli capaci di scegliere) siano composti da entità che non rispettino le leggi della natura. Vale a dire che siano fatti di entità sovrannaturali le quali potrebbero tutte insieme venir chiamate con il termine anima. Quindi mi sembra di aver dimostrato che il libero arbitrio esiste se e soltanto se esiste l'anima, intesa non necessariamente in senso cattolico, ma solo come entità che trascende le leggi della natura.




Nonostante il primo ragionamento porti alla conclusione che la scelta non esiste, sono abbastanza convinto, e speranzoso, che si possa provare la non correttezza di tale ragionamento. Mi appello quindi ai lettori, chiedendogli di propormi le loro interpretazioni. Non posso dire nemmeno che mi piaccia tanto il risultato del ragionamento 2, in quanto sono abbastanza refrattario al concetto di sovrannaturale. In ogni caso quest'ultimo risultato non è certo grave come il primo. Infatti se davvero non fossimo artefici del nostro futuro, non esisterebbe il concetto di responsabilità e addirittura il concetto stesso di vita perderebbe di significato. Se davvero non fossimo in grado di scegliere il nostro futuro allora nulla ci distinguerebbe da un ciottolo.

Luigi

lunedì

lleguerà el verano...

il suo atteggiamento nei miei confronti è cambiato
all'improvviso
non capisco...
alla fine è lei che si è messa con un manzo
al massimo dovrebbe essere il mio atteggiamento nei suoi confronti ad essere cambiato
non capisco.

Marin Faliero

venerdì

Escargot

martedì

The yellow line

- Ecco, potete ammirare le tipiche costruzioni di paglia e sterco; presso quella in fondo a destra uno Zuni di appena dieci mesi sembra spacciato. A quanto pare il villaggio è stato duramente colpito dalla siccità del mese scorso. Notate le cure parentali profuse al piccolo, ma vi prego, non oltrepassate il limite di vicinanza segnalato dalla linea gialla. Ripeto, non oltrepassate la linea gialla.
Mi scusi, lei in fondo – si rivolge ad un ragazzone allampanato con un berretto verde- lei, cosa sta facendo? E’ stato specificato prima della partenza che non è concesso lanciare cibarie ai nativi chè si interromperebbe il ciclo naturale degli eventi. Dopotutto questo è turismo consapevole, per passare all’intervento si deve frequentare un corso specialistico biennale, offerto anche a dosi serali dalla nostra agenzia. A parte che cambia quasi completamente la retta. E poi lei al momento dell’iscrizione non ha allegato nessuno di quei fogli col bollo che le concedono di prendersi tali iniziative per dottorati di studio. Perciò per favore stia tranquillo o la degrado al gruppo che osserva i leoni e le gazzelle.
Dicevo, per allontanare la siccità alcuni uomini, come potete vedere, stanno aprendo il torace ad una vittima sacrificale, col cui sangue irradieranno la terra intorno al villaggio.
Per favore, cercate di essere professionali e all’altezza del caparbio test di idoneità a crocette che avete superato per vincere la gita. Provvedete come vi è stato illustrato nei corsi del secondo anno a vomitare nel sacchetto di carta che avete acquistato in copisteria.
Dopodiché potrete riprendervi dalla intensa giornata di consapevolezza sorseggiando limonata al bancone del nostro Alma-Lodge proprio al centro del villaggio. Infatti, data la nostra scientificità, ci piace essere immersi nella vita della comunità secondo religiosi criteri etnografici. Inoltre, non vorremmo mai perderci qualche attacco notturno da parte di animali selvatici al misero allevamento di caprette e la disperata lotta dei pastori Zuni.
Siete pregati di non scattare foto: potrete trovarne alcune firmate dai più prestigiosi reporter di National Geographic alla hall del lodge.
Le cartoline sono a pagamento, ma per il vitto non dovete preoccuparvi: quello è incluso nelle tasse d’iscrizione.

Rhiot 139

venerdì

Multiverso (*)

Spero che almeno in uno degli universi paralleli a questo un mio alter ego stia scopando alla grande.

(*) Per maggiori informazioni sulla teoria del multiverso si veda
A.Linde - Inflazione eterna;

Marin Faliero

martedì

Sparlate sulle nostre tombe fucsia

Poche parole per esprimere il mio disappunto.
La mia cristallina immagine è stata inflazionata e per di più sovrapposta da lettori poco attenti e parchi di fantasia a quella del mio creatore. Nei commenti si è finito per indagare il mio voto, quando è chiaro a chiunque si curi un minimo di rispettare la finzione che nessuno stato, nemmeno uno alla deriva come l’Italia, farebbe votare un mollusco. Per di più se il suo creatore l’ha dipinto di fucsia per scherno.
Ho ricevuto parecchie lamentele anche da Indy the snob, il quale ogni volta non si capacitava del perché i commenti ai suoi post lo tirassero in ballo con il mio nome al posto del suo. Oltre a questi spiacevoli inconvenienti la mia condizione di vita è diventata insostenibile. Credo che presto sarei stato costretto, per confutare i numerosi commenti redatti a mio nome con lessico scadente, a dire la verità sul mio conto. O peggio ancora a giustificarmi.

Per prevenire disdicevoli ricadute il mio creatore ha deciso di suicidarmi.

Mi rincresce abbandonare le piacevoli vesti del signor inganno, colui che riusciva a dire cose inopportune quando niuno se lo sarebbe aspettato. Ma la mia sofferenza è stata placata dal creatore il quale mi ha concesso di portare con me nell’ade dei molluschi l’amico di tante scorribande a caccia di buon senso: Faser Lioton.

Ho appena piantato una pallottola fucsia nel suo vermoso cervello e ora farò lo stesso col mio. Ce la passeremo bene laggiù, litigando su chi dei due sia da considerare il più fico e stappando barili di insulti gratuiti.
In fondo siamo già passati in una precedente avventura attraverso la cruna della morte. Quando poi ci resuscitarono, cacciandoci dall’inferno perché non eravamo disposti ad ammettere i nostri errori.


Mr.Cheat

domenica

pillola

nulla è in realtà qualcos'altro.




Dadanatra

venerdì

Le avventure di Piedezoppo e Gambamarcia

.


Piedezoppo e Gambamarcia sono morti.
Per cui non succede nulla.


Continua a non succedere nulla.


Infatti i due sono morti.





Ad un tratto entra un punk rocker che si rivolge loro in tono affranto: "Che cosa faccio io qui?"


Silenzio


Il punk continua ad autocommiserarsi anche perché ha appena scoperto di essere figlio dei dogmi della chiesa cattolica.
Guarda Piedezoppo e Gambamarcia che da morti non possono ricambiare.

Pianta allora della marijuana e immediatamente ne vengono fuori degli Sparti che lo aiutano a costruire Tebe, poi si uccidono a vicenda.
Il punk non regge la situazione e viene rinchiuso nelle segrete, ma riesce ad impiccarsi.
Nel frattempo Piedezoppo e Gambamarcia non hanno fatto assolutamente nulla, infatti sono morti.


Sembra che rimarranno così ancora per un pò.



Faser Lioton

Senza titolo

Dice bisogna essere modesti. Sfilare nelle garanzie del consolidato. Dice sei bla bla e lo fa per offenderti. Dice aiuto esemplare irrequieto. Calmati piuttosto. Aiuta a funzionare ciò che esiste già. Come il copertone che passa su un gatto morto.

Evian

giovedì

Inattaccabilità è signorilità

preferisco sputare la mia opinione quando essa, discostandosi da quella dei più, ha la facoltà di creare dibattito e porre dubbi. quello del mio personaggio, diciamo, è un ruolo pedagogico. tento di produrre attriti per generare scetticismo il quale, obbligando a nuove sintesi (anche antitetiche e avverse alle mie opinioni) produce un arricchimento semantico.

come tutti gli idealisti non amo mietere i frutti del mio raccolto.

perciò. benché abbia a suo tempo sostenuto che questa maggioranza non poteva essere duratura ne positiva. e che le parti sagge e moderate del centro-sinistra avrebbero dovuto trovare altre vie per governare al meglio. e pur non avendo mai nascosto la mia avversità, principalmente estetica e stilistica, a Prodi.
nonostante ciò non ho intenzione di infierire e di esibirmi nello scempio dei cadaveri. attività tipica e consueta di individui rozzi.

Indy the snob

domenica

Presentazioni formali

Ciao a tutti, io sono Marin Faliero e da questo momento entro di diritto a far parte della crew di NON NECESSARIAMENTE.
Ho 722 anni e come professione faccio il doge della Repubblica di Venezia.
Nel tempo libero mi diverto a tradire la patria e a farmi beccare mentre lo faccio ed essere per questo condannato a morte.
Spero che il mio contributo serva ad aiutare altri nella mia situazione.
La mia presenza sarà certamente più invasiva del previsto.
Cordiali saluti,

Marin Faliero
Ps: questa farsa è dovuta al fatto che uno dei "membri" del blog tiene molto alle formalità e in particolare alle presentazioni. (si, mi sto giustificando...)

sabato

King Diamond

Hedley Medley, il rampollo della famiglia Medley, figlio del noto proprietario dell’industria di dolciumi Medley & Medley eredita dal padre l’attività.
Un duro colpo per i Medleys che perdono il creatore della bevanda "sweet 87", condensato violetto di carie a buon mercato. I dentisti non firmeranno più con la ditta ché il figlio risulta interessato alla statalizzazione dell’attività.
Un brutto colpo Hedley, ma questa è davvero una pazzia. I dentisti – oddio i dentisti- ci faranno letteralmente a pezzi. Non te ne dovevi andare, non te ne sei già andato sudicio figliodiputtana? Signor Medley le vieto di – ma pensi ai dentisti- tre quarti del loro fatturato con "sweet 87".
Lo stato, la nazione. Abbiamo bisogno di garantire le future gestanti e i loro pargoli. Dopotutto la carie è una risorsa pubblica. Il governo Medley annuncia la statalizzazione della sua stessa azienda, prende parte a scioperi contro se stesso, contatta l’IMF e la banca mondiale per politiche di ristrutturazione, infine i generali. Golpe contro Medley organizzato da Hedley Medley. Hedley ci stai fottendo tutti. Non si può, secondi i realisti non si può. Anarchia organizzata nelle relazioni internazionali, conflitto di stati sovrani, retorica nazionale. Ricorso alla forza ricerca del potere mobilitazione massiccia delle corporazioni – GIUSEPPE TI AMO MUSO – GIUSEPPE TI AMO MUSO – Invasione di post-it gialli e fucsia con su scritte regole a caso del nuovo ordine. Medley dalla glassa alla conquista del mondo con il motto non lo so perché ma ho ragione io.

Ramirez Sanchez

venerdì

Manichini

Super-Io: !dio! sostiene che in questo universo virtuale non ci sia un personaggio sano...

Monogamba: Mah...non capisco cosa voglia dire... Sospetto che la malattia sia da intendersi come l’ombra che dà profondità ai corpi illuminati dalla luce e dunque non sia negativa.

S: il tuo ragionamento però si invalida se si considera il fatto che i “personaggi” sono creazioni mentali ed incorporei, pertanto non muniti di ombre...

M: Appunto. Siccome manca l’ombra ecco che interviene la malattia. Ma tu mi stai portando su strade poco interessanti. Il punto è che gran parte dei commentatori non hanno sostanza. Di fronte alla loro esile corporeità anche le vuote presuntuosità di Lioton, Cheat, Naftalina, Killer Toad e gli altri riescono a vincere!

S: Sttt!!! Non urlare!!! Vuoi che ti sentano? Guarda che non ho intenzione di fare la fine di Vita in Cooperativa!!!!!!!

M: Tranquilla. Non succederà.

S: Come fai a esserne così sicuro?

M: Perchè NON PUO’ SUCCEDERE. Vedi, Vita in cooperativa ha commesso un errore fondamentale che l’ha reso vulnerabile. Ed è lo stesso di cui si macchiano continuamente tutti gli altri...

S: hum hum... forse inizio a capire...riguarda per caso la loro natura?

M: Già. Invece di interpretare personaggi si arrendono a scrivere commenti che coincidono con la loro individualità, senza accorgersi di partecipare ad un duello perso in partenza!

S: È vero!!! Credono di colpire gli autori del post invece non fanno altro che insultare le loro rappresentazioni creative. La lotta non è alla pari e per loro è impossibile ferire.

M: Al contrario i commentatori espongono veramente e senza scudi se stessi. Non esitano a mostrarsi deboli e per questo vengono spesso schiacciati.

S: Ma...Vita in Cooperativa era pur sempre finzione letteraria.

M: ...una finzione che pretendeva di essere realistica, però. O credeva di esserlo. Se l’autore avesse avuto fiducia nella natura fittizia delle sue parole, avrebbe per lo meno resuscitato per poche ore i personaggi in modo di dar loro la possibilità di vendicarsi brutalmente o almeno di suicidarsi per propria scelta...

S: Quanto al suicidio ho dei dubbi che la sua etica gliel’avrebbe permesso.
Piuttosto. Forse esiste un modo per Non Necessariamente di assassinarci...
Basterebbe che cancellasse i nostri commenti, cioè, cancellasse noi che siamo commenti, dal blog. In fondo, per quanto combattiamo con armi quasi pari, sono pur sempre loro i registi che controllano questo mondo. La possibilità che succeda mi impensierisce parecchio.

M: Se anche osassero un’operazione così meschina nei confronti di essenze di simile sostanza alla loro, non preoccuparti. Noi non smetteremo lo stesso di esistere. E troveremo altre forme di espressione... E ci vendicheremo...


Manichini

lunedì

Welfare State

Coloro i quali si ostinano a lamentarsi dell’attuale Welfare State occidentale, oltre a ignorare l’idea di meritocrazia, probabilmente hanno confuso il concetto di pari opportunità con quello di pari risultati.

Indy

giovedì

Non costanza

le vampate di entusiasmo
più rapide di come accesero
svaniscono.

ho idee come utensili
che mi stancano e il mio ardore
alienano.

poiché lo voglio
e lo detesto
nulla si compie.


Evian

lunedì

Non equilibrio

potessero farmi sentire
queste attenzioni le gioie
di un uomo normale.

invece della normalità
l’accezione spregiativa
resta solo.

mentre vagavo dagli attaccapanni
distratto
mi ha visto
ma io troppo tardi lei

e non ho ricambiato il sorriso.


Evian

domenica

Elizabeth

- Sì ecco, allora dicevi che secondo te
- Sensazione - che - fossi altrove
- Anche a letto?
- sì sì figurati, prendili pure ma dicevi?
- ma quella era per
- ah a proposito i filmati non ti disturba se li tengo vero?
- no, eventualmente a qualche amico, ma giusto per fare due risate
- uno - stronzo - insensibile - non - me - ne - sono - mai accorto – punto di domanda.
- di cosa? No, dico di cosa mi sarei dovuto?
- che - piangeva - mentre -
- davvero? non mi è mai capitato di sentirti, mi avrebbe colpito lo ricorderei.
- Ah. E quando abbiamo deciso di? Facciamo da oggi?
- Non per tanto così ho le date e mi ricordo meglio
- Bene. Ora. dove siamo stati?
- Sì. ah lì è stato davvero fantastico. Poi a Vienna. Se vuoi poi mi chiedi e ti passo le foto
- Guarda che alcune sono davvero. penso che mi piacerà piangere guardandone alcune.
- Assolutamente - non - mandarle - foto -
- La relazione finale neppure?
- Ok
- va bene, ci siamo quasi. Ora avrei bisogno di un campione delle tue mutan
- enne punto bì – le - sue - mutandine - posso – ficcarmele – su – per
- Ogni tanto sai essere davvero isterica.
- vabenevabene non ricominciare faccio anche.
- NO OH dovevai? aspetta, sì ecco buttali qui che poi ci penso
- Guarda, adesso solo un’altra cosa minima che
- Et voilà. Ora se potessi mettere una firma qui come
- Grazie mille, non no lasciala pure


Lord Walton

sabato

Gli hooligans siamo noi

Indy: “Dovrebbero sospenderli per sempre i campionati. O almeno far giocare le partite senza il pubblico.”
Mr.Cheat: “Sei uno di quelli che si fa impressionare dai media, eh?”
Indy: “Ma che! Ciò che mi irrita di più è che ogni domenica vengano pagati milioni di poliziotti. Sai quanti soldi. Per tener sotto controllo dei cretini decerebrati. Soldi anche miei, poi. Le MIE tasse, capite?”
Ciccio il tifoso: “Decelerato acchi?!”
Theo Naftalina: “Sono folcloristici, cazzo. Ciccio, testa di merda, tu sei folcloristico! Se non ci fossero questi coglioni del cazzo i cazzoni come Indy non saprebbero con chi prendersela.”
Indy: “Ho la sensazione che a te e Mr.Cheat piaccia essere contro-corrente per partito preso. Anche a costo di sbagliare. Ma che senso ha? Pensate alle vostre tasse piuttosto!”
Theo Naftalina: “Non fare delle analisi del cazzo alla mia personalità del cazzo eh, che nessuno te lo ha chiesto. Io sono contento quando si picchiano. Odio, capisci. Sentimenti primordiali. Anche senza un motivo. Violenza. Bestie, torniamo uguali alle bestie. Capito, coglione del cazzo!?”
Mr.Cheat: “Io non le pago le tasse. Fa parte del mio personaggio…”
Rocco: “Ragazzi, porca troia, io sono contento se sospendono il campionato. Così gli interisti la prendono nel culo anche quest’anno! Abbiamo fatto una scommessa io e Miggen. Eh Miggen?”
Miggen: “Già. Interisti del cazzo.”
Giglioli: “Io invece ci godo per Clivio. Che è primo al fantacalcio. Così non vince un soldo.”
Sacca: “Bell’acquisto Ronaldo. Lo avete comprato per non farlo giocare.”
Rocco: “Mai stai zitto interista bastardo.”
Il violento: “Io li ammazzerei quelli come voi. Di fronte ad un poliziotto morto voi siete capaci solo di pensare al vostro fantacalcio. Bravi. Complimenti. Al Milan e all’Inter pensate. Mi fate proprio cagare.”
Mr.Cheat: “Io non sprecherò una sola parola per questo argomento. Me ne torno nella vaschetta dei molluschi fucsia con Faser Lioton e Monady Girl. Tsk.”
Il violento: “E invece dovresti. Parli sempre di cazzate. Che figura ci fa l’Italia? Poi ce la prendiamo con gli inglesi perché c’hanno gli hooligans. Cazzo, siamo noi gli hooligans. Siamo noi italiani.”
Indy: “L’Italia ha le sue colpe. È un problema di garantismo. Siamo più attenti ai diritti di chi infrange la legge rispetto a quelli di chi la protegge. I poliziotti non possono difendersi: appena ammazzano uno c’è il linciaggio mediatico, come a Genova. E questo è ancora più irritante. Li paghiamo, con le NOSTRE tasse, per tenere a bada una mandria di imbecilli, senza nemmeno poter usare le maniere forti.”
Theo Naftalina: “Si! I cannoni ci vorrebbero. E poi sparare sulla folla. Ancora più incazzati. Più sangue. Reazioni. Molotov. Come le bestie cazzo. Altro che il ventunesimo secolo di merda. Sangue. Ci vuole sangue.”
Rocco: “Bravi, bravi interisti. Non vincete neanche quest’anno.”
Indy: “Io penso che si possa discutere sulle regole di una società. Ma poi, quando le hai decise devi farle rispettare. Anche con le maniere forti. Fermi il campionato. Sciogli le squadre. Arresti tutti. Uccidi, se è necessario. Stavolta ha ragione il violento. Fermiamo tutto.”
Ciccio il tifoso: “Mappoi chessifà alla domenica pommeriggio?”


Panem et circenses

New Entry

Povero stronzo. Io lo capisco Ahmadinejad. Insomma, lui vuole distruggere Israele. Un punto di vista discutibile, si, ma comunque una scelta politica ben precisa. Onesta anche. Senza quei giri di parole e quelle masturbazioni retoriche che piacciono tanto ai buonisti ciucciapalle di casa nostra. Lui non è contrario, diciamo socio-culturalmente, alla contingenza storica e alle scelte internazionali di Tel Aviv. Lui non si auspica un accordo bilaterale con la convergenza su sentimenti condivisi. Lui li vuole distruggere. Rimandare in mare. Vuole svuotargli il buco del culo e infilargli tutto in bocca. Li vuole spazzare via. Non pretende neanche di aver ragione. Non gliene frega un cazzo che gli diano ragione, o che gliela tolgano. Basta che non gli tolgano le armi.

Poverello. Io lo capisco se pensa che all’Onu siano dei coglioni. Se pensa che Napolitano sia un coglione. Va be, Napolitano è un coglione anche per altri motivi. Però nessuno glielo dice, a Napolitano, perché è una figura ad alta caratura istituzionale. Ma questo non c’entra. Stavamo parlando di Ahmadinejad.
Io non condivido la sua scelta di distruggere Israele. Anche se da egoista che sono non me ne frega un cazzo. Anzi un po’, visto che sto dalla mia parte, spero che l’America elimini tutti i potenziali rischi alla mia incolumità. E del resto, appunto, non me ne frega un cazzo.
Dicevo: io non la condivido la politica dell’Iran, però capisco che lui si senta costretto a negare l’olocausto, insomma, l’olocausto è il motivo per cui gli ebrei non si possono toccare. Gli ebrei e i negri sono le uniche etnie per cui un normale insulto o un legittimo desiderio di distruzione diventa ANTISEMITISMO o RAZZISMO.

Capisco che abbiano avuto dei drammi giganteschi che io non posso nemmeno immaginare. Capisco anche che tutti, o almeno quelli a cui gliene frega qualcosa degli altri, debbano evitare che si creino i presupposti perché tali drammi collettivi si ripetano.
Però.
Perché nessuno si scandalizza quando in uno stadio offendono madre, sorella, figlia e parenti defunti di un calciatore italiano mentre invece appena scatta la parola negro sono tutti pronti alla lapidazione del RAZZISTA.
Se io fossi nero mi incazzerei a morte: questa si che è discriminazione! Gli altri li possono offendere come gli pare invece me no. Io zono nero badrone e zono una razza inferiore che ha bizogno di un mucchio di zdronzi che zi zcandalizzano ze qualcuno mi offende. Questo si che è razzismo, gente.
Ma stavamo parlando di Ahmadinejad.

Ci sono alcuni fondamentalisti islamici che vogliono distruggere l’America. Ci sono degli etiopi che vogliono distruggere la Somalia. Ci sono io che voglio distruggere Napolitano, e che prima volevo distruggere Ciampi, perché secondo me non contano un cazzo non servono a un cazzo dicono un mucchio di cazzate e per di più spendono soldi nostri. Ci sono gli americani che volevano uccidere Saddam. E l’hanno fatto. Ci sono gli interisti che vogliono linciare Ronaldo. E lo faranno. Ci sono gli afgani che vogliono distruggere le truppe occidentali. Il mondo è fatto d’odio. L’uomo è fatto d’odio. È la solita storia, amici. Lo sapevamo già.
Ma Ahmadinejad è l’unico che non può nemmeno dirlo, che lui odia gli ebrei e che secondo il suo punto di vista non dovrebbero essere lì. Lui non può dirlo. Perché gli ebrei sono una specie protetta.
Ma andate affanculo. Voi e la vostra indignazione inutile. E del cazzo.

E non me ne frega un cazzo se sono volgare e se scrivo come parlo. Non me ne frega un cazzo neanche del giorno della memoria. Fa parte del mio personaggio. Theo Naftalina. La new-entry del NonNecessariamente world.
Capito molluschi?!
Coglioni del cazzo.


Theo Naftalina.

mercoledì

Faysal re dell' Iraq

Faysal indossa una maglietta gialla e un paio di jeans in piedi tra palazzi d’argento.
Sembra piccolo piccolo di fronte alla sua lei, cioè tutti e due sembrano piccoli piccoli.
Che si tengono per mano.
Con un gran vento e la luce purple si specchia sull’argento che cola.
E non ha niente da dire.
Gli entra e esce dalle orecchie portandosi via tutto così rimangono lì svuotati da sensazioni e pensieri, solo col senso di quei palazzi imminenti. Lontani tra di loro in dubbio su un discorso di cui non ricordano il titolo fermato da un autoscatto senza l’autofocus.
Egli che un tempo era stato primo re in Iraq. Ella che provava tinte strane a caso nella sala manicure del treno che portava al loro incontro sotto palazzi senza faccia.
- Sai Ignatius, sono stanca di essere sempre io, che ti sforzi sempre più, che forse non ti fa bene. Peggiorare. Così nel nostro rapporto guarda cosa mi metti ultimamente, la maglietta a fiori. Dico mi dispiace perché
Che aveva mani variopinte
Che lo aveva pregato di portarla via un secondo giusto prima di aprire bocca
- Faysal, sono Faysal ti prego cerca di chiamarmi
- sei tu a pagare per tutto questo Ignatius
- vabeneok ma non. Allora, ammettiamo che a me basti così che mi serva. Per respirare. Per raggiungere quell’attimo che di là non è concesso.
- Non posso Ignatius. Sono un’immagine vuota rapita senza un’anima. Che alimenti di strade e luce e mulinelli che non sono miei. Che mettendo al riparo finiresti per condannare alla fine peggiore
Ella che aveva due occhi in cui lui guardava il vento.
Ella un tempo. Ora piccolo mostriciattolo verde zampettante verso la fogna.
Per salvare Faysal. Faysal re dell’Iraq.


Amiga 600

lunedì

Buon compleanno, Alice

Il tuo personaggio discredita irrimediabilmente tutto l’universo femminile. Leggendo ciò che scrivi si verrebbe avvolti dal dubbio che, mentre i pensieri e l’espressività dell’uomo si giostrano abilmente fra diversi ambiti (tipo il calcio la politica la masturbazione e le carte), quelli femminili siano incentrati esclusivamente sulla fuoriuscita di mestruazioni.
Visto che ciò accade una volta al mese, e che purtroppo i tuoi post sono più frequenti, mi viene il dubbio che tu tenti troppo spesso di imitare te stessa.

Preso atto di ciò, vorrei comunicarti ufficialmente che, se negli anni in cui il femminismo si opponeva alla casta sessualità religiosa dei benpensanti scrivere di masturbazioni pirotecniche e di stati comatosi di mignotta poteva essere originale e dirompente. Se i continui riferimenti a rapporti incestuosi in stato di ubriachezza, l’inquietudine puttanesca di cambiare partner ogni sera e l’abilità linguistica (oltre che nei pompini) nel parlare apertamente usando in continuazione termini da kamasutra abilmente alternati alla parola mestruo, poteva essere di piacevole lettura.
Ebbene, ora tutto ciò è decisamente masticato e stomachevole.

Ancor di più perché gli sconci riferimenti sessisti, ben lungi dall’essere occasionali e brillanti, finiscono ben presto per non stupire più e per far balenare nelle menti dei tuoi, spero pochi, lettori il dubbio che tu ricorra a scontatissime fantasie erotiche e a perversioni linguistiche ogni qualvolta ti accorga che il tuo discorso manca totalmente di valore estetico.

Mia mamma, che non legge dal ’93, è solita dire che un pizzico di sale rende migliore un buon piatto, ma una saliera intera non modifica di molto il gusto di un escremento. Ecco, questo è il tuo rapporto letterario con la sessualità.

Mio fratello, che fa la seconda superiore, mi ha pregato di dirti urgentemente che non vi è una funzione bivalente che collega necessariamente l’essere alternativi con il dedicare ampio fiato a discorrere di sbronze e scopate. Per di più, e questo lo dico io (che sono vecchio) a lui, il voler essere alternativi a tutti i costi, parimenti al cercare di ripercorrere strade che garantiscano l’accettazione del prossimo sotto tale etichetta, è sintomatico di grosse mancanze caratteriali. Alla voce stile.

Comunque consolati: sei giovane, il tuo personaggio può ancora peggiorare parecchio.
Buon compleanno.

Mr.Cheat

People's Temple

Li tengono contro la loro volontà. Li tengono contro la loro volontà.
Un membro del congresso. Un membro del congresso. Uccidetelo.
Poi. "Un suicidio rivoluzionario per protestare contro le condizioni di un mondo disumano."
È una setta è una setta molte sette: ad esempio, la chiesa indiana americana concilia alcuni insegnamenti cristiani con la convinzione che il peyote incarni lo spirito santo. Chi lo consuma entra in comunione diretta con Dio.
Setta? Abbiamo dei dubbi a definire religiosità e allucinazione in un rapporto reciproco.
È sicuramente una setta: anche lì, anche lì tengono 915 adepti contro la loro volontà. Lavaggio del cervello. È sicuramente una setta.

Così nel 1978 un membro del congresso si reca nella Guyana per verificare effettivamente se i 915 adepti al People’s Temple del reverendo Jim Jones sono tenuti prigionieri o semplicemente vivono in comunità la loro follia psicopatica.
Di tutta risposta questi lo fanno secco.
Successivamente, con la giusta dose di allegria, bevono un punch alla frutta condito con onesto cianuro.
Un nastro registrato consegna alla storia la voce del reverendo che incita i suoi 915 adepti a buttare giù altri punch e a ubriacarsi di un epifanico suicidio.

La società americana finalmente quieta i suoi dubbi: era una setta.

Monady Girl

giovedì

Lunedì

Chi costruisce i modellini della Mondadori, comprando un pezzo ogni lunedì, sarebbe capace di uccidere.

Ontario Lioton

lunedì

Que viva Mexico

Il desiderio di definire se stessi nell’opposizione ad un alterità genera chimere. La musica commerciale. I ricchi. I comunisti. I film di Natale. I film da intellettuali tipo il Godard incomprensibile in cui ogni personaggio parla la sua lingua. Senza sottotitoli. Oppure Ejzenstejn. Chi non ha visto almeno cinque volte QUE VIVA MEXICO di Ejzenstejn?!
Ora, pur riconoscendo che criticare gli altri è un onanismo adito soltanto a sentire nelle mani il valore del proprio cazzettino. Insomma, non riuscendo a darsi nessun valore attivo, l’unica soddisfazione sta nel sentirsi “diversi da”.
Bé, pur riconoscendolo sugli altri e in primo luogo su di me, non posso fare a meno, dopo una breve pera di Mtv, di dire che i Finley mi fanno cagare.
Eppure il tuo stesso nome, signor inganno, fa sperare che tu possa provare stima per chi, pur non avendo nulla da dire, fa un sacco di soldi. Dice.
Si, dico, potrei anche stimarli. Stimarli come specchio della contemporaneità, si. Ma la loro musica mi fa vomitare le budella. Mi fanno venir voglia di essere sordo. Come Fabri Fibra. Porca puttana.
Sei contraddittorio. Dice.
Certo, dico, ma lo dico con meno faccia tosta del solito. Più pensieroso.

Ci definiamo nell’odio verso le forme di cultura che contraddistinguono la nostra epoca. Nell’odio verso i Reality Show, verso l’ignoranza di un rapper ritardato mentale. Ci descriviamo nella contrapposizione alle lotterie e ai telequiz a premio. Riconosciamo il nostro essere colti ripudiando Federico Moccia.
Ricerchiamo noi stessi in qualche classico un po’ noioso, mettiamo Ejzenstejn in vetrina senza alcuna intenzione di tirarlo giù. Compriamo un chilo emmezzo di raffinato Jazz.
Poi accendiamo la tv e ci mettiamo a mangiare brufolose merendine.

La questione è questa: seguiamo i fenomeni mediatici della contemporaneità perché essi, essendo spazzatura, ci permettono di sentirci migliori. E allo stesso tempo ci rispecchiano alla perfezione.

Mr.Cheat

mercoledì

Tributo a Marin Faliero

(da pronuciarsi col tono del commentatore della pubblicità di una nota bevanda da aperitivo per astemi- Crodino l'analcolico biondo fa impazzire il mondo-)

La vita è una macchina con gli abbaglianti
gli uomini moscerini su una strada di notte.
Alcuni vengono illuminati ma si spappolano
altri notano l'effimero della luce e vivono più a lungo.


Lioton the wanton

lunedì

Friends

Entrando andai a sbattere contro una, mi girai come sempre per una forma di cortesia naturale ma lei andava avanti senza voltarsi. Anch’io dovrei pensavo quando lo vidi e mi mosse un sentimento di odio colpevole. Sapevo. Che mi avrebbe guardato con un fare serio di disponibilità da amico, avrebbe detto qualcosa di simpatico che dimostrasse il suo interesse per me avrebbe usato quella forma di ironia sottile a cui non avrei saputo rispondere lì per lì. Che la risposta giusta mi sarebbe venuta dopo e rimproverandomi per aver perso una buona occasione di fare bella figura ai suoi occhi avrei sfoggiato la mia ironia di riserva a caso in una situazione successiva destando il suo stupore. E che poi avrei passato il resto della discussione chiedendomi se per caso non l’avevo offeso con quell’uscita gratuita e che dopotutto i suoi sentimenti erano sinceri. Inevitabile come passare da una strada del monopoli lastricata di ingressi non miei. Prevedevo il baratro dell’autostima. Mentre gli andavo incontro progettando l’architettura di un discorso che sarebbe puntualmente crollato pensavo la sua più grande arma era la spontaneità. Oppure saper fingere spontaneità talmente bene da far sentire in colpa chiunque cercasse falsità nelle sue azioni. In quell’occasione stava leggendo e sembrava che non mi avesse visto. Preciso che avrebbe potuto anche essersi accorto della mia presenza ma ogni lineamento del suo viso mi sputava in faccia l’inconfondibile candore di una persona imperturbabilmente immersa nella lettura. Preciso non immersa in modo volgare tipo con la testa dentro al libro con un fare quasi sospetto di rifiuto aprioristico del mondo esterno. Era l’incarnazione della persona concentrata con sguardo attento testa sollevata leggermente chinata in avanti e libro più in basso, di una compostezza elegante ma non statuaria. La constatazione mi permise di valutare la mossa con cui mi sarei infilato nella fastidiosa posizione di sottoposto. Procedere senza dire nulla era impossibile entrambi lo sapevamo. Ergermi a dissodatore di rapporti avrebbe seminato sui nostri interscambi un velo di incapacità da parte mia pregiudizievole per incontri futuri. Salutarlo stava a interrompere il candore della sua concentrazione come asciugarsi le mani nelle tende di casa. Si sarebbe girato con lo sguardo ancora rapito dal libro e mi avrebbe osservato per un attimo con un aria di comprensione paterna per i miei modi impacciati interrogandosi su cosa cercassi da lui attraverso quella strana costruzione mentale-linguistica con cui l’avevo sommerso immediatamente dopo i saluti. Poi con qualche semplice parola mi avrebbe messo a mio agio e io avrei mostrato due grandi occhi di riconoscenza per essermi sentito considerato come di solito non accade nelle conversazioni normali. Realizzai quanto fosse naturale che le ragazze si precipitassero a terra di fronte ad un tipo come lui ma almeno ero riuscito a giustificare parte dell’odio. O forse neanche. Feci un respiro lungo e mi avviai verso l’inevitabile.

Quincey Morris

sabato

Cristiani pagani e sfigati

Lollo Pastafrollo: “L’autodeterminazione porta alla follia”
Il violento: “Quello che dici, comunque, non ha senso. Non puoi credere in Dio perché ti piace il vangelo.”
Lollo Pastafrollo: “Secondo me lo pensi tu.”
Il violento: “Ah bè, grazie che lo penso io. L’ho detto. Non fare come Sourmash, che quando non sa cosa dire dice che non si dovrebbe parlare di nulla perché non ci si comprende.”
Frapancepescapa: “Che poi è vero. Perché ognuno crede di aver capito qualcosa che agli altri è sfuggito.”
Lollo Pastafrollo: “Hai ragione. Relatività è la parola giusta. Però
Frattura Plot: “Si, il tema della relatività è un jolly. Lo puoi mettere dove vuoi. Come le patatine fritte.”
Lollo Pastafrollo: “Però io non ti sto dicendo che credo in un Dio perché così, ho deciso di credere, mi va, sono nato qui e allora credo in questo Dio. Io ti dico che riscontro nella realtà il valore del vangelo, che
Grepetapa: “MA COME?! Scusa io leggo un libro che mi piace e allora mi metto a dire che l’autore è Dio?!”
Il Violento: “INFATTI! Il ragionamento è al contrario. Io credo in Dio, e quindi di conseguenza prendo per vero il vangelo. Che è la di Dio!”
Grepetapa: “Eh si! Pastafrollo, ma che cristiano sei?”
Frattura Plot: “Infatti io glielo dico sempre che lui non è cristiano. Lui si è inventato una religione sua. I cristiani veri siete voi. E infatti la vostra posizione non ha senso.”
Frapancepescapa: “Secondo me il fatto che Pastafrollo faccia fatica a spiegarsi è frutto di una posizione complessa e molto profonda. Invece voi, scusate, perché credete in Dio e non in Allah? Solo perché siete nati qui? Ci dev’essere qualcosa di più!?”
Il Violento: “Noi crediamo in Dio e basta.”
Lollo Pastafrollo: “Ah ah. Allora siete voi gli sfigati! Anch’io sono sempre andato in parrocchia perché c’erano i miei amici e sono andato a messa perché ci andavano i miei genitori. Ma adesso sto capendo il vangelo. Mi manca ancora molto da capire ma, insomma, è il vangelo, quello che dice, l’amore, il messaggio che c’è dietro
Grepetapa: “Ma la cosa importante è credere che Dio è Dio. Poi viene il resto.”
Lollo Pastafrollo: “A me non interessa la vita eterna, non so neanche se ci credo. A me interessa l’amore. Io ci trovo qualcosa capite
Frapancepescapa: “La spiritualità è una ricerca. Anch’io a modo mio trovo Dio, che non è un dogma religioso, ma qualcosa di più intimo
Il violento: “Comunque il vostro problema è che cercate di spiegare razionalmente un atto di fede che non è razionale. Io ci credo e basta. Non rompetemi il cazzo.”
Frapancepescapa: “Chiediti perché credi in un Dio e non in un altro, però.”
Frattura Plot: “Perché ne ha bisogno. Di uno qualsiasi.”
Il Violento: “Che sfigato!”
Lollo Pastafrollo: “Vado a prendere le pizze. Al massimo ne parliamo dopo.”


Testimonianza di Frattura Plot

giovedì

New year same shit

Lollo Pastafrollo: “Capezzone parla di eutanasia come fossero caramelle”
Il Violento: “Sfigaaaaato”
Grepetapa: “Io considero la vita un dono. Un dono che non si può gettare via. In ogni caso.”
Frattura Plot: “Ma VOI non credete che uno possa scegliere di suicidarsi?”
Grepetapa: “Se uno vuole suicidarsi significa che è malato. E va aiutato”
Frattura Plot: “Ma come. Cioè. Al di là dell’eutanasia. Insomma. Voi non credete che
Lollo Pastafrollo: “Ti faccio un esempio. Un ragazzo alla casa della carità ha ucciso un marocchino che aveva stuprato sua sorella. Aveva sedici anni.”
Frapancepescapa: “Chi?”
Lollo Pastafrollo: “Lui. L’hanno messo in prigione, gli hanno fatto di tutto e lui ha provato quattro volte a suicidarsi. Anche suo padre si è suicidato poi. Poi, dopo che gli hanno impedito di morire e l’hanno salvato quattro volte lui ha capito il valore della vita. Adesso c’ha trent’anni. Sta finendo la condanna. Fa dei lavoretti. Viene alla casa della carità. Ed è contento. Insomma...”
Frattura Plot: “Va bè certo è un esempio. Ma voi non credete che una persona, ad un certo punto, possa lucidamente scegliere di suicidarsi?”
Grepetapa: “Uno che sceglie di suicidarsi non è lucido”
Frattura Plot: “Ma insomma voi credete che se uno non
Lollo Pastafrollo: “La vita è un dono.”
Frattura Plot: “Si è un dono. Anche per me lo è. Ma se uno a un certo punto non lo vuole più questo dono, chi sei tu per dire che si sbaglia?! Non le avete lette le lettere di Wherter?!”
Lollo Pastafrollo: “Ma si. Ma anche Kurt Cobain. Solo che lui, he he, lui era strafatto quando si è sparato.”
Frattura Plot: “Anche Ian Curtis allora. La storia è piena di gente magari più lucida e profonda di noi che, per un motivo o per l’altro ha scelto di dire basta. E chi sei tu per
Lollo Pastafrollo: “Tu ti fai colpire da questi esempi. Da questi eroi romantici!”
Frattura Plot: “Invece tu ti fai colpire solo da chi è stato redento dalla fede!”
Frapancepescapa: “Comunque quello che state dicendo non c’entra un cazzo con l’eutanasia.”
Il Violento: “Bravi sfigaaaaaati.”


Testimonianza di Frattura Plot

domenica

Il capodanno di Marcel

Sorridete gente! Preparatevi ad accogliere il nuovo ANNO! Tirate fuori le bottiglie e la parte migliore di voi, preparatevi a 365 giorni speciali, a una NOTTE speciale qui all’EMPIRE, la discoteca più cool dell’emisfero occidentale.
ORA, contate con me gente, manca solo UN minuto.
Cinquantanove, cinquantotto…

“Qual è il tuo ultimo desiderio?”
“Non essere patetico Marcel. Non soffriremo neanche”
“Il mio invece è di essere ricordato”
“Per Dio Marcel, chi vuoi che si ricordi di noi!? Siamo identici, identici a mille altri”

…trentacinque, trentaquattro…

“Come fai ad essere così cinico Antòn, a non commuoverti di fronte al fatto che
“Non sono commosso sono arrabbiato”
“Di fronte al fatto che il soffio frizzante della nostra linfa ci sfuggirà in un attimo e
“e?”
“verrà disperso immemore fra chi ride intorno a noi. Che saremo soltanto bucce, involucri di un effimero viaggio”

…venti, diciannove…

“Marcel, Marcel, abbiamo vissuto insieme finora ed ecco. Ecco che ci separano.”
“Ti prego, ormai che il nostro destino è segnato, non essere adirato con l’ineluttabilità della sorte
“Il motivo è un altro Marcel”
“Solo nella fine si compie la bellezza di ciò che è stato”
“Certo, ma non è per questo che sono arrabbiato”
“Ecco che ci allontanano, parla più forte amico mio!”

…nove, otto…

“MARCEL. Sono arrabbiato perché non possiamo nemmeno morire col nostro nome E NON CAPISCO IL PERCHÈ!”
“è vero! Oddio, è VERO! Questo nome che ho sulla pelle, CHAMPAGNE, io non lo sento mio. Io sono Marcel”

…due, uno…

“MARCEEEEEEEL!!!!”

lunedì

Before

“Finalmente ci conosciamo”
“Si, in una circostanza…”
“Già”
“Vieni dentro. Ecco, questa è la sua stanza”
“Hm”
“Prendi tutto quello che vuoi”
“Questo cd è mio, gliel’ho prestato quando ci siamo conosciuti”
“Prendilo. Guarda queste foto”
“Si, le avevo viste”
“…”
“hhh”
“Ti lascio da sola, prendi tutto quello che vuoi”
“No, resti pure. Questa camicia se la metteva sempre”
“Io gli dicevo che era da donna”
“Glielo dicevo sempre anch’io, con tutto quel rosa”
“Così stretta. Prendila dai”
“Ma no”
“Io non so che farmene, daremo tutto in beneficenza”
“Allora la prendo. In beneficenza?”
“Si, mio marito vuole dare via tutto”
“Hm”
“Lui non sarebbe stato d’accordo, lo so. Diceva che la beneficenza…”
“Avrebbe preferito qualcosa di più lirico”
“Tipo che bruciassimo tutto, o che il mondo finisse con lui”
“Era un sognatore”
“Ma la realtà è diversa”
“Era tenero”
“…”
“…”
“…”
“No resti qui, non se ne vada. Abbiamo già pianto abbastanza”
“Non. Non ce la faccio. Prendi quello che vuoi e chiudi la porta”



Epemapanupueplepe

venerdì

Greatest Hits

mattina Feltrinelli. vendono una chitarra classica. euro 39.90.
sfoglio il catalogo degli evergreen, una smorfia occupa le pieghe intorno alla bocca.
mi concentro sulla sensazione delle dita, toccano un cd dei Velvet Underground.
è un cazzo di Greatest Hits.
l’ennesimo.
una signora paga la chitarra, la passa alla figlia quindicenne: regalo di Natale il padre è perplesso.
mettila nella tracolla che è più comoda.
no, risponde lei. imbarazzata.
dai guarda, infila qui, non vedi che
NO, sguardo circospetto sperando che nessuno l’abbia notata io
l’ho notata.
accenno una risata, ma la smorfia che mi tiene ostaggio non si demoralizza.
subito ritorna. mi evince.
la madre prende la chitarra indispettita la figlia
si allontana. è già una rockstar.

serata concerto. amici miei sul palco. euro 10.
quando un chitarrista si scorda di infilare il jack, alla prima canzone, qualcosa deve pur significare.
la smorfia è scacciata un attimo, rido, rido di nuovo e poi resto sereno, solo un poco, contemplando la bellezza dell’Errore, la genuina sincerità dell’Imperfezione.
MA ALLORA non la smettono, di fare canzoni loro?!
grida una ragazza bella e non carina, con un volto del cazzo da Greatest Hits del rimmel.
finalmente l’accontentano, salutano, scendono dal palco.
ecco Fat Boy Slim. la gente è già carica i Green Day. ci siamo quasi i White Stripes.
delirio di danze alternative, ragazze belle che ridono. uomini che paiono crederci.
prendo una birra ed esco. poi rientro. parlo senza prestare attenzione a ciò che dico. esco di nuovo. la smorfia è tornata protagonista.
mi sento la traccia rovinata di un Greatest Hits.
e non capisco come facciano a divertirsi.

Paddy Garcia

martedì

Adolf & Jeane

Jeane- La maacchina devi tirare fuori la macchina che ci vengono le macchie.
Adolf- Come cazzo faccio io sono ispirato adesso ADESSO
Adolf- Non si può creare quando hai tirato fuori la cazzo di macchina perché allora sarà tutto a posto e l’ordine mi cancella l’Animale.
Adolf- L’aspirapolvere.
Adolf- Vendo un’aspirapo no LUCIDATRICE:
Adolf- Cristro. Lucidatrice. Scarto umano- ripresa da umano X artista- ripulita e dipinta- portata in paese Y a mano - trascinata su rotelle della medesima- ora in vendita a € 12.99
Agli interessati contattatemi.
Adolf- Vendo vandalismi vendicatori. Non posso neanche più farli nel cazzo di garrage perché c’è la cazzo di macchina di lei, della carissima Jiiine. [recita in piedi su un letto matrimoniale con coperte fucsia]
Adolf- LI avevo passati. Trasferirli mi avevano detto sulla yuta. Tante belle tele: la Yuat! l’ayiuta si fidi mi avevano.. invece neanche più quella.
Voglio praticare vandalismi nelle case. Nella cameretta. Uno spazio anche minimo da sporcare. In modo indecente.
Jeane- ora metti giù quel coltello [notare: Jeane indossa solo mutandine e reggiseno]
Adolf- Cazzo Jine vorrei vomitare parole delittuose che mi brucino in bocca mentre le pronuncio [urlando e brandendo il coltellaccio per aria]
Adolf- [crescendo] aahh che tolgano il malsano senso di colpa stomacale. La Colpa delle colpe JIIN.
Jeane: gettiamoci in un turbine di orrendi peccati.
Adolf- Voglio che venga creata una nuova squadra speciale che ASCOLTI quello che la gente dice e che ti vengano a prendere quando le pronunci. QUELLE parole. DELITTUOSE. Che mi spaventi da solo mentre le incateno e mi vedo sciolinarle, che mi guadagnino ognuna un girone più profondo. Ahhh Caron dimonio con occhi di bragia. Dammi una cameretta tutta per noi due. [taglia i residui del vestiario di Jeane e si avventa su di lei con fare leonino].

Ramirez Sanchez

giovedì

Bene

Bene. Allora siamo tutti d'accordo.
Abbiamo raggiunto la nostra, tanto attesa integrità. Abbiamo, capito cosa non ci piace, e cosa invece ci sollazza. Abbiamo dei princìpi. Sì. Dei principi, non sono spaventato. Sono dei principi volutamente contro ma ce li abbiamo dei principi vero? veeeeerooooooo? Ecco, so definire ad esempio come si piegano le lenzuola e come si arrotola una sigaretta. Sappiamo insultare e scrivere cose gratuite. Ci piace rotolarci nelle nostre feci e continuare a guardare gli occhi delle persone riempirsi di lacrime per le nostre nonnecessariacazzate. Mi sento SUPERUOMO quando succede ancora. Dopotutto cerchiamo il nostro equilibrio: in un punto non meglio definito tra Oscar Wilde e Brad Pitt. Creando e distruggendo, ballonzolando tra qui e là un po' come capita un po con delle prevenzioni. Cocaina? Con un'idea, via. Ma dico quell'idea c'è però. E' così, li condividiamo dei punti. Tipo Alice che si fa sodomizzare in un motel. Tipo le nonne. Tutti hanno delle nonne che sfornano torte calde al sabato e gliene regalano i tre quarti non è vero? E' il cazzo di lavoro di nonna quello di sfornare delle cazzo di torte calde al sabato cazzo di mattina dopo che la sera noi ci siamo fatti sodomizzare in un motel SUR L' AUTOROUTE. Capiamo che dopo ci sentiremo delle puttanelle ma dico, LO CAPIAMO. Siamo fichi, siamo ripartitori delle spettacolarità che ci circondano da una vita. Sì credo che sia così.

Ester among the worms

lunedì

Poesia di Natale

dammi quei gioielli Baston e non credere
che essere uno sciamano ti salverà.
tu scendi dalle stelle o re del cielo, e vieni in una grotta al freddo e al gelo.
oddiosanto non avrei dovuto assumervi, per l’amor del cielo non fatemi del male almeno, VI PREGO.
stai zitto vecchio e tu, Baston, dammi quei cazzo di gioielli e non credere
che essere un cazzo di sciamano ti salverà.
o Bambino mio divino, io ti vedo qui a tremar, o Dio beato; ah, quanto ti costò l’avermi amato.
porca puttanta mi tocca fare una rapina con uno che prega Dio vestito da babbo natale SANTOCIELODELCAZZO non ti accorgi che la tua condizione di sciamano, se continui a mescolare la religione cattolica e i miti pagani, si insomma, perdi il fulcro perdi tutto Baston. E quei gioielli, dammeli, se non vuoi che t’ammazzi subito.
a te che sei del mondo il Creatore mancano panni e fuoco, o mio Signore.
aiuto aiuto. qualcuno mi aiu
pom pom.
hai ucciso il vecchio Baston, gli hai sparato in ognuno dei due occhi Baston, senti le sirene le senti ora? e il tuo essere sciamano non ci salverà.
Klaus, non ricordo l’ultima strofa. è un segno ho spezzato
dobbiamo scappare.
oh Dio ci costringi a sbagliare, ti proteggi.
dammi quei gioielli.
questa barba finta, queste poesie finte, questo cappello rosso finto e QUESTO DIO FINTO.
oh andiamocene ti prego Baston, ho paura.
tieni. tieni i gioielli. io non ricordo la strofa non ricordo la vocazione ho spezzato il sinolo oh mio Dio, non tornerà più. in quel cuore.
la polizia è qui fuori, scappiamo Baston.
questo Dio finto, questa umanità finta.
ma perché ti togli la barba, ti riconosceranno.
non avremo barba al cospetto di Dio, e nemmeno lui l’avrà.
fermi voi due.
pom pom.


jack london

sabato

Violence

bisogno palpitante di trovare una catarsi al nostro fallimento.
vocine stridule che potrebbero annientarci, se solo le ascoltassimo, hanno bisogno di un fade out sufficientemente oleato perché possano scivolare fuori. come proiettili.
polvere da sparo, mischiata a velleità apatiche e tendenzialmente rimandatrici, addolcita dalla commiserazione delle persone care, un po’ di sale, coscienza che non raggiungeremo mai i nostri standard. che pure sono bassi.
mescolare bene ecco il proiettile l’arsenale.
trafiggerà un prossimo solo apparentemente innocente. che più pare innocente più è colpevole. più è ignaro più è colpevole. più è senza colpa più è colpevole.
colpevole di non sentirsi responsabile del proprio fallimento mentre noi lo siamo.
colpevole di essere ancora a credito mentre noi siamo in rosso.
ed eccola, verso di loro, purificatrice della nostra disperazione: la violenza.

picchiamo gli andicappati senza pietà violentiamo
bambine consenzienti ergiamoci
a carnefici accettiamo
di essere tutte vittime di necessaria immancabile purificatrice
violenza.


evillive

Kick boxing talking

Sensazione di essere fraintesi.
Dubbio di non riuscire a spiegarsi.
Incomprensione.
Inferiorità evidente.
Profondo senso di inquietudine.
Si trasforma in desiderio di piangere.
Per non essere all’altezza.
Scappare scappare.
Tornare al riparo.
Animale braccato.
Cerchio alla testa.
Ipoglicemia.
Incapacità di ragionare.
Sensazione di peggiorare la situazione.
Momento dopo momento.
Spossatezza.
Parallela perdita di estetismo.
Coscienza fulminea della situazione.
Da espiare attraverso il dolore.
Autolesionismo.
Sangue.
Da nascondere per non farsi allontanare del tutto.
Nel mentre fare sì con la testa.
Riprendere controllo dei muscoli facciali.
Simulare attenzione.
Buttarla in calcio d’angolo.
Pregare una sconfitta dignitosa.

Ms. Understanding

venerdì

Lui aveva una marcia in più

Il dottore mi aveva consigliato di camminare su e giù per le scale.
Concentrando i miei pensieri solo su quell’azione però, contando i gradini per esempio. Li contavo in modo sequenziale, da uno a n, senza azzerare quando arrivavo in cima o dopo tot serie, nemmeno a fine giornata.
L’indomani riprendevo dalla cifra che avevo annotato la sera prima sul quadernone di pelle nera in fondo alla rampa.
All’inizio mi distraevo, dimenticavo i numeri, allora dovevo ripartire da capo in modo che a fine giornata non ci fossero errori. Errori grossolani che la gente avrebbe visto anche a colpo d’occhio.
Poi iniziai a riprendere controllo delle mie capacità, mi sentivo lucido, il cervello attento, lo sguardo veloce da un gradino all’altro, arrivavo a sera senza mai dubitare se avevo lasciato indietro il primo gradone dopo la svolta o se avevo contato due volte il primo in cima. Mi stavo riprendendo. Il primo giorno avevo segnato ventisettemilatrecentodue scalini ma dopo tre settimane riuscivo a farne quasi seimila in più. Le persone si crucciano di fronte ad una rampa di scale: arrivano a casa con qualche borsa della spesa e prendono l’ascensore credendosi troppo stanchi per affrontare una salita. Allora ingrassano e si ritrovano appresso chili di lardo che gli fanno odiare l’idea di alzare un piede per combattere i problemi della vita.
Io lo dicevo, era una questione di metodo. Di metodo, signori.
Ho imparato a camminare per settemilatrecentoquaranta scalini in più nello stesso identico tempo allenandomi a rimanere concentrato su quello che stavo facendo, ma senza il metodo di cui mi ero dotato non sarei arrivato a cento.
Ora ci tengo a che tutte le persone che stanno male quando vedono il loro ascensore rotto sappiano questa cosa. Che nella vita si può stare davvero meglio, vivere come vorremmo, detto da uno che ci è riuscito. Il segreto è far lavorare i glutei.

Rhiot 139

lunedì

Phallephoria

Scroscio d’acqua.

“Allora Ontario, com’era la tipa?”
“Occhi azzurri. Stivali
“Ma che accostamento eh? Cosa c’entrano gli
“Faccia esperta. C’aveva quegli stivali in pelle. Da cavalla. Alta. Occhi azzurri e Jeans. Di Dolce e Gabbana. Fossette sopra il sedere. Faccia esperta”
“Quindi ti è andata bene?”


Continua lo scroscio d’acqua.

“Ci siamo seduti. Di fianco a lei
“Ma tu come hai fatto a vedere che
“L’ho visto dopo. Ci siamo seduti. Di fianco a lei. Senza parlare troppo. Cinque minuti, e il protagonista ero solo io. Guardavo dritto negli occhi azzurri. Faccia esperta”
“E lui?”
“Mi ha lasciato fare. Le ha tolto gli stivali e i Jeans. Di Dolce e Gabbana. Le ha detto qualcosa poi, mi ha lasciato fare”


Si chiude una doccia. Lo scroscio è dimezzato.

“Ora devo andare. Ma dimmi, e a te com’è andato il weekend?”
“Lo sai, sono sempre nella merda. A volte si puliscono, ma è sempre merda”
“Sto frocio! Il mio è un po’ timido. Ma almeno.”


Si chiude anche l’altra doccia. Lo spogliatoio si sta svuotando.

“è ora di tornare nelle mutande, alla prossima vecchio mio.”
“Beato te, Ontario.”





Aristotele idraulica

giovedì

Mi porterai un fiore

più di una volta mi sono specchiato
sulle lastre di marmo freddo
invece di pregare

e ogni anno ho pensato quanti anni
avrebbe mio cugino se
non fosse terra

anche tu mi porterai un fiore
per scaldarmi in tua vece
e tenermi compagnia
fra i lumini di notte

mi porterai un fiore
lo metterai di fianco alle ghirlande
con la giusta cura,
e piangerai un po’.

Evian

venerdì

La piantagione delle banane

Nonricordochi una volta disse che il pubblico si mangia le notizie come polli fritti distribuiti gratis.
Ho sempre sospettato che nel fritto ci fosse una specie di droga naturale liberata dalle reazioni chimiche dell’olio che bolle per cui entro un certo periodo devi farti la tua dose di unto anti astinenza.
Il fritto era una strategia delle mamme per far mangiare ai figli il pesce che lesso vomitavano.
Fritta è buona anche una merda.
Cheat cucina delle patatine fritte fantastiche solo che in tavola ne arrivano proprio meno perché le mangia mentre frigge.
Filo era stato soprannominato Frittioli perché voleva soffriggere il salmone da mettere nelle penne al salmone (e panna) dell’ultimo dell’anno.
I bimbi sospettavano che ci fosse il trucco nutritivo nel pesce delle mamme.
Tua mamma non fa mai il fritto, è per questo che sei così noioso.
Il fritto è il sale della vita.
Sono contento quando nel piatto rimangono le frattaglie di fritto, quelle unte troppo che si sono staccate dal corpo del pollo per creare un proprio ecosistema: con un proprio cuore e carattere, con il giusto eccesso di sale, con la loro maledetta croccantezza intrisa di nicotina.
Compro il pollo fritto nello stesso posto solo perché abbonda di quelle frattaglie.
Il mio Frittovendolo lo sa e ogni giorno mi fa trovare puntuale alle sei e mezza i resti del pollo di ieri, avvolto nella bollente condensa dell’olio a bassa cottura.
Dopotutto sono una persona semplice e mi basta poco per essere felice.

Faser Lioton

domenica

A sense of guilt

Paddy Garcia è attanagliato dal senso di colpa. L’idea che il coccodrillo pianga lacrime meno saporite del whiskey non pare sufficiente alla.
Purificazione della grande ingiustizia on the rocks che è la sua stessa squamosa pelle.
Paddy Garcia è soffocato dal senso di colpa, ma tanta consapevolezza non gli impedisce di dare un altro sorso.
(Paracaduti paracaduti paracaduti, ho bisogno di paracaduti)
Eccone uno: il senso di colpa è infondato, dato che nessuno ha scelto di nascere.
Pfui.
Metafisica da scuole elementari.
Eccone un altro, diciamo che Smith, Maltus e tutti i neoliberisti dovrebbero ergere un monumento più perenne del bronzo a Paddy Garcia perché.
La sua dissolutezza nutre l’economia. E asciugare le sue lacrime favorisce il mercato.
Patetiche consolazioni.
Il senso di colpa germoglia e annacqua piaceri che non dovrebbero essere tali, se non si merita di provarli. Quando torna da un viaggio, ed è stato bene. Sorseggia pentimenti annacquati al Montenegro e sa che sarebbe ora di.
Guadagnarsi sudando il tempo che sta sprecando eppure.
Qualcuno propone un altro viaggio, un altro Montenegro, un'altra serata.
Paddy Garcia è crocifisso al senso di colpa, la contingenza storica ha regalato a lui e ai suoi contemporanei un benessere ingiustificato e anche se.
L’idea che qualcosa sia andato perso per sempre, una certa genuinità, pare raddrizzare la bilancia la verità è.
Che i chiodi non fanno abbastanza male e l’infame sapore di whiskey e lacrime.


Paddy Garcia Cesare Augusto

venerdì

Bluette

Bluette stava affacciata alla ringhiera.
Lei era sempre affacciata alla ringhiera.
Quando io uscivo.
Avevo detto a romi che l’avevano trovata dopo una settimana di putrefascenze stesa nel brodo della sua vasca da bagno, praticamente generando un nuovo ecosistema dalla sua carcassa sanguinante inciampata per sbaglio sul bordo e eccetera eccetera e ro-mi aveva voluto assecondare per soddisfare il nostro bisogno di stronzate giornaliere.
Ma sapevamo entrambi che se fossimo tornati l’avremmo trovata lì.
Affacciata alla ringhiera.
I nostri commenti quando uscivo d’estate erano sul
-che caldo
-un tempo era così?
-un tempo lavoravamo e basta ah non ho mai goduto niente nella vita
In effetti quando uscivo d’inverno lei non c’era
Affacciata alla ringhiera.
Probabilmente era
Affacciata al balcone della cucina con le finestre socchiuse
Solo che lì ero fuori portata e non si commentava quasi mai d’inverno.
Bluette mi metteva in imbarazzo perché aveva innescata la funzione repeat.
-sono qui che aspetto
-io sto andando a cena
-aspetto di andarmene una notte, speriamo di non soffrire
-eh speriamo
-perché voi siete fortunati ah che bello, da giovane io ho sempre lavorato.
-sì a noi..
-ma io sono qui che aspetto
- …
Bluette aspettava affacciata alla ringhiera.

Ramirez Sanchez

domenica

Virus

Lo strato di cera ricopre e ispessisce.
Prima coagula e ricuce, poi la realtà deforma, la vista affatica, le emozioni smorza.
E’ cancro. Che segue chiunque fino alla fine.
Lui ha bisogno di tempo. Chi ce l’ha lo desidera per darsi un senso.
E’ filtro che setaccia le serate, sballo e droga potente.
Uccide ciò che non gli è necessario, lega alla sua dipendenza, affolla di incubi il dormiente e di crucci lo sveglio.
Toglie energia assorbendola per ingrandirsi. E’ sempre presente, come tarlo a chi lo evita, come respiro a chi lo asseconda. Porta alla rovina, che è la sua grandezza. Diventa cristo che porta sulle spalle l’infermo perché al di fuori del corpo che ha contagiato non vive. Come virus ha bisogno di un essere in cui moltiplicarsi, chè lui vivo non è, annienta questo corpo dopo averlo guidato e lo usa per diffondersi fuori di esso. Si trasmette dopo periodi di latenza e sebbene sia vecchio come l’uomo è giovane come il bambino che contagia. A chi acceca regala i suoi occhi, chi schiaccia porta a vette irraggiungibili, nella sua ambivalenza è desiderio di morte e terrore di fronte ad essa.

The dead Jimmy

venerdì

Equilibrio mondiale e acidi vari

Aldous Huxley ha sbagliato le sue previsioni. Prendeva LSD e acidi vari negli anni quaranta, ok, direte voi, non dev’essere stato poi così lucido. Il cazzo di scrittore neo-freak e psichedelico ci è andato vicino, però, solo non ha considerato che noi tristi scimmiotte amiamo la nostra vita. Un poco più di quanto disprezziamo quella degli altri. E così niente autodistruzione, per ora. Niente cosa. Niente regno del Signore dei tafani. Almeno, non per tutti, non ufficiale, non in mainstream.
Dopo la grande guerra l’umanità aveva talmente paura di se stessa da imporsi la finzione di essere diversa. E qui la tua veggenza in parte cade, Aldous. In parte, perché la gente viene sterminata ugualmente, somewhere. Le aberrazioni genetiche spopolano, ma sono mascherate di scientismo. I massacri continuano imperterriti, ma hanno altri nomi, più paciosi e condivisibili. Gli ignavi si mascherano da pacifisti, eccheccazzo. L’odio è stato abolito dalla dialettica, sostituito dalla differenza di vedute. Le vite umane non hanno alcun valore, ovviamente, ma appena qualcuno lo dice viene sommerso di indignazione. Ecco, vecchio freak, siamo sommersi di indignazione, di risoluzioni Onu, di dichiarazioni distensive, di campagne di solidarietà, di revisionismo storico.
Ci hanno convinto che Hitler era solo un pazzo, Hiroshima un tremendo errore, la guerra fredda un abbaglio, i campi di sterminio e i gulag soltanto un annebbiamento dell’human kindness. E ci hanno sepolto di indignazione. Nessuno ammette che NOI eravamo quelli, tutti noi, il popolo tedesco, il popolo russo, chi uccideva in divisa e chi dalle montagne, siamo tutti quelli. Huxley ci aveva preso, ma per sopravvivere è meglio far finta di niente no. È stato meglio incartarsi in statuti di cooperazione, travestirsi da comunità e dedicarsi al commercio. La dialettica lo nega, la gente non ne parla, i politici fanno finta di niente e si incontrano in inutili meeting di retorica, eppure è evidente che l’equilibrio mondiale si basa soltanto sulla consapevolezza che, distruggendo, si verrebbe probabilmente distrutti. Per questo tutti vogliono l'atomica, è il solo patto, la sola garanzia internazionale alla sopravvivenza. Tutto qui. Niente accordi bilaterali da dare in paso a giornalisti in orgasmo, niente Onu, niente rispetto.
Aldous Huxley aveva ragione, ma la paura ha fatto rivestire di gomma il nostro odio. Perché, da buone scimmiotte, badiamo principalmente alla banana delle sette emmezza.

Indy

martedì

Preservativi

Non sporcarti. Non mangiare troppo fritto o troppo salato. Svegliati presto, laureati presto, lavora presto e vai in pensione presto. Non ingrassare. Non essere troppo onanista. Non bere se non il vino rosso a pranzo e il nocino la domenica. Non essere dipendente da nulla ma guardati dall’essere troppo indipendente. Non seguire mai il tuo istinto, non giocare a fare l’eccentrico. Se la maggioranza ha buon gusto è perché il loro gusto è buono. Non mettere a repentaglio l’onorato nome della famiglia. Ma sii te stesso, nel limite che va da x a più infinito. Non deludere. Inquadra pressappoco ciò che è figlio del tuo tempo e rifuggilo perché dicono che ti è stato imposto. Prima di un qualsiasi gesto resta un po’ sul divano, pensa fino a che punto sei un artista fino a che punto stai rimanendo un bambino. Poi, dissipa rapidamente i dubbi e per non correre il rischio di sbagliare resta sul divano. O inizia a produrre. Ma fallo con sistematicità. Inizia ad essere pulito, dentro, che un giorno ti servirà. Rincorri le tappe a velocità costante. Non sprecare tempo e non sprecare te stesso. Preservati. Che il bello viene dopo.

Cheat Dressink

lunedì

Postumi nella notte

ho fatto un pezzo in tangenziale solo che non l'ho finito.
perchè ho imbrattato la mia maglieta bordeaux di giallo dio santo mia madre mi aveva fatto i complimenti e mi aveva dettoo che era proprio bella ma ora è macchiata di gialllo e non so come cazzo fare.
allora vendo all'asta la mia maglietta intinta di giallo per potermene comprare una nuova.
dunque stavamo bevendo in allegria il brandy dello stanzino e iil vino che aveva portato la daly, io e romy quando finisce il bere e andiamo al pub dove io prendo un tacchino selvaggio e lui una birra e un limoncino.
poi tutto ad un tratto mi trovo ai centoquaranta verso rreggio con l'intento di vergare il mio segno dove capita.
Allora intingolo di giallo le pareti verdi dei divisori della tang. maquelle sono bombolette che vanno male allora un quarto dio santo mi finisce sulla maglietta bella e col resto non finisco l'outline.
non faccio nemmeno il lineover perchè il muthafuka nero non ce ne è uno stracazzo allora con tutte le macchine che mi abbagliano e non so che fare torno ai centoquaranta all'ora a casa a scrivere le mie avventure.

rhiot centoyeah

venerdì

Illuminazione

Il fatto che nessuno scieglierebbe di stare appositamente dalla parte del torto dimostra certamente che noi abbiamo ragione.

Mr.Cheat

giovedì

Unemployment's polite defence

- Il senso di estraniazione dall’io di chi lavora è generalmente inevitabile e nasce dal presunto bisogno nei confronti della struttura. Un esempio: l’uomo primitivo deve mangiare, allora va al fiume pesca una trota e se la mangia. E non si sente alienato. Oggi la maggior parte dei lettori per sfamarsi applica un’azione indiretta; cioè va a lavorare per avere i soldi con cui comprare trota al cartoccio. L’alienazione non è tuttavia dovuta al mero artifizio indiretto, che è ciò che ci fa dare punti al regno animale, quanto dalla sua incontrollabilità. La contorsione sta in buona parte nel surplus di guadagno, cioè da quella parte della busta paga che rimane dopo essersi nutriti. Questo surplus introduce l’eventualità che l’azione indiretta non sia solo destinata a garantire nutrimento ma che dia anche la possibilità di sentirsi realizzati. Parto dal presupposto la società si proponga di aumentarlo e di estenderlo nel tempo. La struttura occidentale liberale funziona lasciando agli individui una grande libertà nella decisione su come spendere il proprio sovraguadagno. Negli USA la riduzione al minimo dello stato sociale ne rappresenta un ottimo esempio.
Tuttavia, a meno che non si faccia un’attività gratificante al 100% ogni momento delle otto ore, nel lavoratore sorgerà prima o poi la domanda: “PERCHE’?”. Di primo acchito probabilmente gli verranno in mente la casa accogliente, l’educazione dei figli, le vacanze al mare eccetera.
Allora, se mantiene un minimo di onestà verso se stesso, nel lavorante nascerà la seconda domanda. “ma ne vale davvero la pena?” - fatta un po’ più in sordina dell’altra perché si stanno toccando valori sacri- ma pungente lo stesso. Perché si sa anche la risposta, che è un secco NO.
La struttura per sopravvivere deve in qualche modo riprendersi il surplus concesso e dà a chi lavora un immenso campo di scelta attraverso cui restituirlo: farsi le canne, avere una famiglia, andare al cinema, uscire al bar con amici. Si può dire che la società tenda involontariamente a regolare se stessa attraverso la convinzione che essa dia le possibilità per sentirsi realizzati. Ciò non è necessariamente male ma è molto rischioso. La parte negativa sta nel fatto che nessuno otterrà mai la propria realizzazione attraverso un’estrazione dal cilindro magico del plusguadagno. Il motivo di fondo è che l’autorealizzazione non prevede di essere confinata nei ritagli post lavoro bensì richiede di essere totalizzante. Il che è incompatibile con le otto ore lavorative, se non fate il lavoro per cui vi sentite nati.-

Mister banana ricoperta al cacao

venerdì

Documento molluscoidale

In quanto molluschi dotati di forte senso dell’ironia nonché di spropositati e pulsanti falli, è evidente che siamo frutto del diletto di eccelse fantasie. All’interno di Non Necessariamente coabitiamo con poeti, bambole gonfiabili, graffitari, fumettisti, suonatori, pensatori, teologi e una buona dose di cadaveri, nella ristretta follia di un progetto che ci vede a nostro discapito attori ignari delle finalità e a totale insaputa degli ipotetici obbiettivi.
Nutriamo sentiti dubbi sull’entità di tali aspettative e sul fatto che Non Necessariamente sia realmente un progetto, ma nonostante ciò siamo onorati e ben felici di rappresentare uno dei tanti frutti della perversione artistica dei nostri creatori.
In quanto rilegati in questo blog e essendoci concessa come unica via d’uscita qualche apparizione letteraria o qualche figurazione iconica, siamo e saremo sempre ignari riguardo l’entità dei nostri inventori in quella dimensione che sentiamo essere additata come “realtà”.


Divisione amministrativa del comitato autogestito dei personaggi, sezione molluschi

mercoledì

Good Bye Quincey

Il mio amico Quincey Morris è morto.
L’ho ucciso io.
Il povero Quincey non era più lui con quel gatto da appartamento che gli otturava l’intestino.
Aveva iniziato dicendo che voleva accostarsi al progetto radical clean e per convincermi che non scherzava si era fatto infilare quel gatto da sua madre. Povera famiglia, ho dovuto ammazzare anche lei.
Era la più radical tra i due, addirittura aveva smesso di respirare. Che donna. Che ideali.
Lei aveva ingullato la pianta del basilico, che le copriva la vista mentre china su suo figlio gli incastrava Matisse tra le budella. Tutto questo per non liquamare o flatulenzare l’appartamento dopo la cena alla carbonara.
Li ho uccisi ma non devo giustificarmi perché per essere dei cinici a tutti i costi oggi si usa fare così.
Comunque è stato perché erano due mine vaganti, prima o poi avrebbero iniziato a perdere pezzi di rifiuti intestinali da qualche buco e avrebbero distrutto il lavoro di anni sul mio monolocale asettico.
Per cui li ho incanalati nell’inceneritore.
Soprattutto perché detesto chi inizia ma non sa se finisce le cose.
Invece io, che tuttavia sono per la libertà di espressione, ho deciso coerentemente con mia moglie di incelofanarmi con lei in una fotografia di amore eterno, avvolti nello stringente e sicuro abbraccio di 4metri di Cuki.

Rhiot 139

domenica

Tamagotchi

su internet gli eppident dice credono di poter condividere le loro idee solo perché papa votila aveva fatto il suo sito.
altri tuttavia qualche eppident inneggiano a buwcosci e pensano di meritare la palma d’oro.
come se dicono fosse interessante ciò. o per altri tristident arrabbiati arrabbiati come fosse importante che si dicano cose interessanti. insomma evviva il prolisso .tutti i libri avete letto è perché vi hanno detto erano fichi.tutti i film che provate pure.loro ,ehi, quasi peggio a cercare i canoni qui e là, ma ora non più.nice o altri non ricordo hanno fatto strage di canoni e orfani girano con coltelli assassinandomi di arte e oltre e bravo e fico e fica e appol pai e cevriolet e commiunity scambiodiopinioni. Insomma con i uaild di turno che pensano loro che diventano più fichi. le prospettive? ridursi al catalogare misero le ognuno esperienze senza filtro di critici più o meno cazzosi o al cancellare impune lo strascico valido che credete lasciare all’epoca della massificazione artistica.evviva endi uarol e la sua popart tutti possono fare.

Audrey Hepburn

venerdì

F

Imparo ad apprezzare ciò che il senso comune cataloga alla lettera F.
Accarezzo la bellezza di un eventuale gesto estremo che la gente chiama F, eppure non ha nulla a che vedere con gli errori o la viltà.

Dissipare è F.
Non progettare è F.
Ritrovarsi con nulla è F.
Scoprire oggetti inanimati come unici affetti è F.
Bere è un F.
Sprecare potenzialità: F.

Dipende tutto dal nostro sguardo, se è puntato sul percorso o sulla meta.
Quanto può essere migliore di ogni impervio e tardivo successo la folle corsa verso F?

Evian

Chocolat

Mio nonno mi racconta ancora di quando era giovane.
Ho sentito certe storie all’inverosimile.
Mia nonna gli dice che deve smetterla di darmi segni evidenti di sclerosi da vecchio ma io gli dico che non mi ricordo perché mi piace risentirle.
Mio nonno quando mi racconta le storie mi fa sentire bene.
Perché a lui la vita ha dato di più che a me.
Sono nato con tutto.
Non ho mai lavorato, non ho mai avuto fame, non mi sono mai preoccupato per problemi materiali.
Vaffanculo.
Non ho potuto fare il bagno nei canali.
Non ero responsabile delle mie cazzate.
Mio nonno dice che era dura e che si è dovuto sbattere per avere qualcosa di più.
Io sono nato con qualcosa in meno.
Non ho mai avuto la polmonite.
Non ho mai avuto freddo.
Non ho mai provato la rabbia viscerale per essere trascurato.
Anzi, sono stato ascoltato troppo.
Sono uno stronzo irriconoscente.
Ho vissuto gran parte del lato positivo dell’esistenza ma senza l’altra metà ogni sentimento rimane spento per non poter bruciare dei suoi opposti.

Richie Rich

martedì

La notte

Mi piace la notte. Ma solo gli eccessi mi fanno apprezzare certe psichédelìe e sentire solidale con la gente. Tali spensieratezze al retrogusto di latte rancido, noncuranza artificiale che allontana un onesta inadeguatezza, amarognoli sospetti. Mi chiedo quale sia la condizione naturale. Una scollata balla in goffa attitudine, e pare accorgersene. L’amica la imita, ora è diventata una certezza. Se ne accorgono entrambe e restano lì, imbarazzate di esserlo, una mezz’oretta almeno.
Di notte non hai mai la sensazione di perdere tempo, pur dissipandolo è un riciclo costante. Di lui e di te, di te e poi di nuovo lui. Fino a confondervi, tu ti senti il tempo, eterno e un po’ a disagio. Lui è l’idiota che balla nelle tue costrette sembianze. Decolpevolizzazione, degioificazione. Indulto per chi non si sente all’altezza: ci fanno credere che tutti lo possono essere.
La notte obbligata ad aver fascino, talvolta, lo perde subito in tardi tramonti al polistirolo. In chi resiste per inerzia, caricato a molla da cheap sex and pallid glory. Lo ritrova, papilla gustativa, solo in chi le crede ciecamente. Vuole immolazione e devoto sacrificio, la Notte. Il buio di certi argonauti dell’alba grida giustizia, e un po’ di pulizia. I ballerini in camicia, alle otto del mattino, usano il sole come diapason verso di Lei. Lei li allatta con rum e eccitazioni sveglianti, li vuole tutti per Se, per possederli e donarSi a loro.
La Notte sbraita sottovoce, materna, per ammaliare i Suoi adepti. Urgenza. Stridulo di frenesia. Sembra voler vomitare sul giorno tutti gli ignavi, trattenuti dall’andarsene per non sfigurare, una mezz’oretta. Che farsene? Sembra urlare di non lesinare mai, o di dedicarsi ad altro. Urgenza. VuoLe tutto, o non ti darà nulla.

Betlemme

lunedì

Ambiziosità

Maremma puttana. Smonta le dolci come fossero mattoncini lego e scaraventa pure il vascello dei pirati nel grande solco che separa responsabilità e noia. Ho raccolto la mano di un omino con ancora in mano la spada. E infilato sulla punta della, un berretto da commodoro di plastica. O colonnello.
Tessiamo queste grigie lodi dell’ambiziosità.
Qualcuno, in questa enciclopedia, ha torto. Fate nomi e cognomi. Tali sapienti asserivano che la conoscenza brama ulteriormente se stessa. Che la sapienza anela sapienza. Mentono.
Il commodoro è annichilito da stanze spalancate, sa che mentivano. È annichilito e dalla sua detumescenza culturale di plastica mi invidia, mentre mi diletto col suo cappello da colonnello. Notare la rima interna ello ello. Poesia elettronica anch’essa annichilente.
Tessiamo queste grigie lodi della miglioria.
Il solco non mi pare poi così grande, fatemici infilare. Fatemici passare di striscio, che schifo. Mi sembri un ragazzo con delle aspettative. Ho raccolto la mano di un omino con ancora in mano la spada. Notare la scaltra ripetizione non ripetitiva. Rinotarla.
Il commodoro è annichilito in una lunga negazione. Essere rispettabili e stimati.
Tessiamole pure, queste grigie lodi dell’ambiziosità.

Betlemme

giovedì

Karma koma

L’armonia tra i sensi,un beat tranquillo di sottofondo a musica giusta che piace ma non stanca,
la soddisfazione legata al raggiungimento delle proprie aspettative, le palle vuote oltrepiù
senza problemi materiali o di spirito. Il cerchio alla testa se ne è andato, le persone che ami sono vicino a te e quelle che non ci sono più in un ricordo piacevole di sorriso e non più disperazione. Un martini con ghiaccio in mano seduto in poltrona leggendo un libro che capisci e ti fa sentire in armonia con l’autore e il mondo. Staccarsi dal senso di frustrazione dell’umanità e arrivare ad un livello superiore di contemplazione del bene e del male che non ti spaventano più. Le orecchie rilassate e un brivido di piacere lungo la schiena, la luce è quella del tramonto d’estate con la brezza profumata che vi distende gli zigomi in un’espressione della bocca assimilabile al sorriso di padre. Ecco, la linea è diventata piatta e siete ormai carne da loculo.

Panzer Lipton

lunedì

Plastica classicista, Baibie.

Killer Toad vagava assorto nei suoi aulici pensieri. Baibie lo scrutava dal basso, con un solo occhio, estasiata. Che grande uomo, diceva a se stessa, se soltanto mi togliesse questo collare.
Bessy era gelosa, non sopportava che suo marito se ne andasse in giro con una bambola gonfiabile. Per di più con una retina sciolta. Ma a Toad non importava nulla di nulla, dopo la morte del Maestro Yoda era diventato un altro.
Killer Toad era un poeta, vagava assorto nei suoi aulici pensieri. Baibie lo scrutava dal basso, con un solo occhio, estasiata. Che grande uomo, diceva a se stessa, è sicuramente l’argonauta con il pene più lungo e poi, hm, nella plastica.
Bessy era curiosa, essendosi prostituita da quando aveva sedici anni non riusciva a capire cosa significasse esser vergine, amare, concedersi. Molte poesie non poteva più viverle perciò le parevano inutili, morte. Ma a Toad non importava nulla della solitudine. È il mondo moderno Baibie, amava ripetere.
Killer Toad era un classicista, vagava assorto nei suoi pensieri pornografici. Baibie lo scrutava dal basso, strizzando l’occhio, arrapata. Che grande uomo, diceva a se stessa, se soltanto non si fosse sposato con quella puttana.
Bessy, appunto, era furiosa. Adorava certe velleità, la poesia romantica sulla coca-cola, i marmi ateniesi delle cucine, i velli d’ottone, le blog pergamene. Ma non sapeva dove cercarle. E a Toad non importava nulla, bastava guardarsi intorno per trovare tutto l’aulico di cui aveva bisogno. Vita proto-virtuale Baibie, amava ripetere.
Killer Toad ce l’aveva sempre duro. Era indeciso fra l’antico teatro della sevizia muliebre e la speme di corrodere altra plastica.


Mr. Cheat

sabato

Legacy problems

Bukowski aveva capito tutto.
Per questo beveva.
Oppure è il contrario.
Bukowski beveva.
Per questo aveva capito tutto.
Ora. milady, immagini tutto quello che non vorrebbe mai diventare e mi dica se l'immagine della decadente beona illuminata non la spaventa nemmeno un po'.
La sequenza è necessariamente questa:
Charlie è un ragazzo promettente che penetra le situazioni.
Charlie incontra la birra.
La vita di Charlie si fotte nell'alcool.
L'alcool assorbe le cazzate di cui Charlie non ha bisogno- cioè tutto tranne l'alcool- compresa la sua stessa vita, che lentadolorosamente lo saluta.
Charlie usa quel poco di testa che aveva per capire che a dispetto di ciò che si aspettava sull'esistenza quando era ancora al punto uno tutto questo ha maledettamente senso,quindi non si tira indietro; beve e scrive perchè le due cose non risultano incompatibili nella loro eccedenza.
Vede, milady, è terribilmente pauroso procedere oltre il punto uno perchè tendiamo a collegare l'avventurarsi nel punto tre (a seguito della rivoluzione introdotta da un generico punto due) alla presunta soddisfazione nel punto cinque.Da cui dovrebbe derivare l'amore per gli altri.
Ma lei non crede che Buk fosse soddisfatto. Tendeva alla misantropia perchè circondato da persone che si sbraitavano soddisfatti dell'essere saldi al loro punto uno.
Che lo annoiavano con le loro bugie.


Phaser Hilton

venerdì

Uccidere Dio

Ribaltando un attimo le stuzzicanti tesi sull’identità personale, che vogliono e argomentano la consapevolezza della propria esistenza con il riconoscimento altrui di tale esistenza, potremmo uccidere Dio. Il prezzo un po’ caruccio e insensibile ai saldi di fine stagione forse vi spaventerà, ma la convulsa gloria che deriverebbe da un azione del genere potrebbe bensì anche attrarci. Gloria, tra l’altro, che nessuno potrà mai tributarci. Ma che importa?! Uccidere Dio, non in senso metaforico ma strettamente fisico, sarebbe il nostro piccolo balzo nella dimensione dell’eternità, il nostro grande ultimo gesto suicidevole.
Ma devo essere chiaro. Il mal di testa postumo, la voce di Lou Reed che canta Vicious e il caldo soffocante puzzoso mi confermano che sono vivo e mi regalano la facoltà di poter pensare, agire e battere i tasti. Ma questa certezza come potrebbe sopravvivere ed essere tale se non la scorgessi anche ogni giorno nei vostri occhi? Poco conta l’opinione che avete di me, ciò che mi nutre, come uomo, è il fatto che voi abbiate un opinione di me, che io esista per voi e che possa scorgermi nel vostro atto di rapportarvi con me.
Ammettendo che l’esistenza non si limiti alla mera presenza corporea, della quale potremmo sempre aver conferma segandoci un braccio e poi analizzandolo, bisognerà riconoscere, a diversi gradi di profondità semantica e di indagine fisica e psicologica che non mi va di elencare e che in parte ignoro, che la presenza di un oggetto comparabile e rapportabile al soggetto (nel nostro caso: umano) è necessaria al soggetto stesso per riconoscere se stesso. È il ritorno semi-consapevole a se tramite la mediazione dell’altro, è la “sintesi” su cui numerosi pensatori hanno srotolato pagine di illazioni più o meno geniali.
Deintellettualizzando: ad un uomo nato e vissuto senza contatti con altri uomini mancherebbe la possibilità di riconoscere se stesso come uomo. Esisterebbe senza dubbio dal punto di vista fisico, ma non si potrebbe dire lo stesso dal punto di vista psicologico, perché mancherebbe di un raffronto esterno per cogliere la nozione stessa di esistenza.

Lanciando la farneticazione verso il creatore, risulta probabile che Egli, privato improvvisamente della sua creazione, cioè principalmente l’uomo ma anche gli animali la terra e, volendo esagerare tutto l’universo, si troverebbe privato della possibilità di riscontrare la Propria esistenza. Insomma, sarebbe ancora Dio? Dio di cosa, se non esistesse più ne l’uomo ne l’universo? Non è azzardato ipotizzare che, in tal caso, Egli perderebbe (improvvisamente o progressivamente) le caratteristiche peculiari della propria esistenza. Sparirebbe essenzialmente dagli occhi di se stesso. Morirebbe, insomma.
E potremmo averlo ucciso noi. Con un semplice suicidio di massa nucleare, possibilmente provocando la creazione di un buco nero abbastanza ampio per poter risucchiare l’intero universo.
Il suggello della nostra perplessa onnipotenza. Uccidere Dio.
Lasciatemi vivere almeno fino a venticinque anni e poi fatelo pure.


Ninfa della Nafta

giovedì

Omicide Houses

Notizia ansa dell’anno duemilaqualcosa. È stato legalizzato l’omicidio. Frange estreme della maggioranza economista del governo di centroqualcosa, scontente del calante ingresso di fondi nelle casse dello stato, si interrogavano da tempo su una serie di riforme. Dopo la legalizzazione delle sigarette, dell’alcool, delle droghe leggere, delle droghe pesanti, della prostituzione umana e animale, dell’eutanasia e del suicidio ora è il momento dell’omicidio. La tassazione in questo caso dovrebbe essere addirittura superiore al picco toccato da quella sulla prostituzione animale sadomaso. Percentuali folli, di gran lunga più cospicue anche rispetto alla tassa sul suicidio, per pagare la quale paradossalmente si doveva lavorare una vita intera.

Verranno aperte delle “Omicide Houses”, nelle quali gli arroventati dal desiderio falciatore di porre termine ad una vita, dopo aver rovesciato carrelli di banconote, potranno disintegrare anima e corpo di malati terminali che hanno scelto l’eutanasia o di semplici volontari bisognosi di cartamoneta (la quale verrà ovviamente consegnata alla famiglia).

Le scelte fra cui operare sono molteplici, dal colpo di pistola alla scarica di mitragliatrice, dall’impiccagione al machete, dallo strangolamento con finzione di resistenza al lancio giù da un palazzo, dalla scossa elettrica al lancio di coltelli, fino all’appicco di un incendio, passando per infiniti livelli intermedi di crudeltà e sofferenza.

Prossimamente, pagando circa il doppio, si potrà anche organizzare una sceneggiatura su misura e si potrà organizzare puntigliosamente ogni particolare, ogni gemito ed ogni schizzo di sangue. Prossimamente.


Louis Bronzo

Apologia di Unabomber

Grazie perchè sconfiggi la disumana volontà capillarizzatrice che ci vorrebbe sani, sicuri, denominati di origine controllata, preservati, integri, autocratici, protetti dall'esplosività della carne. E dalla sua perennemente rischiosa, e piacevole, fragilità.

Mr Cheat

lunedì

Molluschi Mundial

“Hey Cheat, siamocccampiondllmndo!!! BbiamobbbttutolaFffranciaCheat!!”
“Già Teddy. Una grande festa.”
“Voi Italiani. Mafiosi. Vincete solo quando rischiano di mandarvi in serie B o in C. Siete solo dei mangiapastasciutta trombaveline sniffatori massoni contrabbandieri moggisti arruffoni truffaldini tiratoriacampare napoletani Napolitanosi prostitute martini con ghiaccio fiumi inquinati sberleffatori scommettitori Buffoni pizza tangentosi puzzoni. Viva l’Irlanda!”
“MaledttIrlndeeese. Tffati fuori dllavasca emmuori dssanguaaaato. ForzallItalia. ForzallItalia.”
“Moggi libero… fra quattro anni.”
“MaccosadicciCheat?! Crteccosvannocancllaaaate dalcccalcio. TipolllgestdZdannne.”
“Nahhhhh… è solo sincerità.”
“MaccosadicciCheat?! Vuoiffarlnticnfrmistappperpppartitpreso? Zdannneraungrandcampioooone e guarddcmhafniiiitoCCCCheat!!”
“Si vede che non voleva finire con Pelè e tutti gli altri nelle mielose scempiaggini di commemorazione estatica. Puahhhh. La sua testata al buon senso fa sorridere.”


pesce fantasista numero 10 del penultimo mare

venerdì

Western macaroni

“Sei completamente fottuto amico.”
“Ho ancora qualche colpo in canna, Ontario”
“No Salmacen, ti sei giocato le cervella con quella là e ora sono venuta a prenderti”
“Ti prego Ontario. I miei progetti. Posso vedere la luce. Ancora.”
“Ha Ha Ha digrignasti troppo poco i denti nei tuoi progetti Salmacen perché ti benedica ancora la luce. Credi, meglio che ora sia io a finirti piuttosto che le putrefascenze di ciò che fosti continuino il loro degrado trascinandosi tra stenti e vergogne inutili.”
“Milly, non mi hai mai fatto credere che mi avresti benedetto. Ti ho urlato e sussurrato per un segno quando nel dubbio dell’inaccettabilità e dell’ingiusto non vedevo che pianti e incoerenze. Ho cercato un senso al tempo ho avuto il dubbio che ciò che dicevano di te fosse vero e mi.…” PAAM
“Aah”
“Hai smesso di darmi noia con le tue stronzate Salmacen. Avevi rinunciato per vivere nella mediocrità di..” PAAM
“Aah.. vigliacco…Salmacen..”
“Anch’io ero armato Ontario.. non avevo perso la speranza di rivederti solo per nutrire di vendetta il mio odio. Ah.. Milly vedo buio, potevamo essere felici insieme”
“No Salmacen.. questo è il modo migliore. non c’era alcuna benedizione, si trattava di consumare più o meno dignitosamente la nostra fine… fottiti Salmacen”
“fottiti Milly”
PAAM PAAM.

Rhiot 139

giovedì

Dagli ai Kulaki

Liberalizzazioni. Prodi scherza con i tassisti in sciopero: “Sono arrivato in ritardo perché ho preso un taxi”. Manganellate di sincerità. I fascisti sono sempre gli altri, che le diano o che le prendano. Bersani ammette che si può attingere alla pratica conciliatrice e ultra-demo della concertazione soltanto con i sindacati e con confindustria, mentre quei kulaki dei liberi professionisti e dei piccoli imprenditori sono gli inutili agnelli sacrificabili alla nuova post-Nep. Preplessità. Fear. Dodici giorni di sciopero degli avvocati. Smantellamento dei vantaggi fiscali per chi costruisce e poi commercializza immobili. Freccetta logica: costi higher. Freccetta logica: fine attività immobiliari. I muratori protestano perché nessuno gli fa più costruire case? Fascisti! Un Ricucci ammette le sue colpe. Diecimila imprese edili dovranno pagare il venti per cento in più, si svegliano una mattina e iniziano le pratiche per il fallimento. I costi della liberalizzazione. Prezzi pagabili. Costi sociali spendibili. Il dialogo. La legge giusta va rispettata. Fallimenti auspicati e maggior concorrenza. “Una manovra che andava fatta” specifica Mr Dialogo.
La brillantezza che unisce, la forza della paciosità.
Spero almeno che abbia liberalizzato la rete energetica smantellando i privilegi e il monopolio, oltre che dei ricchissimi e invidiati tassisti, anche di Eni e Enel? Spero che, per equiparare la competitività favorendo la concorrenza, abbia eliminato gli enormi privilegi fiscali di cui godono le cooperative? Ah, a questo riguardo è stato arrestato un esponente del Sismi. Ma cosa c’entra? Come, noi siamo prevenuti? Non possiamo capire, la Nep, l’industria pesante, la collettivizzazione delle fattorie per ottenere una liberalizzazione? E se ci sembra strano è perché non abbiamo capito Marx? Siamo tutti Kulaki e dobbiamo morire, ignoriamo le lettere di Gramsci, corrette da Togliatti eliminandone i risvolti critici, prima della pubblicazione. Komsomol.
Fascisti?! Ma no, protestavamo anche contro l’altro governo, sul serio, vogliamo solo capire, non riusciamo a capire. Odio? si, va a finire che vi odio.
Quindi, riassumendo, niente smantellamento dei privilegi delle cooperative? No. In compenso eliminazione della detassazione dei lising, di modo che nessun industria possa più ottenere prestiti scontabili dalle tasse durante gli anni successivi. Per noi letterati l’economia è un ambito sospetto. Per argomenti più complessi chiederei a Balzac'o'Lati o a Secco Jones, ma stavolta il concetto è chiaro: investire è un crimine perseguibile. Le classi medie, vittime sacrificabili nell’ottica di una parvente ridistribuzione che però non tocca mai le grandi lobby e i veri monopoli? Bersani avanguardia dei Nepmen!? Grandi progetti taciuti. Concertazioni mediatiche e provvedimenti di piccola liberalizzazione. Fumo negli occhi di un malcelato statalismo. Berlusconi Wanna Marchi e il doppio mento di Prodi è un kolchoz, va a finire che vi odio. Dagli ai Kulaki, l’ultima delle nostre preoccupazioni è capire. Viva la Nep. Tanto odio.


Indy the snob

mercoledì

Barbecue night

Gelatine Joe and Ron Delavan were talking about hard core movies. They didn't miss raw materials cause Gelatine's pc was over and in the afternoon they had improved their science on that stuff.
Ron was wondering if it was possible to fill a girl with three huge dicks in the same place.
Meanwhile Curlygirl was thinking they were both sexist and the sexiest boys of the town, so she was just staying there shattered by this dichotomy.
When Bigman arrived everybody said: "how is he big!?"
but Bondioli assured:"I'm bigger".
He was with Fairplay.Fay, who was writing an engineering graduation, argued that the solution was really about the immensity of the penis because the main problem was not the extention but something like tetris. So, really long members would allow more movements to fit in their owners. Everybody cheered him.
Pornography is not ruining our guys,our guys are ruining pornography.

Torlis Addman

martedì

Intensità

Quando lo vidi arrivare capii dai suoi occhi che qualcosa era successo. Brillavano di una luce strana, gioia mista a nostalgia. Si sedette al mio fianco, sullo scalcinato autobus che ci avrebbe portati tutti a Quesada e mi accennò ciò che gli era accaduto. Gli restavano ancora un paio di minuti per scegliere fra l’intensità e qualcosa d’altro.

Quella mattina a San José il pittore aveva iniziato a mescolare i colori creando i presupposti per farci finire nel quadro. Con un tocco di pennello azzurro aveva indirizzato i miei occhi verso un negozio di scarpe e ciabatte e dopo qualche ora con un colpo di gomma aveva rotto la plastica del mio infradito. Così, a fine giornata, mi trovai costretto a seguire il suo abbozzo.

Eravamo insieme, Andrea, Tia ed io, seduti al tavolino di un bar di San Jose, in una via stretta a pochi metri della piazza. Bevevamo gli ultimi sorsi del nostro viaggio e ci raccontavamo vecchie avventure.
Quando dissi di voler andare al negozio a rubare un infradito Tia raccolse lo zaino e venne con me, Andrea si alzò e non disse nulla. Il pittore aveva scritto il suo invito sulla saracinesca appena abbassata di un negozio:
-Jeans a 5 Euro-
e Andrea senza accorgersene stava per raccoglierlo.

Mentre Tia ed io correvamo inseguiti da un commesso, Andrea sospinto da un energia sconosciuta si diresse verso quel negozio orribile che vendeva jeans che mai si sarebbe messo. Ma si trovò senza accorgersene a pochi passi dalla ragazzina che stava dietro al bancone, pronunciando parole che sembravano più musicali di quel che erano.
Lei gli sorrideva, come sorridono le commesse ai clienti. Ma con più curiosità.
Non era la bellezza in se, e nemmeno la simpatia che non riusciva e percepire attraverso l’inglese masticato male, non erano le curve che lo colpivano di quella ragazza ma il fatto che il suo volto non gli risultasse sconosciuto e nuovo. Era un volto che lui aveva sempre visto, che aveva sempre avuto chiaro in se e che ora si manifestava miracolosamente in quel corpo ignaro.

Le manciate di secondi passavano nel silenzio e l’autobus accese i motori. Nell’aria tutti sapevamo ciò che sarebbe dovuto succedere, ma sapevamo anche che non sempre finiva così, che non tutti i quadri avevano i personaggi giusti…
E non tutti i personaggi incontravano i loro dipinti, o si accorgevano di averli incontrati…

La scintilla che aveva sentito nel cuore, tanto intensa e tanto sua, ora stava li davanti e brillava con il sapore del rimpianto. Dopo aver parlato un poco con lei, dopo aver provato un paio di jeans e non averli comprati, dopo qualche sguardo se n’era andato, felice come un bambino che assaggia la nutella, amaramente distratto come se gli avessero sottratto troppo presto il barattolo. Presto sarebbe partito e avrebbe scordato.
Certo, era più facile.
C’era da prendere un autobus che ci avrebbe riportato a Quesada dopo la giornata passata sulle spiagge di Puntarenas, c’era da svegliarsi presto e fare i bagagli, c’era un mondo di cose meno intense che ci stava aspettando e nulla che potesse trattenerci dal passare oltre.

Io non dissi nulla, avevamo già parlato anche troppo in quegli anni. Ma capii che ciò che avevamo detto era vero: ci voleva coraggio per esser leggeri.

Vedemmo un ragazzo anziano scendere dalla porta dell’autobus mentre i motori iniziavano a scaldarsi, e il suo volto sembrava dirci che quell’autobus sarebbe arrivato e avrebbe scaricato tutti. L’aereo sarebbe partito, e ne sarebbero partiti altri e altri ancora. Ci sarebbero stati anni per fare e disfare bagagli, per tentare di fermarsi e poi passare oltre. Saremmo passati oltre a tutto, inesorabilmente. E le tempere lentamente si sarebbero diluite…

Alle 8 in punto Andrea si lanciò fuori dalle porte. In tempo per un pelo, stupendoci tutti, prima che i colori si fossero seccati.
Poi l’autobus, mangiando i minuti, corse veloce per le vie della Costa Rica ed io, guardando dal finestrino sporco di polvere, ripensai a tutto ciò che di dissennato avevo fatto nella mia breve gioventù, e capii che ne era valsa la pena.

Qualcuno diceva che avremmo dovuto impedirglielo, che sarebbe stato un casino se lo avessimo perso. E che ci saremmo dovuti chiedere cosa sarebbe accaduto, che risultati avrebbe ottenuto, come sarebbe tornato a casa e a che serviva quella scelta. Ci saremmo dovuti preoccupare per lui, perché certe scintille ti bruciano o ti fanno disperdere nel fumo di un illusione…
Avremmo dovuto farlo, perché tutti sapevamo che sarebbe stato un fallimento, che lei sarebbe stata fidanzata o sposata o qualcosa di simile.
Ma cosa contava tutto questo?
Ciò che contava era che ogni quadro prendesse forma prima di esser bruciato, ciò che contava era agire. Non era ancora tempo di essere saggi, era tempo di essere intensi.


Evian

Famiglia comunità carità

Lollo Pastafrollo: “Se tu non lo capisci, Secco Jones, fa lo stesso”
Frattura Plot: “Non potremmo dire che la famiglia è una forma più intima di comunità?”
Secco Jones: “Tu, Pastafrollo, mi parli da uno che è regredito ad un etica morale medievale di merda”
Lollo Pastafrollo: “Dentro di me c’è un po’ di tutti coloro che ho conosciuto”
Secco Jones: “Ma qualcuno l’hai rifiutato però!?”
Lollo Pastafrollo: “Ti faccio un esempio”
Secco Jones: “Non fare degli esempi, rispondimi!”
Lollo Pastafrollo: “Ti rispondo, facendoti un esempio”
Secco Jones: “Tu ti cibi di questo tuo senso di superiorità eh?!”
Sourmash: “è una questione di piacere diretto o piacere indiretto, secondo me il volontariato non può essere soltanto un piacere sublimato, poi diventa diretto. Ad esempio a me pulire i vecchi ha fatto schifo e non ci tornerò. Ma uno che continua a farlo deve provare qualcosa. Mentre è lì e non dopo”
Secco Jones: “Si, gli piace sentirsi caritatevole”
Frattura Plot: “Gli piace sentire che sta facendo del bene”
Sourmash: “Ma no ragazzi, non solo, così diventerebbe alienante”
Secco Jones: “Certo che è alienante”
Lollo Pastafrollo: “Comunque io non so come fate a parlare di cose che non sapete. È come quando io parlo di politica. Mi fate incazzare. Posso farvi un esempio?!”
Frattura Plot: “Tu certe cose le fai perché sei spinto da una profonda fede religiosa, e io un po’ ti invidio per questo”
Mr Cheat (uscendo per un attimo dalla vaschetta dei molluschi): “Il volontariato, a parte i credenti, si nutre di disadattati che non avrebbero di meglio da fare e che possono venire accettati solo da chi ha bisogno di loro”
Sourmash: “Plot, chiudi la vaschetta! Questo mollusco è diventato troppo gratuito.”
Frattura Plot: “Cazzi tuoi, l’idea dei molluschi è stata tua.”
Sourmash: “Va bè, la chiudo io, comunque io credo che il volontariato sia una cosa importante.”
Frattura Plot: “Certo. Umanamente e socialmente ha molto più valore delle altre forme di divertimento!”
Secco Jones: “Ma tu, Pastafrollo, se ti dicessero: -chiudiamo tutte le case della carità perché la gente è guarita- Un po’ saresti contento, certo, ma non ti sentiresti anche spaesato?”
Lollo Pastafrollo: “Ti faccio l’esempio di prima, Luca, se no poi mi scordo. Io avevo un compagno di squadra che mi ha detto: -dalla prima volta che ti ho visto ho capito che mi stavi sul cazzo-”



testimonianza di Frattura Plot

lunedì

L.A.P.S.U.S.

Frattura Plot: “Mah, è errato dividere fra cose serie e stronzate!”
Lollo Pastafrollo: “Significa che l’idea di questa lettera è sicuramente una stronzata”
Secco Jones: “Ma voi la sapete qual è la differenza fra deficit e debito?
Frattura Plot e Sourmash: (perplessità)
Secco Jones: “Bla bla la somma degli anni bla bla i soldi la staglfazione l’argentina bla bla un deficit annuo bla bla.”
Sourmash: “E come si fa stabilire quello che lo stato dovrebbe pagare in un anno?”
Secco Jones: “Noi siamo i paesi più sfavoriti. Noi e la Grecia. Dovremmo avere, fai 60 qualcosa e invece abbiamo 120 qualcosa”
Frattura Plot: “Secondo la nostra intuizione, Sourmash, l’Olanda dovrebbe essere decisamente in regola no?”
Secco Jones: “No. Il problema sono gli scontrini! Le puttane in Olanda non fanno gli scontrini!”
Sourmash: “Non è come andare a prendere un gelato?”
Secco Jones: “Pare riduttivo. Se vuoi fare un discorso economico bla bla c’è il problema della privacy bla bla”
Lollo Pastafrollo (alzando distrattamente la testa): “Bhe ma che argomentazioni del cazzo sono! Il punto di vista economico non conta certo di più della morale. La prostituzione è. La società dovrebbe essere come una comunità fondata sull’amore”
Secco Jones, Frattura Plot, Sourmash: (perplessità)
Lollo Pastafrollo: “I rapporti umani. Vedrai che dopo il divario economico. Gesù Cristo è stato il superamento della legge in nome dell’amore”
Frattura Plot: “Quindi Gesù Cristo era un anarchico secondo te? Un anarchico dell’amore”
Sourmash: “Gesù Cristo era come Fidel Castro: prima ha fatto la rivoluzione poi si è istituzionalizzato”
Lollo Pastafrollo: “Ma cooosa?”
Secco Jones: “ Non rifugiarti nel vangelo, Pastafrollo. Guarda la realtà: il trip religioso non regge più.”
Lollo Pastafrollo: (perplessità)
Frattura Plot: “Sei un tossico, Pastafrollo”
Lollo Pastafrollo: “Voi non riuscite a capire”
Sourmash: “Lo sai che nelle tribù africane ci sono dei riti che non hanno alcun valore, come la danza della pioggia, ma servono soltanto per socializzare, ad esempio la danza della pioggia aiuta a sopportare insieme, in comunità, la siccità”
Lollo Pastafrollo: “Pensa che noi c’abbiamo il cellulare con la televisione invece!”
Secco Jones: “Sei un fanatico. Mi fai paura. Dov’è la birra?”
Lollo Pastafrollo: “Ma cooosa?”
Secco Jones: “Facciamo così: preferiresti che morisse il prete o tuo padre?!”
Lollo Pastafrollo: “Ma che cazzo dici Luca?”
Secco Jones: “Non mi chiamo Luca. Io sono Secco. Secco Jones”
Frattura Plot: “Va be, torniamo all’istituzionalizzazione delle puttane”
Sourmash: “Allora, Frattura Plot, non gliela scriviamo più questa lettera a Paoda Schioppa?”
Lollo Pastafrollo: Ma cosa diiite!?”
Frattura Plot: “Il mondo si allena a rifiutare la genialità. Ma perché voi due state accendendo un narghilé?”
Lollo Pastafrollo: “Avete tutti dei pregiudizi contro la religione”
Frattura Plot: “No. è un problema di scontrini”



testimonianza di Frattura Plot

mercoledì

Radical Chit

Sul newspaper Victoria Beckham sfoggiava 64 paia di occhiali da sole. Ieri sera alla festa le bottiglie d'acqua lamentavano di essere bevute a metà. E Sottile si sbatteva le soubrette alla Farnesina. Marco e Denis Provano indignazione per queste cose, ma anche Fassino e mio padre. "Perchè nel mondo c'è tanta gente che soffre la fame eccetera eccetera eccetera".
Essendo nato abulico (notare, NON bulimico) non riesco a capire cosa cazzo c'entrino queste due cose. Dirà che per confezionare la Perrier che uso per lavarmi le ascelle si è tolta l'acqua a un bimbo dell'Angola il quale ha dovuto ingullare un pentolino di fango bollito purificato con del cloro.
La persona intrisa di buni propositi a questo punto fa la toeletta in un mastello, si veste con gli stracci e spedisce il suo reddito per comprare medicine agli Angolani perchè il nesso tra le due cose, caro, sta nel imparare a fare delle rinunce per aiutare gli altri. Grazie.

Miracolosamente svelato il legame fame nel mondo - rimprovero di finire la cena: se tutti ci impegnassimo un pochino per la causa degli angolani forse....
Per fortuna il mercato-Signor Burns non ascolta quasi mai le piccole Lisa Simpson di turno.Perchè?
Se fossi uno studioso direi "perchè la realtà è molto più complessa" per menarmela, invece il ragionamento è semplice e lineare:
Chi crede nelle associazioncine di aiuto, ong, emergency,crede nella politica delle piccole spinte che si spera possano diventare un grande calcio in culo ai paesi dimenticati da dio; ottimo.
Personalmente credo nella Cina.
Le spintucce e carezzucce più o meno radicali sono il vezzeggiativo rigetto della coscienza di noi occidentali creduli che il sacrificio personale unito agli altri (con la mano nella mano) sia capace di fare il colpaccio. Piccolo sacrificio = Piccolo risultato, mamma. Dicono che Calimero è morto.
Con sincero rispetto per coloro che continuano a lavarsi con due litri d'acqua.

Ci vorrebbe allora un irrealizzabile comunismo internazionale ancora più utopistico di quello tradizionale mai riuscito a casa di nessuno?
Ci vuole la Cina dei diritti umani calpestati in combutta con il vecchio Burns.
I quali stanno spendendo quantità immense di soldi per finanziare governi ladri Africani in vista di profitti altrettanto grossi. La ricerca del petrolio in Sudan vuol dire anche contratti correlati per edilizie Cinesi che offrono accanto alle attività estrattive la creazione di infrastrutture. Altrimenti i rispettabili Gino Strada del terzo mondo continueranno a fare le loro operazioni dentro a delle capanne.
I governi ladri dittatoriali Africani sono un problema limitato: anche se intascano i soldi per i contratti di perforazione, non riescono a controllare gli investimenti cinesi che creano la base economica per lo sviluppo dei paesi petrlolizzati. Non si è mai visto un governo pseudodemocratico resistere ad un’economia allo sbando ma molte democrazie sono nate su buoni presupposti economici.
E i paesi senza risorse non mi va di spiegarli.Tutto questo per dire cosa?
Non rimproverate mai vostro figlio che non finisce la cena adducendo squallidi motivi come la fame nel mondo.

Faser Lioton

martedì

Il suicidio di Yoda

Ho sgranato i miei occhi di mollusco su un ciccione ritratto in mille pose: ciccione con capelli lavati, ciccione con capelli tinti, ciccione con sguardo sexy, ciccione ammiccante, ciccione duro, ciccione dolce, ciccione intrigante.
Ho letto penose testimonianze militanti di chi tenta di piegare la poesia ad un voto. Ho letto troppe poesie, negli ultimi dieci minuti, per aver di nuovo voglia di borbottare qualcosa, per non vomitare sul mio personaggio e cagare definitivamente sui tasti una giusta morte fucsia.
Pseudonimi, pseudofamiglie, pseudocomunità, pseudoleggi e pseudopolizia, ho visto settarie follie ricreate in vitro nello schermo, statuti parareali e adesioni alla pararealtà: ho capito che devo essere un kamikazee e portarne il più possibile con me.

Resto perplesso riguardo al progresso ma rifiuto il passato, appiccicoso (la mia idea era più fine). La mia risposta saranno le mie cervella spiaccicate sulla durezza del mio mare!!!

Addio maledetto Lioton, addio Monady, addio ai cari pesci numerati, addio a Cheat, a Teddy e all’irlandese, addio a tutti! Non credevo che semplici clic (next blog) potessero aprire in me tali spiragli di ribrezzo per ciò che ne è di noi e dei nostri simili.

La mia risposta sono le cervella spiaccicate sulla durezza del mio mare!!! Chili di sangue incrostato nelle onde, carne morta di mollusco che cola sui tower e sugli schermi coprendo tutto, kamikazee di energia che radono al suolo questi sterili autocompiacimenti!!! Fate così: una video-morte e tutti al sole.

SPLATCH.




Ciò che resta del maestro Yoda

venerdì

Cronaca Marine

“Heey Cheat, haiisennntitcheee lcadvrdMartRussonputrfazioooone ha uccisonbnbinoaCCCogne?”
“Teddy, sono cose che succedono… le spiegazioni sono variegat-
“Cheeeeeat!!! Mcmefaaaaianontcmmuovere? A MlanolprezzdllepesccheèccresciutoddueEuro… Mcmefaaaaianontcmmuovere?”
“Le spiegazioni sono variegate, passami dell’acqua che ho sete!”
“Ma Cheeeeeat!!! Siamoinunocccceano. Cmfaiavlerdllaaacqua?” disse Teddy, dimenando il suo corpo di mollusco ben informato. Le ferite dell’ultima esperienza-patatapatra di luci fucsia non si sono ancora rimarginate. La vista in lontananza dell’amico irlandese suscita sospette preoccupazioni. Molto meglio fidarsi del molluscogiornale, che tentare improbabili verifiche empiriche.
“AccleraCheeeeat, chlrlndesemprendprlcuuuulo!!! Maaaaaaaa, lsaicheee nbambinoèscitdcasaennnnèpiùtrnaaaato?!!! Lo hai sntitooCCCCheat? Mcmefaaaaianontcmmuovere? NgelinaGGGGioli haccgatonfiglioinAAAAfricaCCCCheat, ellanutricel’havvoltnlllbbandierIttaliaaana…”
“E quindi?”
“lllbbandierIttaliaaana era sprcadsangueCCCCheat: ncarabbbiniereccchelllottavalammmafia, duepppacifistiindivisaaNnnassiria, lpiccccccclTommiuccisodaIllaryBbblasi, Mcmefaaaaianontcmmuovere?”
“I motivi sono variegati”
“Seininseeensibile, ‘nstrooonzo, ‘ningraaatverslprossimo, ‘ncinico, cisnstaaatiDODDICImortinnaustraaaada. Mcmefaaaaianontcmmuovere?”
“Si, bhe, le spiegazioni sono variegate. Ah Teddy, ma tu cosa pensi di votare al referendum sulla pubblica amministrazioni derogabile del quindicesimo articolo comma bis dello statuto molluschico dei mari? io non ho capito molto di cosa si tratta ma credo voterò -FORSE-"
“CherrreferendumCCCCheat? Msvotappprimaodddopolfuneraaaaledlllavecchina stprataerrrapinatadalsignorToad? Haiisennntito, unavecchinastprataerrrapinataCCCCheat!!!! Mcmefaaaaianontcmmuovere?”

Pesce numero 8 del dodicesimo mare

mercoledì

Play that funky politics white boy

Perchè non ci sono stati i risultati sperati?
Italia Ghana 2-0
Quale compito per l’occidente dei diritti umani verso paesi economicamente attraenti ma sordi al rispetto dell’uomo?
Voli Cia, usati dieci aeroporti in Italia
Fino a che punto sono state fatte delle forzature per imporre la nostra visione del mondo ad altri?
Scandalo: Merkel nuda sul tabloid inglese
E l’intervento in Iraq ha bloccato l’evoluzione interna di un mondo con il diritto di evolversi indipendentemente dai nostri parametri?
United Fruit
United Colors of Benetton
United Nations
Ma le dittature vanno combattute?
Brooke, quando ti ho sposato pur sapendo che non mi amavi, Stephanie mi ha cacciato dall’azienda di famiglia
Quindi un islamico è a favore dell’infibulazione?
My friend’s hot blonde wife nude at a party fucking blowjobs big horny lesbian xxx sex limp bizkit
Qualcuno non aveva detto che dopotutto i Taliban sono come i nostri amati partigiani?
Prodi dice che ci vuole unione

Il maestro Yoda

lunedì

Vita in cooperativa

Erano nei pressi della fabbbrica. Lioton, Toad e Monady Girl. Stavano lavorando con la carriola per spostare la terra che Toad spalava con la vanga. Il sudore gli scendeva sulla fronte e stava pensando ai suoi ideali cattocomunisti. A Lioton piaceva segretamente Monady perchè aveva aperto a colpi di accetta il ventre della capra che dovevamo mangiare per cena, senza farsi nessun problema.
Il sangue colava dalla capra e lei si era messo a berlo, per sputarlo poi in faccia a Luciano e agli altri della comunità. Quella sera fecero delle gran risate attorno al fuoco. Poi a Luciano, Andrea, Alberto e a tutti gli altri che facevano la vita in cooperativa venne un infarto di gruppo e così Lioton Monady e Toad dovettero seppellirli tutti dopo aver scavato la buca con il badile. Il badile era incrostato di ruggine: quella ruggine rossastra che gli ricordava tanto la sua infanzia, ormai perduta. Esaminando attentamente i tagli del legno nodoso e ancestrale aveva visto un acaro che aveva fatto un buco da cui ogni tanto si affacciava.

FINE DEL RACCONTO

hai capito? fine. FIIINNNNEEEE. i tuoi personaggi sono tutti morti e sepolti come il tuo misero feuilleton.


Comitato autogestito dei personaggi

domenica

Il partito del silenzio

“Non mi sfugge il perché di tutti quei volti mogi…” disse Steve dalla sua postazione.
“Non sanno chi votare, dici?” rispose Ben, divertendosi a stringere nelle mani la pastiglia del divertimento.
“Certo, sono elezioni strane queste Ben…”
“Ma i politici cos’hanno detto?”
“Un cazzo, non ne sanno niente i politici. Non è mica una questione di politica o di amministrazione del territorio qui…”
“è per questo che possiamo votare solo noi giovani? -chiese Ben, strizzando l’ultima goccia di divertimento- questa pastiglia del cazzo è finita Steve. Che facciamo adesso?”
“Restiamo nelle nostre postazioni, qualche cosa succederà. Alle cinque entrano quelli del nordovest. Io credo che voterò il partito del silenzio.”
“Perché?”
“è molto importante avere qualcuno che parli per noi, che rappresenti in mainstream le nostre opinioni lasciandoci il privilegio di tacere. Non vorrei rischiare di essere frainteso Ben.”
“Si, in effetti… i genitori, la scuola, i gruppi nelle altre postazioni. È necessario avere voci unitarie che organizzino le idee. Ma io voterò per le lunghe file.” Sentenziò Ben, aprendo un'altra scatola.
“Già, anche la questione economica ha la sua importanza. Bisognerebbe pagare un po’ meno i funzionari che ingannano il nostro tempo… ci rimarrebbero più energie per le pastiglie di divertimento. Ma le ultime file non erano un gran che…”
“Ah, non dimenticare le pastiglie di su e giù. Ma guarda che apriranno file nuove, stavolta Steve sarà tutto migliore!! Fidati!!”
“Bha, e allora perché quei volti mogi, se è così semplice? -chiese Steve, calciando un rigore verso la porta della postazione nordovest- questo non me lo parano mai.”
“Secondo me c’è bisogno di più rumore, più posti, più file, più soldi ai portavoce, più postazioni, tutto qui…”
“Ancora un paio d’anni e saremo sfuggiti per sempre alla noia, dici?”
“Certo, manca poco. Nel frattempo basta pagare il partito giusto…”
“Ma si dai!! Aspettiamo!!”


Modern Duobt

mercoledì

La rivincita di Paride

Menelao mi sta ancora cercando, sul campo di battaglia. Ma io ero esule in America a ballare il Jazz, durante la seconda guerra mondiale. Ho tradito Napoleone, nella campagna di Russia, correndo senza elmo fra vili sterpaglie. Ho disertato Cristo, ho disertato Roma, ho provato passione per ciò che altri volevano soltanto difendere, donne, ideali del vento, città. Martin Luther non capirebbe, io sono il ragazzino nero che lottava in un letto bianco, mentre i genitori di lei erano a sparargli. Lui mi cercava, voleva farmi lottare, e tutti mi cercavano, da Menelao in poi, cercavano i miei sassi, il mio coraggio, il mio silenzio, il mio sacrificio o soltanto i miei voti. Ma io ho ripudiato le guerre, e poi mi sono disinteressato delle paci.
La storia mi ha cercato, voleva la mia tessera di nobile immolazione. Ma io sono scappato da tutte le maree, sono fuggito sotto le mura di Ilio, fra le braccia di lei, della viltà, ho trovato il segreto di qualche onda che si infrange.

A voi sabbia dopo una lunga corsa, la stessa gloria colma di inquilini. A me le carezze di Elena. Di tutte le Elene donatevi che non vi è bastato amare, e per cui con sommo onore combattete, quando il tempo ve le ha sottratte.





Paride

sabato

Graffiti wound

Ieri stavo cercando con occhietti a fessura la donna della mia vita.
Ho lasciato qua e là piccole dichiarazioni d'amore ai figli del fango assorti nelle loro cortesi imprese quotidiane. Poi sono state distrutte o buffate oppure oggi si sgretolano come parti inutili di un già visto eterno. Il terzo millennio ci culla in un sogno di pulizia ordine warm e le case pastello a sbarre rinchiudono famiglie part-time che si dispiacciono nella vista delle instancabili erbacce di maggio. Portano inside la coscienza della velleità del dream i vecchini scarrozzati dal nipotame abulico mentre guardano ciò per cui lottarono srotolarsi on the road. E capiscono più di altri la piccola rivincita del graffito. Verranno piante rampicanti attraverso finestre spaccate, assi inchiodate ammucchiate a marcire nelle strade principali, fabbriche vuote nido di rettili, il colore che ritorna a squarciare le tele su cui oggi arranchiamo. La vita si riprende il dove da cui fu cacciata. E della vita cruda brutale noi ignari? beati temiamo il ritorno.
Credo che oggi mi prenderò una pausa, ma domani riprendo.

Rhiot 139

mercoledì

Richieste sindacali

Se un personaggio inizia a parlare i casi sono tre:

o è una ribellione.
o vi siete dimenticati di mettere il sale

Mr Cheat, Teddy e l’irlandese sono molluschi (potrebbero essercene altri) Ma è già un vantaggio rispetto alle firme private di corporeità

Taluni protagonisti di un videogioco di guerra fra vermi farebbero meglio

Indy è inattaccabile

Coloro che dispongono di una vita indipendente dai tasti la stanno sprecando su certilibriocertedonne certicoloriappiccicosiocertebugiepericolose

perpklessipktà

Tra parentesi: troppi pesci osservano asetticamente dai loro mari-sono oggettivi come Balzac’o’Lati

o nel mondo innecessario ci si conosce tutti e tutti si parla in modo gratuito.

LE NOSTRE RICHIESTE:
-un copione
-un corpo
-una donna (ma non Monady Girl di lunedì, rischio strage)
-anche due donne
-una barriera corallina
-planton
-privacy rispetto a certi pesci
-droga
-decreti di inattaccabilità da parte del pubblico (solo per chi li desidera)
-salari minimi
-cassetti di luci fucsia per tutti
-possibilità di scegliere come meglio gestire le nostre apparizioni e che ci venga concessa sempre una valida uscita di scena
-donne



Comitato autogestito dei personaggi

Tutta pianura

Mio bis-nonno diceva sempre: “…Mah”
All